Mary McCarthy.
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Il gruppo.
Parte 1.
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Titolo originale: The Group. 1954, 1963.
Traduzione di: Elena Dal Pra.
2005. Giulio Einaudi Editore, TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Otto ragazze fresche di laurea, otto amori, otto destini femminili che si intrecciano nell'America rooseveltiana.
Con questo romanzo Mary McCarthy fece esplodere i problemi sessuali ed esistenziali di una societ insoddisfatta, scioccando il pubblico degli anni Sessanta. Con la crudelt sorridente, o la triste ironia, per cui  giustamente considerata una delle pi grandi scrittrici del Novecento.
Il gruppo  costituito da otto inseparabili ragazze, rigorosamente upper class, compagne di studi al prestigioso Vassar College. Dopo la laurea, nel 1933, iniziano tutte a inseguire qualcosa di diverso da ci che il destino ha loro assegnato, ma collezionano errori e sconfitte. Il romanzo segue a turno le otto amiche nelle loro vicende erotiche e familiari, che passano
attraverso matrimoni poco felici, tradimenti, ma anche attraverso tipi di scelta meno convenzionali.
Un romanzo dallo sguardo satirico che riesce a raggiungere le profondit della tragedia, e che delinea acutamente l'America di Roosevelt e del new deal, un paese in rapida transizione tra grandi entusiasmi e grandi squilibri. Un romanzo che  anche uno studio delle trasformazioni del costume, in cui si parla di politica e femminismo, di adulterio e sessualit, di psicanalisi e di uomini.
Il tema che vi scorre sotterraneamente  quello pi classico di tutto il Novecento: la difficolt di crescere, l'impossibilit di diventare adulti con soddisfazione e senza rimpianti. Per questo Il gruppo rimane, dopo oltre quarantanni dalla sua prima pubblicazione, una delle pi efficaci chiavi di interpretazione della contemporaneit, in particolare dal punto di vista femminile.
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L'AUTRICE.
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Mary McCarthy (Seattle 1912 New York 1989)  stata una scrittrice statunitense, ha pubblicato libri di racconti, romanzi e saggi, tradotti in italiano dalla fine degli anni Cinquanta.
Studi al Vassar College di Poughkeepsie, nello stato di New York e, dopo la laurea, inizi subito a collaborare con le riviste The Nation e New Republic, per poi redigere articoli di critica teatrale sulla rivista Partisan Review.
La sua prima antologia di racconti, The Company She Keeps, fu acclamata dalla critica come un successo. Degna di nota  anche l'autobiografia Ricordi di un'educazione cattolica, analisi critica della societ americana del suo tempo, soprattutto del periodo della guerra fredda.
Ebbe un certo successo anche Il gruppo (The Group), disincantata e spregiudicata storia di un gruppo di amiche, da quando erano studentesse a quando diventarono donne. Nel 1984 le fu assegnata la Medaglia Edward MacDowell, riconoscimento in ambito letterario.
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Il gruppo.
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Capitolo primo.
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Era il giugno del 1933, una settimana dopo la cerimonia delle
lauree, quando Kay Leiland Strong, Vassar '33, la prima del suo
corso a correre intorno al tavolo alla cena d'addio, and sposa a
Harald Petersen, diplomato a Reed nel '27, nella cappella della
chiesa episcopale di Saint George, di cui era pastore Karl F. Reiland.
Fuori, in Stuyvesant Square, gli alberi erano carichi di foglie,
e gli invitati, che arrivavano a due o tre per volta in tass, sentivano
le voci dei bambini che giocavano nel parco intorno alla statua
di Peter Stuyvesant. Mentre pagavano il conducente e si lisciavano
i guanti, quei duetti e quei trii di giovani donne, compagne
di corso di Kay, si guardavano intorno con curiosit, come si
trovassero in una citt nuova. Immaginate: erano tutte prese dalla
scoperta di New York e pensare che alcune di loro ci vivevano
da sempre, in uggiose case georgiane con tanto spazio superfluo
dalle parti dell'Ottantesima Strada, oppure negli appartamenti
dei palazzi di Park Avenue e si entusiasmavano per gli angoli
fuori mano come questo, col verde e la casa per le riunioni dei quaccheri
in mattoni rossi, con gli ottoni lustri e i serramenti bianchi,
accanto alla chiesa episcopale color vinaccia. La domenica attraversavano
il ponte di Brooklyn coi loro corteggiatori e curiosavano
nella sonnacchiosa zona di Heights; esploravano la residenziale
Murray Hill e le pittoresche Macdougal Alley e Patchin Place e
Washington Mews con tutti gli atelier di artisti; adoravano il Plaza
e la sua fontana e i tetti verdi mansardati del Savoy Plaza e la fila
di calessi e di cocchieri vecchiotti, che aspettavano, come in una
place francese, di tentarle con un giro al tramonto per Central Park.
Il senso di avventura era grande dentro di loro quella mattina,
mentre si sedevano in silenzio nella cappella immobile e semivuota;
non erano mai state a un matrimonio come questo, con gli inviti
diramati a voce dalla sposa in persona, senza l'intervento di
un parente o di qualche amico di famiglia. Non ci sarebbe stata luna
di miele, avevano sentito dire, perch Harald (cos si firmava
lui, secondo la vecchia grafia scandinava) stava lavorando come assistente
del direttore di scena in una produzione teatrale e quella
sera doveva come sempre fare da buttafuori per gli attori. La cosa
era molto eccitante e naturalmente giustificava le bizzarrie del
matrimonio: Kay e Harald erano troppo impegnati e dinamici per
permettere alle convenzioni di intralciare il loro stile di vita. In
settembre Kay sarebbe entrata da Macy's, dove insieme ad altre
valenti laureate si sarebbe formata alle tecniche di vendita; ma invece
di stare con le mani in mano tutta l'estate in attesa del nuovo
lavoro si era gi iscritta a un corso di dattilografia in una scuola
commerciale, che secondo Harald le avrebbe fornito uno strumento
in pi rispetto alle colleghe. E, a quanto diceva Helena Davison,
compagna di stanza di Kay il terzo anno, i due si erano trasferiti
per l'estate in un appartamento in subaffitto, in un bell'isolato
dalle parti della Cinquantesima Est, senza un asciugamano
n una posata d'argento propria, e avevano passato l'ultima settimana,
dal giorno del diploma (Helena ci era appena stata e aveva
visto coi suoi occhi), sulle lenzuola in subaffitto dell'inquilino ufficiale!
Era proprio tipico di Kay, concludevano affettuosamente mentre
la voce serpeggiava per i banchi. Secondo loro era cambiata in
modo incredibile dopo un corso sul Comportamento animale tenuto
il terzo anno dall'anziana Miss Washburn (quella che nel testamento
aveva lasciato il cervello alla scienza). Questo, e il suo
lavoro con Hallie Flanagan in Produzione teatrale, l'avevano trasformata
da timida, carina e un po' abbondante ragazza del West,
con neri ricci lucenti e un incarnato rosa canina, impegnata nell'hockey
e nel coro, dai reggipetti grossi e aderenti e dalle mestruazioni
copiose, in una giovane donna snella, grintosa e perentoria,
in salopette, felpa e scarpe da ginnastica, con baffi di vernice
tra i capelli sporchi, macchie di nicotina sulle dita, che parlava
con disinvoltura di Hallie e Lester, l'assistente di Hallie, di
fondali e tecnica divisionistica, di estro e ninfomania, e chiamava
rudemente le amiche per cognome Eastlake, Renfrew, Mac
Ausland consigliando esperimenti prematrimoniali e la scelta
scientifica di un partner. L'amore, diceva, era un'illusione.
Per le altre del gruppo, tutte e sette ora presenti nella cappella,
questa evoluzione di Kay, che con gentilezza loro etichettavano
come una fase, era stata, comunque, inquietante. Can che
abbaia non morde, si ripetevano l'un l'altra la sera tardi nel salotto
comune della torre sud della Main Hall, mentre Kay era ancora
fuori, in teatro, a dipingere fondali o a lavorare con Lester
all'impianto elettrico. Ma temevano che qualche uomo, che non conosceva
la loro cara vecchia compagna come loro, la prendesse in
parola. Avevano ben soppesato Harald; Kay l'aveva incontrato l'estate
prima, quando faceva tirocinio al teatro estivo di Stamford,
ed entrambi i sessi alloggiavano insieme nello stesso dormitorio.
Lei diceva che Harald voleva sposarla, ma al gruppo le lettere di
lui non davano questa impressione. Non erano affatto lettere d'amore,
per quanto ne capivano, ma resoconti di successi personali
tra celebrit del teatro, o di cos'aveva sentito dire con le sue orecchie
da Edna Ferber a George Kaufman, o di come George Miller
l'aveva cercato e una grande stella lo avesse implorato di leggerle
la sua commedia a letto. Considerati baciata, finivano secche,
o semplicemente con un CB, e non una parola di pi. Da
parte di uno del loro ambiente, secondo la formulazione vaga delle
ragazze, lettere del genere sarebbero state offensive, ma l'educazione
ricevuta le aveva convinte che era imprudente ricavare giudizi
ampi dal proprio ristretto segmento di esperienza. Eppure,
sentivano che Kay non era sicura di lui come fingeva di essere; capitava
non scrivesse per settimane, mentre la povera Kay continuava
a farsi coraggio. Polly Andrews, che condivideva con lei la
cassetta della posta, lo sapeva per certo. Fino alla cena di laurea,
dieci giorni prima, le ragazze avevano avuto la sensazione che il
tanto sbandierato fidanzamento di Kay fosse pi che altro una
fantasia. Avevano quasi pensato di rivolgersi a qualcuno di pi saggio
per un consiglio, come un'insegnante o la psichiatra del college:
una persona a cui Kay potesse parlare in tutta sincerit. Poi, quella
sera, dopo che Kay aveva fatto di corsa il giro del tavolo, per
annunciare com'era l'uso il fidanzamento alle compagne, e a riprova
aveva estratto dal petto ansante un buffo anello messicano
d'argento, l'allarme si era risolto in un tranquillo divertimento;
applaudirono, con le fossette e gli occhi luccicanti, e l'aria di chi
se l'aspettava. Con maggiore gravit, e in tono un po' snob, assicurarono
i propri genitori, venuti per la cerimonia di laurea, che
il fidanzamento era di lunga data, e che Harald era terribilmente
simpatico e terribilmente innamorato di Kay. Adesso, nella
cappella, si sistemavano le stole di pelliccia e si scambiavano
sorrisi, salutando con cenni del capo, come attempate piccole martore:
avevano avuto ragione, la spigolosit era stata solo una fase;
il fatto che quell'iconoclasta e dileggiatrice fosse la prima della
piccola cricca a sposarsi era di sicuro, per loro, una piccola vittoria.
Ma chi l'avrebbe mai detto! fu l'incontenibile commento
di Pokey, la Pigrona, Mary Prothero, una gioviale ragazzona della buona
societ newyorkese dalle guance rosse e paffute e coi capelli gialli,
che parlava come uno spiritoso gag dei tempi di McKinley, a
imitazione del padre appassionato di yacht. Lei era la bambina difficile
del gruppo, ricchissima e indolente, che doveva essere seguita
negli studi, scopiazzava agli esami, se la squagliava di nascosto
nei fine settimana, rubava i libri della biblioteca, senza principi
n raffinatezze, interessata solo agli animali e ai balli delle partite
di caccia; la sua ambizione, registrata nell'annuario, era diventare
veterinaria; era docilmente venuta al matrimonio di Kay perch
l'avevano trascinata le amiche, cos come in college la trascinavano
alle adunanze, lanciando sassi contro la sua finestra per svegliarla
e poi infilandole alla bell'e meglio il tocco e la toga spiegazzata.
Dopo averla fatta arrivare sana e salva in chiesa, l'avrebbero
portata a forza da Tiffany, per assicurarsi che Kay ricevesse
uno splendido, fastoso regalo, cosa di cui Pokey da sola non vedeva
la necessit, dato che nella sua mente i regali di nozze erano
una parte degli oneri del privilegio, associati a investigatori, damigelle,
schiere di limousine, ricevimenti da Sherry's o al Colony
Club. Se uno non apparteneva al bel mondo, che senso avevano
queste sciocchezze? Lei stessa, dichiarava, odiava le prove degli
abiti, aveva odiato il proprio debutto in societ, e avrebbe odiato
le proprie nozze, quando fossero avvenute cosa, diceva, destinata
ad accadere, dato che grazie ai soldi di pap aveva la sua
schiera di pretendenti. Tutte queste obiezioni le aveva sollevate
durante la corsa in tass, col birignao gracchiante della gente chic,
finch a un semaforo l'autista si era voltato a guardarla, grassa e
bionda, nel suo completo di faille blu con zibellini e con una lorgnette
di brillanti, che port ai deboli occhi di zaffiro per scrutare
lui e la fotografia sulla licenza esposta, concludendo, rivolta alle
compagne, in un bisbiglio forte e deciso: Non  la stessa persona.
Che coppietta deliziosa! mormor Dottie Renfrew, di Boston,
per zittirla, mentre Harald e Kay arrivavano dalla sagrestia
e prendevano posto di fronte al curato in cotta, scortati dalla minuta
Helena Davison, di Cleveland, la vecchia compagna di stanza
di Kay, e da un giovanotto biondo coi baffi dall'aria vacua.
Pokey ricorse alla sua lorgnette, strizzando come una vecchia gli
occhi dalle ciglia pallide; questo fu il suo primo esame di Harald,
perch l'unica volta che lui era venuto all'universit lei era a
caccia per il fine settimana. Niente male, si pronunci. A parte
le scarpe. Lo sposo era un giovane magro e nervoso coi capelli
neri lisci e una bellissima corporatura flessuosa, da schermidore;
era in completo blu, camicia bianca, scarpe marroni di camoscio,
e cravatta rosso scuro. L'esame si spost su Kay, che indossava un
abito leggero di seta beige chiaro con un largo colletto di mussola
di seta candida e un ampio cappello di taffett nero inghirlandato
di margherite bianche; intorno al polso abbronzato aveva un
braccialetto d'oro appartenuto a sua nonna; in mano, un bouquet
di pratoline miste a mughetti. Con le guance accese, i ricci di un
nero squillante, e gli occhi nocciola bruciato, sembrava la contadinella
di certe vecchie cartoline illustrate; le cuciture delle calze
erano storte, e sul dietro, dove le aveva sfregate l'una contro l'altra,
le scarpe nere di camoscio avevano chiazze di usura. Pokey aggrott
la fronte. Ma non lo sa che il nero ai matrimoni porta male? 
protest lamentosamente. Un ringhio furioso al suo fianco:
Chiudi il becco! Pokey, risentita, si guard intorno, per incontrare
i lunghi occhi verdi di Elinor Eastlake, di Lake Forest, la bella
bruna taciturna del gruppo, che la fissavano con un lampo omicida.
Ma Lakey! esclam Pokey, protestando. La ragazza di
Chicago, intellettuale, impeccabile, altera, e quasi ricca quanto lei,
era l'unica del gruppo di cui avesse soggezione. Dietro la sua capricciosa
bonomia, Pokey era una snob, com'era logico aspettarsi.
Dava per scontato che delle altre sette compagne della torre sud,
solo Lakey sarebbe stata presente alle sue nozze, e viceversa, naturalmente;
le altre sarebbero venute al ricevimento. Stupida, 
sibil la Madonna di Lake Forest tenendo serrati i denti perlacei.
Pokey rote gli occhi. Che caratterino! osserv con Dottie
Renfrew. Le due ragazze lanciarono di sottecchi sguardi divertiti
al profilo orgoglioso di Elinor: una traccia di sofferenza alterava
la sua sottile narice bianca rinascimentale.
Per Elinor, questo matrimonio era una tortura. Era tutto cos
acutamente stonato: la mise di Kay, le scarpe e la cravatta di Harald,
l'altare spoglio, la scarsit degli ospiti dello sposo (una coppia
e un uomo spaiato), l'assenza totale di parenti. Intelligente e
di una sensibilit morbosa, era intimamente straziata dalla piet
per i protagonisti e dalla vergogna che provava mettendosi nei loro
panni. L'ipocrisia era la sola spiegazione che riusciva a trovare
al coro cinguettante di Che carini! e Davvero emozionante!
che si era levato a salutare gli sposi al posto della marcia nuziale.
Elinor era sempre fermamente convinta dell'ipocrisia altrui, perch
non riusciva a credere che gli altri notassero meno cose di lei.
Adesso pensava che le ragazze dovessero vedere quello che lei vedeva,
e dovessero patire un'umiliazione suprema per Kay e Harald.
Rivolto ai presenti, il curato tossicchi. Venite avanti! invit
seccamente la giovane coppia, con un fare, come osserv poi
Lakey, pi da bigliettaio di autobus che da ministro del culto. Il
collo dello sposo, dietro, era arrossato; si era appena fatto tagliare
i capelli. D'un tratto, alle amiche nella cappella venne in mente
che Kay era un'atea convinta e dichiarata, e tutte furono attraversate
dallo stesso pensiero: cos'era successo durante il colloquio
nella canonica? Era praticante, Harald? Sembrava molto improbabile.
Come erano riusciti allora a sposarsi in un'intransigente
chiesa episcopale? Dottie Renfrew, devota osservante episcopale,
si avvolse pi strette le martore attorno alla gola delicata; ebbe un
brivido. Le venne in mente che forse stava avvallando un sacrilegio:
sapeva per certo che Kay, figlia orgogliosa di un medico agnostico
e di una madre mormone, non era nemmeno stata battezzata.
Kay non era una persona molto sincera, e anche questo il gruppo
lo sapeva; aveva forse mentito al ministro? E in tal caso, il
matrimonio era valido? Dalle clavicole di Dottie si diffuse una
fiammata, tingendo di rosso il triangolo di pelle nella scollatura a
V della camicetta di sartoria in crpe de Chine-, i suoi inquieti occhi
castani scrutarono le amiche; la carnagione eczematosa si copr
di chiazze. Sapeva a memoria il seguito. Se c' uomo a conoscenza
di un giusto motivo per cui costoro non possono unirsi
legittimamente in matrimonio, parli ora, o taccia per sempre. La
voce del curato si blocc su una nota interrogativa; il suo sguardo
corse tra i banchi. Dottie chiuse gli occhi e preg, nel palpabile,
assoluto silenzio della cappella. Volevano davvero, Dio o il dottor
Leverett, il suo pastore, che lei parlasse? Preg che non lo volessero.
L'occasione pass, e lei sent il curato riprendere a parlare,
forte e solenne, quasi con accento di riprovazione nei confronti
della coppia, alla quale ora si rivolse. Chiedo ed esigo che se uno
di voi  a conoscenza di qualche impedimento alla propria legittima
unione in matrimonio, lo confessi adesso, cos come sar tenuto
a rispondere nel giorno tremendo del giudizio, quando i segreti
di ogni cuore verranno svelati. Perch siate pur certi che se
due si uniscono non secondo la Parola di Dio, il loro matrimonio non sar valido.
Si sarebbe sentito cadere uno spillo, come convennero poi le
ragazze. Ognuna tratteneva il respiro. Gli scrupoli religiosi di
Dottie avevano lasciato il posto a una nuova angoscia, condivisa da
tutto il gruppo. La comune consapevolezza che Kay aveva convissuto
con Harald, produsse in loro un'improvvisa sensazione
di illecito. Si guardarono intorno di sottecchi nella cappella e notarono
per l'ennesima volta l'assenza di genitori o di una qualsiasi
persona adulta; e questo stacco dalle convenzioni, che era stato
tanto divertente prima che iniziasse la funzione, ora sembrava
loro ambiguo e infausto. Perfino Elinor Eastlake, sprezzantemente
consapevole che la fornicazione non era il tipo di impedimento
a cui alludeva la formula, quasi si aspett che una presenza sconosciuta
si alzasse e interrompesse la cerimonia. Nella sua mente
c'era un ostacolo spirituale al matrimonio; considerava Kay una
persona crudele, stupida, senza scrupoli, che sposava Harald solo per ambizione.
Tutti nella cappella ormai avevano notato qualcosa di un po'
strano, nelle pause e nelle enfasi del celebrante; non avevano mai
sentito pronunciare il loro matrimonio non sar valido con tanta
forza. Dalla parte dello sposo un giovane prestante, dai capelli
ramati e l'aria sciupata, serr a un tratto il pugno e biascic qualcosa
sottovoce. Puzzava di alcol in maniera terribile e sembrava
nervosissimo; per tutta la cerimonia aveva intrecciato e sciolto le
mani armoniose e forti, e si era morso le labbra cesellate.  un
pittore; ha appena divorziato, sussurr a destra di Elinor Eastlake
la bionda Polly Andrews, che era un tipo riservato ma sapeva
sempre tutto. Elinor, come una giovane regina, si protese in avanti
e cattur deliberatamente lo sguardo del ragazzo; ecco qualcuno,
pens, disgustato e a disagio quanto lei. Lui reag con un'occhiata
di amara, avvolgente ironia, seguita da una strizzata d'occhio diretta,
inequivocabilmente, all'altare. Ormai giunto al cuore della
funzione, il curato aveva preso velocit, come si fosse all'improvviso
ricordato di un altro appuntamento e dovesse liquidare la coppia
il pi presto possibile: questo era un matrimonio da appena
dieci dollari, suggeriva il suo atteggiamento. Dietro l'ampio cappello,
Kay sembrava incurante di tale mancanza di riguardo, ma le
orecchie e il collo di Harald erano diventati di un rosso ancora pi
scuro, e nelle sue risposte incominci a rallentare e a correggere il
salmodiante ministro con una certa ostentazione teatrale.
Questo fece sorridere la coppia di fianco allo sposo, come se si
trovasse davanti a una debolezza o un difetto ben noti, ma le ragazze,
nei loro banchi, si erano scandalizzate per la maleducazione
del curato, e plaudirono a quella che venne subito battezzata la
vittoria di Harald su di lui, sulla quale avevano ferma intenzione
di incentrare le loro congratulazioni allo sposo dopo la cerimonia.
Alcune avevano risolto l per l di parlare della cosa a mamma perch
ne discutesse col professor Reiland, il rettore; la sensibilit all'offesa,
loro privilegio di casta, aveva, per cos dire, preso un diverso
indirizzo in virt dell'educazione. Il fatto che Harald e Kay
sarebbero stati poveri in canna non giustificava certo, pensavano
con lealt, una condotta del genere da parte del prete, soprattutto
in tempi in cui tutti dovevano fare economia. Anche una di loro
aveva dovuto accettare una borsa di studio per finire l'universit,
e nessuno aveva avuto niente da ridire su di lei per questo:
Polly Andrews restava una delle loro amiche pi care. Loro erano
di un'altra razza, potevano assicurarlo al curato, rispetto ai languidi
boccioli del decennio precedente. Avevano tutte intenzione
di lavorare il prossimo autunno, anche come volontarie se fosse
stato necessario. Libby MacAusland era in parola con un editore;
Helena Davison, i cui genitori, a Cincinnati, Cleveland, vivevano
delle rendite delle loro rendite, avrebbe insegnato aveva gi un
posto che l'aspettava in una scuola materna privata; Polly Andrews,
complimenti e coraggio!, avrebbe svolto una mansione tecnica
nel nuovo Centro medico; Dottie Renfrew si era candidata
per un'attivit di assistente in un centro di servizi sociali di Boston;
Lakey sarebbe andata a Parigi a studiare storia dell'arte, in
vista di una specializzazione; Pokey Prothero, che come regalo di
laurea aveva ricevuto un aeroplano, stava prendendo il brevetto
di pilota per poter andare avanti e indietro, tre giorni alla settimana,
alla Cornell Agricultural School, e infine, ma non da meno
delle altre, ieri la piccola Priss Hartshorn, la secchiona del gruppo,
aveva annunciato in un sol colpo il fidanzamento con un giovane
medico e l'assunzione alla National Recovery Administration. Non male, lo si doveva ammettere,
per un gruppo che negli anni del college era sempre stato
tacciato di snobismo. E in tutto il loro corso, nella cerchia pi
ampia delle amiche di Kay, potevano indicare ragazze di ottima
estrazione che si sarebbero dedicate agli affari, all'antropologia,
alla medicina, non perch dovevano, ma perch sapevano di poter
offrire qualcosa alla nostra America in ripresa. Il gruppo non aveva
nemmeno paura di essere radicale; vedevano il bene che stava
facendo Roosevelt, nonostante quello che dicevano mamma e pap;
non erano attratte dalle etichette dei partiti e ritenevano che i democratici
dovessero avere la chance di dimostrare quanto valevano.
Esperienza significava semplicemente imparare attraverso prove
ed errori; la pi conservatrice di loro, messa con le spalle al muro,
ammetteva che un socialista onesto meritava udienza.
Il destino peggiore, su questo c'era pieno accordo, sarebbe stato
diventare come mamma e pap, gretti e timorosi. Nessuna di
loro, se poteva evitarlo, avrebbe sposato un agente di cambio o un
banchiere o una di quelle mummie che facevano i legali per le grandi
aziende, come molte della generazione delle loro madri. Avrebbero
preferito di gran lunga essere povere in canna e vivere di salmone
in scatola che essere costrette a sposare uno di quegli insignificanti
giovanotti dall'incarnato apoplettico del loro ambiente,
con un seggio in Borsa e gli occhi iniettati di sangue, interessati
solo allo squash e ai combattimenti di galli e a bere al Racquet Club
coi loro vecchi compagni usciti da Yale o da Princeton nel '29. Sarebbe
stato meglio, s, non avevano paura di dirlo, nonostante le
risatine di mamma, sposare un ebreo, se lo amavi; alcuni erano
molto, molto interessanti e colti, anche se terribilmente ambiziosi
e con la tendenza a fare gruppo a parte, com'era evidente al Vassar:
se ne conoscevi una, dovevi conoscere le sue amiche. C'era
una cosa per, a essere sinceri, che rendeva il gruppo un po' ansioso
per Kay. In un certo senso era un peccato che uno cos dotato
come Harald e con una buona formazione avesse dovuto scegliere
il palcoscenico, invece che medicina o architettura o un lavoro
in un museo, campi dove farsi strada era meno difficile. A
sentire Kay, il teatro era una giungla, anche se certo c'erano anche
delle brave persone, come Katherine Cornell e Walter Hampden
(che aveva una nipote laureata nel '32) e John Mason Brown,
quel tizio che parlava tutti gli anni al Club della Mamma. Harald
si era specializzato presso la Scuola di arte drammatica di Yale, col
professor Baker, ma poi era iniziata la crisi, ed era dovuto venire
a New York a fare il direttore di scena invece che potersi dedicare
solo a scrivere commedie. Era come incominciare dal gradino
pi basso in fabbrica, certo, cosa che tanti bravi ragazzi facevano,
e probabilmente non c'era quella gran differenza tra il retroscena
di un teatro, dove molti uomini in canottiera si truccavano davanti
allo specchio, e un altoforno o una miniera di carbone, dove gli uomini
stavano pure in canottiera. Helena Davison raccontava che
quando la compagnia di Harald era arrivata a Cleveland, in primavera,
lui passava tutto il tempo a giocare a poker coi macchinisti
e gli elettricisti, che erano i pi simpatici della troupe, e il padre
di Helena era d'accordo con lui, soprattutto dopo aver visto
lo spettacolo Mr Davison era un tipo singolare, pi democratico
della maggior parte dei padri, visto che era originario dell'Ovest
e si era pi o meno fatto da solo. Ad ogni modo, di questi tempi
nessuno poteva permettersi di avere la puzza sotto il naso. Il
fidanzato di Connie Storey, che voleva intraprendere la carriera
giornalistica, lavorava come fattorino a Fortune, e la famiglia
di lei, invece di avere una crisi di nervi, prendeva la cosa con grande
filosofia e la mandava a scuola di cucina. Un sacco di laureati
in architettura, invece di entrare in uno studio a costruire case per
i ricchi, si erano buttati a studiare disegno industriale nelle fabbriche.
Russel Wright, per esempio, che tutti consideravano l'uomo
del giorno; lui usava materiali industriali, come il fantastico
nuovo alluminio imbutito con cui confezionava ogni sorta di oggetti
utili come plateau per formaggi e caraffe da acqua. Il primo regalo
di nozze di Kay, scelto da lei, era uno shaker di Russel Wright
a forma di grattacielo, fatto di alluminio e compensato di quercia,
con un vassoio e dodici calici abbinati leggeri come una piuma
e, naturalmente, inossidabili. Harald, comunque sia, era un vero
signore per quanto portato nelle sue lettere all'ostentazione, probabilmente
per fare colpo su Kay, lei stessa incline a citare il tale
e il tal altro e a parlare di maggiordomi e di Fly e di AD e di
Porcellian e a presentare il povero Harald come uno di Yale quando
invece a New Haven si era solo specializzato... Era un lato di Kay
che il gruppo disapprovava decisamente e che faceva impazzire
Lakey. Una mancanza di sensibilit e di considerazione per la gente;
sembrava non rendersi conto delle piccole sfumature nelle relazioni
sociali. Andava e veniva dalle camere delle altre, per esempio,
comportandosi come a casa propria, giocherellando con gli oggetti
sui loro cassettoni e pontificando sulle loro inibizioni se
avevano qualcosa da ridire; era lei a insistere per giocare al gioco
della verit e a far stendere a tutte la lista delle amiche in ordine
di preferenza per poi fare il confronto. Non si soffermava a pensare
che una doveva pur finire in fondo alla lista, e quando questa
piangeva e rifiutava di farsi consolare, Kay si mostrava sempre sinceramente
sorpresa; a lei non avrebbe dato fastidio, diceva, sentire
la verit su di s. In realt non le toccava mai, perch le altre
avevano troppo tatto per metterla in fondo, anche quando l'avrebbero
fatto volentieri, perch Kay in un certo modo non era
uno di loro e non volevano farglielo pesare. Cos al posto suo mettevano
Libby MacAusland o Polly Andrews una che conoscevano
da una vita o con cui erano andate a scuola o qualcos'altro del
genere. Tuttavia, quando constat di non essere in cima alla lista
di Lakey, Kay ebbe un piccolo trauma. Era pazza di Lakey, che
descriveva sempre come la sua migliore amica. Kay non lo sapeva,
ma tra il gruppo e Lakey c'era stata una battaglia all'ultimo sangue
sulle vacanze di Pasqua, quando avevano fatto alla pagliuzza
pi corta per decidere chi l'avrebbe invitata; era toccata a Lakey,
che poi si rifiut di stare al gioco. Il gruppo le si era scagliato contro
compatto e l'aveva accusata di non saper perdere, cosa vera.
Dopotutto, come le avevano prontamente fatto notare, era stata
lei a far entrare Kay nel gruppo, all'inizio; quando avevano capito
di poter avere tutt'intera la torre sud, se solo fossero state otto
invece di sei, quella di invitare Kay e Helena Davison a unirsi a loro,
occupando le due camerette singole, era stata un'idea di Lakey.
Se dovevi usare una persona, allora dovevi saperle fare buon
viso. E non si trattava di usare, comunque; Kay e Helena erano
simpatiche a tutte, anche a Lakey, che aveva scoperto Kay al
secondo anno, quando entrambe avevano partecipato alla Daisy
Chain, la processione di studentesse che nel giorno della laurea porta una lunga ghirlanda di margherite.
L'aveva presa per quello che era, perch Kay, come diceva,
era malleabile e in grado di imparare. Adesso pretendeva
di aver scoperto che Kay aveva i piedi d'argilla il che era abbastanza
contraddittorio, visto che l'argilla  malleabile. Ma Lakey
era molto contraddittoria; era questo il suo fascino. Qualche volta
era una snob spaventosa e qualche volta l'esatto opposto. Quella
mattina, per esempio, era tanto furente perch secondo lei Kay
avrebbe dovuto sposarsi in sordina in municipio invece di costringere
Harald, che non era certo nato in un castello, a tentare
di fare il colpo con un matrimonio nella chiesa di J. P. Morgan.
Ora, questo era o non era snobismo da parte di Lakey? Naturalmente
non ne aveva fatto parola con Kay; si aspettava lo capisse
da sola, che era invece l'ultima cosa che potesse fare, dato che rimaneva
la schietta, spontanea, inconsapevole Kay a cui tutte volevano
bene, malgrado i suoi difetti. Lakey aveva idee assai bizzarre
sulle persone. L'autunno precedente si era fissata sull'idea
che Kay si fosse intrufolata nel gruppo per desiderio di prestigio
sociale; ma non era andata affatto cos, e in realt era strano pensarlo
di una ragazza cos anticonvenzionale da non darsi neanche
la pena di invitare i genitori al proprio matrimonio, nonostante il
padre a Salt Lake City avesse una posizione di tutto rispetto nel mondo degli affari.
Era vero, Kay aveva brigato non poco per avere la casa di citt
di Pokey Prothero per il ricevimento, ma l'aveva presa bene quando
Pokey aveva fatto le sue petulanti rimostranze accampando che
la casa era tutta ricoperta di teli per l'estate, con solo una coppia
di custodi a provvedere al babbo quando trascorreva la notte in
citt. Povera Kay... qualcuna delle ragazze pensava che Pokey
avrebbe potuto essere pi generosa e procurarle una tessera del
Colony. In effetti, a questo riguardo quasi tutto il gruppo aveva
un po' di rimorsi. Tutte loro, come ben si sapeva, avevano una casa
o un grande appartamento o facevano parte di qualche club, fosse
pure solo il Cosmopolitan, o disponevano del pied--terre di un
cugino o di un fratello che poteva essere offerto a Kay. Ma ci
avrebbe significato punch, champagne, una torta fatta venire da
Sherry's o da Henri's e il servizio extra; insomma, senza neanche
accorgersene ci si sarebbe trovati a finanziare il matrimonio e a
fornire un padre o un fratello che accompagnasse Kay all'altare.
In quell'epoca, per puri motivi di sopravvivenza, bisognava pensarci
due volte, come diceva esausta la mamma; c'erano cos tante
cose a cui provvedere. Per fortuna Kay aveva deciso che sarebbero
stati lei e Harald a offrire il rinfresco nuziale, al vecchio Hotel
Brevoort, in fondo all'Ottava Strada: molto pi carino, molto pi appropriato.
Dottie Renfrew e Elinor Eastlake uscirono insieme dalla cappella,
ritrovandosi sul marciapiedi assolato. La funzione era parsa
tremendamente breve. Non c'era stata la benedizione degli anelli
e il Chi d questa donna aveva dovuto essere saltato, ovviamente.
Dottie aggrott le sopracciglia e si schiar la voce. Non
pensavi, os suggerire, con la sua grave voce militaresca, che
ci sarebbe stato qualcuno? Non ha un cugino a Montclair? 
Elinor Eastlake si strinse nelle spalle. Il piano  fallito, disse.
Libby MacAusland, che studiava letteratura inglese e veniva da
Pittsfield, infil la testa tra le due. Cosa c', cosa c'? disse
giuliva. Fatemi spazio, ragazze. Era una bionda alta e carina
con gli occhi castani sempre sgranati, un lungo collo arcuato e inquisitorio,
e un atteggiamento di asfissiante festosit; il secondo
anno era stata rappresentante del corso e per un pelo non era stata
eletta presidente delle studentesse. Dottie pos una mano ammonitrice
sul morbido gomito di Lakey; Libby, lo sapevano tutti,
era una pettegola e chiacchierona incontenibile. Lakey scroll via
con delicatezza le dita di Dottie; odiava essere toccata. Dottie
chiedeva, scand distintamente, se non c'era un cugino a
Montclair. Un vago sorriso le balen in fondo agli occhi verdi, che
avevano intorno all'iride una strana bordura blu, traccia del suo
sangue indiano; scrutava in lontananza alla ricerca di un tass.
Libby prese un'aria esageratamente pensosa. Si punt un dito in
mezzo alla fronte. Credo proprio di s, rivel, annuendo tre
volte. Pensate davvero...? inizi impaziente. Lakey alz una
mano per fermare un tass. Kay teneva suo cugino nell'ombra,
sperando che una di noi le fornisse qualcosa di meglio. Lakey! mormor Dottie, scuotendo la testa in segno di rimprovero. Davvero,
Lakey, disse Libby, ridacchiando. Solo a te poteva venire
in mente una cosa simile. Esit. Se Kay voleva che qualcuno
la accompagnasse all'altare, non aveva che da chiedere, dopotutto.
Mio padre o mio fratello sarebbero stati felici di farlo,
tutte noi saremmo state felici... La sua voce si blocc, e Libby
catapult la propria esile figura nel tass, dove prese posto sul seggiolino
ribaltabile, voltandosi quasi subito a scrutare le amiche, col
mento appoggiato alla mano e lo sguardo meditabondo: tutti i suoi
movimenti erano rapidi e irrequieti si immaginava come una tempestosa
creatura di nobile schiatta, una sorta di destriero arabo in
un dipinto inglese di genere. Lo pensi sul serio? ripet avida,
mordicchiandosi il labbro superiore. Ma Lakey non aggiunse altro.
Non si dilungava mai in spiegazioni, e per questo era stata soprannominata
la Monna Lisa del fumoir. Dottie Renfrew provava un
forte disagio; la mano guantata torceva nervosamente le perle ricevute
per i ventun anni. La coscienza le rimordeva, e ricorse, per
abitudine, a quella monotona tosse sommessa, simile a uno scrupolo
perpetuo, che causava ai suoi tanta ansia e li induceva a spedirla
in Florida due volte all'anno, a Natale e Pasqua. Lakey, disse
grave, ignorando Libby, una di noi avrebbe dovuto farlo, per
lei, non credi? Libby Mac Ausland caracoll sullo strapuntino,
con un lampo di ingordigia negli occhi. Entrambe fissavano l'impassibile
viso ovale di Elinor. Elinor sgran gli occhi; si tast sulla
nuca la crocchia di neri capelli da indiana e risistem una forcina.
No, disse, con sprezzo. Sarebbe stata un'ammissione di debolezza.
Libby strabuzz gli occhi. Come sei dura, disse ammirata.
Eppure Kay ti adora, osserv Dottie. Una volta ti piaceva
moltissimo, Lakey. E secondo me  ancora cos, nel profondo del
tuo cuore. Il clich fece sorridere Lakey. Forse, disse accendendo
una sigaretta. Al momento le piacevano le ragazze come
Dottie, fedeli alla razza, come quadri ben inseriti in uno stile o in
una tradizione. Quelle che sceglieva di collezionare in genere si
stupivano per quello che lei vedeva in loro; percepivano, con
umilt, di essere molto diverse da lei. In privato parlavano spesso
di lei, come giocattoli che parlano di chi li possiede, e concludevano
che era terribilmente inumana. Ma questo accresceva il loro
rispetto nei suoi confronti. Era anche molto umorale, cosa che le
induceva a sospettare abissi di profondit. Adesso, mentre il tass
svoltava nella Nona Strada verso la Quinta Avenue, prese una
delle sue decisioni brusche. Mi lasci qui, ordin con la sua vocina
dolce e distinta. L'autista fren all'istante e si gir a guardarla
scendere sul marciapiedi, piuttosto statuaria, nonostante la struttura
esile, nell'accollato tailleur di taffett nero con sciarpa di seta
bianca, cappellino nero a cupola, e scarpe nere dal tacco altissimo.
Proseguite pure, grid impaziente verso l'auto che indugiava.
Le due ragazze nel tass si chiesero cosa stesse succedendo.
Libby MacAusland allung fuori dal finestrino la testa bionda sormontata
da un cappello adorno di fiori. Ma tu non vieni? url.
Nessuna risposta. Vedevano la piccola schiena diritta avanzare verso
sud, nel sole, ormai in University Place. La segua! disse
Libby all'autista. Devo fare il giro dell'isolato, signorina. Il
tass svolt nella Quinta Avenue e oltrepass il Brevoort Hotel,
dove stavano arrivando gli altri invitati; prosegu nell'Ottava Strada
e risal verso University Place. Ma di Lakey non c'era traccia.
Era scomparsa. Non  un modo di fare che d ai nervi? disse
Libby. Ho detto forse qualcosa di sbagliato? Per favore, faccia
ancora un giro dell'isolato, la interruppe Dottie con tono calmo.
Davanti al Brevoort, Kay e Harald che stavano scendendo dal
tass non videro le due ragazze agitate. Lo avr deciso all'improvviso
di non venire al ricevimento? continu Libby, mentre
l'autista faceva il secondo giro, senza risultato. Certo, mi sembrava
terribilmente seccata con Kay. L'auto si ferm davanti all'albergo.
E adesso che facciamo? chiese Libby. Dottie apr la
sua pochette e allung una banconota all'autista. Lakey  fatta
a modo suo, disse con decisione a Libby mentre smontavano.
Noi dobbiamo solo dire che in chiesa si  sentita svenire. Sui
bei tratti marcati di Libby si dipinse un'espressione di disappunto:
aveva tanto sperato in uno scandalo.
In una sala da pranzo riservata dell'albergo, Kay e Harald, in
piedi su uno sbiadito tappeto a fiorami, ricevevano le congratulazioni
degli amici. Stavano servendo un punch, e gli ospiti esclamavano:
Ma cos'? Una vera delizia, Dove l'avete scovato? eccetera. Kay dava a ciascuno la ricetta. La base era costituita da
un terzo di acquavite di mele del Jersey, un terzo di sciroppo d'acero,
e un terzo di succo di limone; e poi era stato aggiunto del
White Rock. Harald si era procurato l'acquavite di mele da un amico
attore che l'aveva avuta da un contadino vicino a Flemington;
il punch era la variante di un cocktail chiamato Applejack Rabbit.
La ricetta serv a rompere il ghiaccio proprio come aveva sperato, spieg Kay in disparte a Helena Davison: tutti lo assaggiarono
e convennero che era lo sciroppo d'acero a fare la differenza.
Un uomo alto e dai capelli arruffati, che lavorava alla radio, si
mise a raccontare storielle sul Jersey Lightning, ammonendo il bel
giovanotto con la cravatta verde di maglia che quella era roba che picchiava forte.
Ci fu una discussione sull'acquavite di mele e su
come rendesse le persone litigiose, che le ragazze ascoltarono affascinate;
nessuna di loro l'aveva mai assaggiata prima. Erano molto
interessate, all'epoca, alle ricette di cocktail; adoravano tutte il
Brandy Alexander e il White Lady e volevano avere ragguagli su
un cocktail chiamato Clover Club fatto di un terzo di gin, un terzo
di succo di limone, un terzo di granatina e un albume d'uovo.
Harald raccont di un emporio della Cinquantanovesima Strada
Ovest che lui e Kay conoscevano, dove potevi comperare senza
prescrizione del whisky medicinale, e Polly Andrews si fece prestare
una matita dal cameriere e annot l'indirizzo: da quell'estate
sarebbe vissuta per conto proprio, insediandosi nell'appartamento
con terrazza di sua zia Julia, e aveva bisogno di tutte le dritte
possibili. Poi Harald prese a parlare di un liquore chiamato
anisetta che un italiano, uno dell'orchestra del teatro, gli aveva
insegnato a confezionare, con alcol puro, acqua ed essenza di anice;
era questa a dare al liquore l'aspetto lattiginoso, come quello
del Pernod. Spieg la differenza tra Pernod, assenzio, arak e anisetta;
le ragazze parlavano di chartreuse gialle e verdi, di crema
di menta verde e bianca, che secondo Harald variava solo nel colore,
aggiunto artificialmente per andare incontro ai capricci del
mercato. Poi raccont di un ristorante armeno degli anni venti,
dove come dolce ti servivano gelatina di petali di rosa, e spieg la
differenza tra cucina turca, cucina armena e cucina siriana. Ma
dove l'hai pescato un uomo cost esclamarono le ragazze all'unisono.
Nella pausa che segu, il giovane con la cravatta di maglia bevve
un bicchiere di punch e si avvicin a Dottie Renfrew. Dov'
finita la bella tenebrosa? le chiese in tono confidenziale. Dottie
abbass a sua volta la voce e lanci un'occhiata imbarazzata verso
l'angolo opposto della sala, dove Libby MacAusland confabulava
con due ragazze del gruppo. In chiesa si  sentita svenire, 
sussurr. L'ho appena spiegato a Kay e Harald. L'abbiamo spedita
in albergo a riposarsi. Il giovanotto sollev un sopracciglio.
Oh, che cosa terribile, disse. Kay volt di scatto la testa per
ascoltare; la canzonatura, nel tono di voce, era palese. Dottie arross.
Con coraggio cerc di cambiare argomento:  anche lei nel
teatro? Il giovane si appoggi al muro, inclinando la testa all'indietro.
No, rispose, anche se la domanda  naturale. Per
la precisione, mi occupo di assistenza sociale. Dottie lo squadr
seria; adesso si ricord che Polly le aveva detto che era un pittore,
e cap di essere presa in giro. Aveva proprio l'aria dell'artista:
bello come una scultura romana, ma un po' disfatto e sciupato; i
muscoli delle guance si stavano afflosciando, e aveva solchi scuri
ai lati del naso diritto, forte, impeccabile. Lei aspett. Disegno
manifesti per la Lega internazionale delle donne per la pace, aggiunse
lui. Dottie rise. Quella non  assistenza sociale, ribatt.
In un certo senso si, disse lui. Abbass lo sguardo esaminandola
con cura. Vincent Club, Junior League, lavoro con le ragazze
madri, enumer. Io mi chiamo Brown. Sono di Marblehead.
Sono un discendente collaterale di Nathaniel Hawthorne. Mio
padre gestisce un emporio. Non sono una ragazza di college. Non
appartengo alla sua classe, cara signorina. Dottie rimase muta,
limitandosi a guardarlo con comprensione; ora lo trovava molto
bello. Io sono un'ex-espatriato, continu lui. Dal crollo del
dollaro sto in una camera ammobiliata di Perry Street, accanto a
quella dello sposo, e disegno manifesti pacifisti per le signore, oltre
a fare qualche lavoretto giusto per fare soldi. La toilette, come
la chiamate voi ragazze,  in fondo al corridoio, e nello sgabuzzino
ho un fornelletto elettrico. Quindi deve scusarmi se puzzo di
sandwich di uova e prosciutto. Gli occhi color castoro di Dottie
brillarono di rimprovero; dal modo teatrale con cui parlava capiva
che era risentito e orgoglioso, mentre i lineamenti ben stagliati
e il bel completo di tweed, per quando frusto, tradivano in
lui il signore. Harald  in ascesa, disse Mr Brown. Un appartamento
nell'elegante East Side: sopra un negozio di liquori e
una lavanderia economica, mi dicono. Ci siamo incrociati come
due ascensori in movimento, per usare un'immagine moderna, uno
che scende e uno che sale. Ieri, continu, aggrottando la fronte,
ho divorziato, gi a Foley Square, da una bella e giovane creatura
che risponde al nome di Betty.  di Morristown, New Jersey
Si sporse un po' in avanti. Abbiamo passato la serata a festeggiare
nella mia stanza. Per caso qualcuna di voi si chiama Betty?
Dottie riflett. C' Libby, rispose.
Niente Libby, Beth o Betsy, ammon. Non mi piacciono i nomi che avete voi ragazze adesso.
E la bella tenebrosa? Come si chiama?
In quell'istante la porta si apr e comparve Elinor Eastlake accompagnata
da un cameriere, a cui porse i due pacchi avvolti in
carta marrone che portava nella mano guantata di capretto nero;
sembrava perfettamente tranquilla. Si chiama Elinor, sussurr
Dottie. La chiamiamo Lakey perch di cognome fa Eastlake e
viene da Lake Forest, nei paraggi di Chicago. Grazie, disse
Brown, ma non accenn ad allontanarsi da Dottie e seguit a parlarle
a bassa voce, con l'angolo della bocca, facendo commenti sarcastici
sul ricevimento. Harald aveva preso la mano di Lakey, e
gliela faceva ondeggiare avanti e indietro, mentre indietreggiava
per ammirarne l'abito, un modello di Patou. I suoi movimenti
rapidi, agili, mal si accordavano con la nuca e la faccia lunghe e
solenni, come se la testa, una macchina pensante, non gli appartenesse
e fosse stata attaccata al corpo per una mascherata. Era
un giovane profondamente assorbito in se stesso, come le ragazze
sapevano dalle lettere, e quando parlava della propria carriera, come
stava facendo adesso con Lakey, lo faceva con una concentrazione
distaccata e impersonale, come se stesse discutendo del disarmo
o del disavanzo pubblico. Eppure, piaceva alle donne, e dalle
lettere le ragazze sapevano anche questo; il gruppo ammetteva
che aveva sex appeal, come capita talvolta a certi insegnanti bruttini
e a certi preti, e qualcosa, un vivace dinamismo, per cui Dottie
si chiedeva, anche adesso, mentre lei e il suo compagno di conversazione
lo stavano osservando, come avesse fatto Kay a portarlo
fin l. L'idea che Kay fosse incinta si era insinuata pi di una
volta nei suoi quieti pensieri, anche se Kay, a quanto diceva lei,
sapeva tutto sulle precauzioni e teneva nell'armadio di Harald un irrigatore.
 da molto che conosce Kay? domand Dottie, curiosa, ricordandosi
suo malgrado dell'accenno che lui aveva fatto alla toilette
nel corridoio della pensione di Harald. Quanto basta, rispose
Mr Brown. La risposta era cos crudamente esplicita che
Dottie trasal, come se lo avessero detto di lei, al suo matrimonio.
Non mi piacciono le ragazze con le gambe grosse, disse lui
con un sorriso rassicurante. Le gambe e i piedi ben torniti e ben
calzati di Dottie erano il suo punto forte. Sleale, Dottie squadr
insieme a lui le gambe di Kay, che erano in effetti piuttosto robuste.
Indizio di antenati contadini, aggiunse lui sventolando il
dito. Centro di gravit troppo basso: segno di ostinazione e ottusit.
Studiava la figura di Kay, ben delineata dall'abito leggero.
Al solito, era senza busto. Un accenno di steatopigia. Cosa?
sussurr Dottie. Sviluppo eccessivo del didietro. Mi permetta
di prenderle qualcosa da bere. Dottie era eccitata e inorridita;
non aveva mai avuto una conversazione tanto audace. Le
ragazze di classe, continu lui, dispongono di un adattamento
funzionale pi raffinato. Seni sodi e bassi d'attaccatura perlustrava
la sala fatti per portare perle, golfini boucl, ricami a giorno
e camicette in crpe de Chine ben infilate nella cintura. Vitini
di vespa. Gambe affusolate. Da uomo del decennio scorso, preferisco
anch'io le figure un po' androgine: una ragazza con la cuffia
pronta a tuffarsi dal trampolino. Ricordi estivi di Marblehead;
Betty  una nuotatrice meravigliosa. Le donne magre sono pi sensuali;
 un dato scientifico: le terminazioni nervose sono pi vicine
alla superficie. Socchiuse gli occhi grigi, con le palpebre pesanti
come se stesse per scivolare nel sonno. Quella grassa mi
piace, per, disse all'improvviso riferendosi a Pokey Prothero.
Ha un'aria termica. Pelle di madreperla, rimpolpata da ostriche.
Che squisitezza; soldi soldi soldi. I miei problemi sessuali sono economici.
Detesto le donne indigenti, per ho una testa da bohmien.
Una combinazione impossibile.
Con sollievo di Dottie, arrivarono i camerieri col cibo uova
alla Benedict e Kay sospinse tutti a tavola. Fece accomodare il
testimone dello sposo, un individuo molto taciturno che lavorava
al Wall Street Journal (settore pubblicit), alla propria destra,
e Helena Davison alla destra di Harald, ma per il resto fu tutta
una gran confusione. Dottie rimase relegata in fondo alla tavola
tra Libby, la sua bestia nera, e la moglie del tizio della radio, che
faceva la stilista da Russek (e che, ovviamente, avrebbe dovuto sedere
alla sinistra di Harald). La disposizione non era facile, con
cos tante donne; tuttavia, un'ospite pi avvertita avrebbe fatto
in modo che le pi insignificanti non si ritrovassero tutte vicine.
Ma la moglie di quello della radio, una spilungona esuberante, addobbata
di piume e giaietti come una vamp del cinema, sembrava
pienamente soddisfatta della compagnia; lei si era laureata all'universit
dell'Idaho nel '28, e adorava, cos disse, fare un bel crocchio
con altre pollastrelle. Conosceva Harald da quando era ragazzo,
annunci, e anche i suoi vecchi, ma era un bel pezzo che
non lo vedeva. Anders, il padre di Harald, era preside a Boise, dove
lei e Harald avevano fatto le superiori, un secolo fa. Non 
vero che Kay  un tesoro? chiese d'un tratto a Dottie.
Simpaticissima, rispose Dottie con calore. La sua vicina era di quelle
che una volta chiamavano tutto pepe; in linea di massima, Dottie
era d'accordo con l'insegnante di inglese, che sosteneva che non
conveniva usare espressioni gergali, perch rivelavano subito la tua
et. Come mai i suoi non si sono esibiti? continu la donna,
abbassando la voce. Esibiti? ripet Dottie, perplessa. Ah, 
disse Dottie schiarendosi la voce. Credo abbiano mandato a Kay
e Harald un assegno, mormor. Invece di sobbarcarsi il viaggio,
sa. La donna annu.  quello che ha detto Dave mio marito.
Anche secondo lui, devono aver mandato un assegno. Molto
pi utile, disse Dottie. Non trova anche lei? Ah, certo, 
disse la donna. Io sono una specie di vecchia sentimentale. Mi
sono sposata col velo... sa, avevo detto a Harald che mi sarebbe
piaciuto che facessero il ricevimento da me. Potevamo rimediare
un prete e Dave poteva fare delle foto, da mandare ai suoi, a casa.
Ma quando l'ho proposto Kay aveva gi organizzato tutto, a
quanto pare. Si blocc su una nota ascendente e rivolse uno
sguardo inquisitorio a Dottie, che si sent in difficolt. I piani di
Kay, rispose con tatto, buttandola sullo scherzo, erano come
le leggi dei medi e dei persiani; nessuno poteva cambiarle. Chi
ha detto, aggiunse con un lampo di malizia negli occhi, che
sua moglie aveva una capricciosit di ferro? Mio padre lo dice sempre
quando deve darla vinta a mia madre. Carino, disse la vicina.
Harald  un'ottima persona, continu, con voce diversa,
pi assorta e seria. E con dei lati vulnerabili, anche. Bench
non lo si direbbe. Fiss severamente Dottie e le sue piume ondeggiarono
bellicose, mentre ingollava un bicchiere di punch.
Dall'altra parte del tavolo, gi in fondo, a sinistra di Kay, il
biondo-ramato discendente di Hawthorne, che parlava con Priss
Hartshorn, colse lo sguardo turbato di Dottie e le fece l'occhiolino.
Non sapendo come comportarsi, Dottie ricambi a sua volta
con un'ardita strizzatina d'occhio. Non immaginava di essere il tipo
di donna a cui gli uomini fanno l'occhietto. Era la pi vecchia
del gruppo, quasi ventitreenne, per via della salute cagionevole che
l'aveva tenuta lontana dalla scuola da bambina, e sapeva di essere
un po' una zitellona; le amiche la prendevano in giro per la sua
compostezza e le abitudini contegnose e le sciarpe e le medicine e
la lunga pelliccia di visone che indossava nel campus per difendersi
dal freddo, ma lei aveva un buon senso dell'umorismo e si univa
volentieri alle risate. I suoi cavalieri l'avevano sempre trattata con
rispetto; era il tipo di ragazza che viene invitata fuori dai fratelli
delle altre e aveva una sfilza di pallidi corteggiatori che studiavano
archeologia o musicologia o architettura a Harvard; leggeva al
gruppo brani delle loro lettere descrizioni di concerti o di scavi
nel Sud-ovest e al gioco della verit ammise di aver ricevuto due
proposte di matrimonio. Aveva dei begli occhi, le dicevano tutti,
una bella chiostra di bianchi denti smaglianti e un bel casco di capelli,
anche se non molto fitto; il naso era un po' lungo, alla maniera
puntuta del New England, e le sopracciglia nere e un po'
folte; assomigliava al ritratto di una sua antenata, opera di Copley,
che era appeso nell'atrio della casa di famiglia. Con moderazione,
le piaceva divertirsi e sospettava di essere addirittura piuttosto
sensuale; adorava ballare e strimpellare, e canticchiava sempre
tra s pezzi di motivi popolari. Eppure nessuno aveva mai
tentato di prendersi delle libert con lei; alcune delle ragazze faticavano
a crederlo, ma era vero. E la cosa strana era che lei non ne
sarebbe rimasta scioccata. Le altre trovavano la cosa strana, ma
uno dei suoi autori preferiti era D. H. Lawrence: aveva una sensibilit
cos autentica per gli animali e il lato naturale della vita.
Lei e la mamma ne avevano parlato ed erano arrivate all'idea
che se eri innamorata e fidanzata con un bravo ragazzo forse dovevi
avere con lui dei rapporti una volta per sincerarti di un'intesa
felice. La mamma, che era molto giovanile e moderna, sapeva
di certi casi tristissimi nella cerchia delle sue amiche in cui l'uomo
e la donna, in questa cosa, semplicemente non si erano trovati, e
non avrebbero mai dovuto sposarsi. Non credendo nel divorzio,
Dottie riteneva molto importante sistemare bene quell'aspetto della
vita matrimoniale; la deflorazione, su cui le ragazze scherzavano
sempre nel fumoir, la spaventava. Per Kay era stato terribile,
con Harald; cinque volte, insisteva, prima di essere penetrata, e
questo a dispetto della pallacanestro e delle tante cavalcate l all'Ovest.
La mamma diceva che volendo ci si poteva far rimuovere
l'imene chirurgicamente, come si raccontava facessero nelle famiglie
reali all'estero; ma forse un amante molto delicato poteva
riuscire a rendere il tutto indolore; quindi, sarebbe stato meglio
sposare un uomo pi vecchio, che avesse esperienza.
Il testimone dello sposo stava proponendo un brindisi; alzando
lo sguardo, Dottie si ritrov di nuovo puntati addosso i vivi occhi
grigi di Dick Brown cos si chiamava. Lui alz il bicchiere
e bevve cerimoniosamente alla sua salute. Dottie ricambi. Non
 divertente? strill Libby MacAusland, arcuando il lungo collo,
con la testa serpeggiante e la sua maniera estenuata di ridere.
 molto pi simpatico cos, si sent mormorare. Niente cerimonia
dei saluti, niente formalit, niente persone anziane.  proprio
cos che voglio il mio, annunci Libby. Un matrimonio di
giovani! Gett un gridolino estatico all'ingresso di una Baked
Alaska, con la meringa appena fumante. Il gelato al forno! grid e ricadde sulla sedia come un sacco. Ragazze! disse con
tono solenne, indicando il grosso dolce con la meringa leggermente
bruciacchiata che era stato deposto davanti a Kay. Guardatelo.
I sogni infantili si avverano!  tutte le feste di bambini in tutti
i benedetti Stati Uniti.  le scarpette di vernice e l'organza, e
un ragazzino timido col colletto inamidato che ti chiede di ballare.
Non mi ricordo l'ultima volta che mi sono sentita cos.  da
quando avevo dodici anni che non ne vedevo una.  il monte
Whitney;  il Fujiyama. Le ragazze si scambiarono un sorriso di
sopportazione; Libby creava. Ma in realt avevano condiviso la
sua gioia fino a quando aveva incominciato a parlare, e mentre
guardavano la meringa calda afflosciarsi sotto il coltello di Kay dal
gruppo si lev un sospiro di attesa. In piedi contro il muro, i due
camerieri assistevano piuttosto arcigni. Il dolce non era poi quel
granch. La meringa si era scurita in maniera irregolare, in alcuni
punti era chiara e in altri si era carbonizzata, e questo le dava un
sapore sgradevole. Sotto lo strato di gelato, il pandispagna era fradicio
e stantio. Ma la lealt verso Kay indusse tutti a ripresentare
il piatto per il bis. Il gelato al forno era quel genere di cosa che
le ragazze avrebbero voluto fosse venuta in mente a loro, se fossero
state al posto di Kay: originalissimo, per un matrimonio, e
nello stesso tempo perfetto, a pensarci bene. Erano tutte molto interessate
alla cucina e ormai arcistufe di arrosti e bistecche banali
seguiti da budini comprati in gastronomia, che la mamma ammanniva;
volevano provare accostamenti inediti e ricette straniere
e omelette spumose e souffl e originali galantine e solo un piatto
caldo, in un Pyrex, niente minestra, e insalata novella.
Sono trucchi da albergo, spieg la moglie del tipo della radio,
rivolgendosi, dall'altra parte del tavolo, a Priss Hartshorn che
si sarebbe sposata a settembre. Raffreddano il gelato finch diventa
duro come una pietra e poi via, in forno. Cos non rischiano,
ma detto tra noi non  cos che lo faceva la mamma. Priss
annu con aria compresa; era una ragazza piccola e solenne, dai capelli
cinerei, che ricordava un roditore e riteneva suo dovere assorbire
ogni informazione che riguardasse i generi di consumo. Si
era specializzata in economia, e avrebbe lavorato nel settore consumatori
dell'NRA. Sa, le condizioni di lavoro, dichiar, col suo
accenno di balbuzie nervosa, nelle cucine di alcuni dei nostri migliori
alberghi sono di gran lunga al di sotto di un livello accettabile
Incominciava a sentire l'effetto dell'alcol. Il punch era davvero
traditore, anche se l'acquavite di mele, essendo un prodotto
naturale, era una delle cose pi genuine che si potevano bere in
quel periodo. Nell'annebbiamento, vide l'uomo della radio alzarsi.
Alle laureate del '33, brind. Gli altri bevvero alla salute
delle ragazze del Vassar. Cin cin! grid la moglie dell'uomo.
Dal taciturno testimone dello sposo arriv una risata chioccia. Pur
brilla com'era, Priss si rendeva conto che lei e le sue amiche, senza
loro colpa, avevano risvegliato un antagonismo economico. Le
ragazze del Vassar in generale non riscuotevano grandi simpatie
tra la gente; erano diventate una sorta di simbolo di superiorit.
Dopo il matrimonio avrebbe dovuto frequentarle molto meno se
voleva che Sloan mantenesse buoni rapporti coi colleghi
dell'ospedale. Fiss con tristezza Pokey Prothero, la sua migliore amica,
che se ne stava scomposta di fronte a lei, buttando la cenere
nel piatto tra il gelato mezzo sciolto e il dolce spappolato, con le
pessime maniere che solo i veri ricchi potevano permettersi. Sul
davanti del suo bel tailleur Lanvin c'era una lunga sbavatura. Priss
applic mentalmente dell'Energine; la sua piccola anima perbene
sfreg via tutto. Non sapeva come avrebbe fatto Pokey a cavarsela
nella vita senza una cameriera personale che si prendesse cura
di lei. Dai tempi della Chapin, era stata lei a badare a Pokey, costringendola
a usare un posacenere nel fumoir, raccattando la sua
roba sporca e spedendogliela a casa, infilandosi di soppiatto nel
bagno comune per sfregare via l'anello di sporcizia dalla vasca in
modo che le altre non ricominciassero con le lamentele. Povera
Pokey, era destinata col matrimonio a un mnage tradizionale e a
uno stuolo di domestici e governanti; per lei non ci sarebbero stati
il divertimento e i patemi, come li chiamava la mamma, di chi
incomincia da zero, col solo aiuto di una domestica a ore per i piatti e i lavori pi pesanti.
La grande ricchezza era un guaio spaventoso: ti isolava dalla
vita. La crisi, pur con tutto quello che se ne poteva dire, era stata
una cosa davvero meravigliosa per le classi abbienti; aveva risvegliato
in molti l'interesse per le cose che contavano davvero. Non
c'era una sola famiglia tra quelle che Priss conosceva che non fosse
pi sana e felice dopo aver dovuto tagliare le uscite; i sacrifici
avevano rinsaldato i legami. Prendete la famiglia di Polly Andrews,
per esempio: allo scoppio della crisi Mr Andrews era ricoverato alla
clinica Riggs e tutti i suoi investimenti erano andati in fumo,
dopodich, invece di sprofondare ancora di pi nella depressione
e venire messo in un ospedale psichiatrico pubblico (prospettiva
raccapricciante), era tornato in famiglia e si era reso utile come
cuoco di casa. Si occupava di tutto quanto riguardava la cucina e
la spesa e allestiva pranzetti succulenti, grazie anche all'esperienza
di haute cuisine acquisita quando avevano il chteau in Francia;
Mrs Andrews si occupava di rigovernare e di passare l'aspirapolvere;
tutti si facevano il letto da soli; e i ragazzi, quando erano a
casa, lavavano i piatti. Erano la famiglia pi allegra del mondo,
quando li andavi a trovare nella piccola fattoria vicino a Stockbridge
che erano riusciti a salvare; Lakey ci era stata il giorno del
Ringraziamento dell'anno precedente e non si era mai divertita
tanto sperava solo, aveva detto, che suo padre perdesse tutto,
come Mr Andrews. E parlava sul serio. Certo, il fatto che gli Andrews
fossero sempre stati piuttosto intellettuali faceva una certa
differenza; avevano delle risorse interiori a cui ricorrere.
Anche Priss era una progressista convinta; ce l'aveva nel sangue.
Sua madre era nel consiglio di amministrazione del Vassar, e
suo nonno era stato sindaco riformista di New York. L'anno prima,
quando aveva dovuto fare la damigella d'onore a un importante
matrimonio, celebrato a St James, con tanto di tappeto lungo
e di baldacchino, era rimasta profondamente colpita alla vista
dei disoccupati che si accalcavano all'ingresso della chiesa, con la
polizia che li conteneva. Non che Priss pensasse di dover cambiare
il mondo da sola, come diceva canzonandola il fratello, studente
di Yale, n biasimava la classe in cui era nata per il fatto di voler
mantenere i propri privilegi: dipendeva dai loro condizionamenti.
Non era affatto una socialista o una ribelle, anche se persino
Sloan si divertiva a stuzzicarla tacciandola di esserlo. Essere socialista,
pensava,  una specie di lusso, quando il mondo cambiava
cos in fretta e c'era cos tanto da fare subito. Non si poteva
certo starsene l seduti ad aspettare l'era della felicit universale,
proprio come non si potevano spostare all'indietro le lancette dell'orologio.
Il gruppo aveva l'abitudine di giocare a quando avresti
voluto vivere nella storia, se avessi potuto scegliere, e Priss era l'unica
che desiderava restare nel presente; Kay sceglieva l'anno 2000
(d. C., naturalmente) mentre Lakey optava per il Quattrocento il che rivelava, tra l'altro, quanto variegato fosse il loro gruppo.
Ma davvero Priss non riusciva a immaginare un'epoca pi emozionante
in cui affacciarsi all'et adulta che quella attuale in America,
e le spiaceva moltissimo per una persona come Dick Brown,
alla propria destra, con quella faccia tormentata e amara, e le mani
bianche e malferme; avendogli parlato piuttosto a lungo (con
ogni probabilit annoiandolo a morte!), riconosceva in lui il tipico
esponente di quella vecchia generazione di espatriati e di bohmien
ribelli avevano affrontato l'argomento nel corso di Miss
Lockwood che adesso ritornavano alla ricerca delle proprie radici.
Il vocio Plan piano si affievol. Le ragazze, confuse dall'alcol,
si lanciavano occhiate interrogative. E adesso, cosa sarebbe successo?
A un matrimonio normale, Kay e Harald se la sarebbero filata
per mettersi in tenuta da viaggio, e Kay avrebbe lanciato il
bouquet. Ma non ci sarebbe stata nessuna luna di miele, si ricordarono.
Kay e Harald, evidentemente, non potevano che tornare
nell'appartamento in subaffitto da cui erano usciti quella mattina.
Con ogni probabilit, se il gruppo conosceva Kay, il letto era ancora
sfatto. La strana sensazione di disagio che le aveva invase nella
cappella ritorn. Guardarono l'orologio; era solo l'una e un quarto.
Quante ore c'erano ancora prima che Harald dovesse tornare
al lavoro? Di sicuro molte coppie si sposavano per poi semplicemente
tornarsene a casa, ma per qualche motivo non pareva giusto
lasciare che accadesse. Che te ne pare se li invito dalla zia Julia
per un caff? bisbigli Polly Andrews a Dottie, attraverso il tavolo.
Mi sa che siamo un po' troppi, mormor Dottie. Chiss
cosa direbbe Ross, Ross era la cameriera della zia Julia e aveva
un caratterino piuttosto difficile. Accidenti a Ross! disse Polly.
Gli occhi delle due ragazze percorsero in su e in gi la tavolata,
contando, e poi si incontrarono, gravi e allarmati. Erano in tredici:
otto del gruppo, e cinque esterni. Tipico di Kay! O magari
era un caso? Forse qualcuno aveva rinunciato all'ultimo momento?
Nel frattempo, la moglie del tipo della radio si era scambiata
dei segni di intesa col marito; si volt verso Dottie e parl sotto voce.
Che ne dite, ragazze, di passare da noi per un caff? Faccio
un fischio a Kay e Harald. Dottie esitava; in effetti sembrava la
soluzione pi conveniente, ma non le piaceva decidere per Kay, che
magari preferiva la zia Julia. La sensazione che tutto stesse diventando
troppo complicato, un vero garbuglio, la deprimeva.
Intervenne la voce di Pokey Prothero, come un gracidio querulo.
Ma voi due dovete andare in viaggio di nozze, protest
tutt'a un tratto, schiacciando la sigaretta e posando lo sguardo attraverso
la sua lorgnette sulla sposa e sullo sposo con un'aria di stupita
offesa. Solo lei poteva dirlo, pensarono le ragazze, sospirando
concordi. E dove dovremmo andare, Pokey? ribatt Kay
con un sorriso. Si, Pokey, dove dovremmo andare? ribad lo
sposo. Pokey riflett. Andate a Coney Island, disse. Il suo tono,
di una logica irrefutabile, palmare, come quella di un vecchio
o di un bambino, lasci per un secondo tutti interdetti. Ma che
splendida idea! esclam Kay. In metropolitana? Col Brighton
Express, via Flatbush Avenue, salmodi Harald. Cambiare
a Fulton Street. Pokey, sei un genio, dissero tutti, con immenso
sollievo. Harald pag il conto e si lanci in una discussione
sugli ottovolanti, confrontando i meriti rispettivi del Cyclone
e del Thunderbolt. Comparvero i portacipria, vennero allacciate
le stole di pelliccia, furono consultati i taccuini di cuoio inglese blu
scuro. La sala era piena di movimento e allegria. Ma Pokey come
ha fatto a pensarci? La conclusione perfetta di un matrimonio
perfetto, Proprio cos, ripetevano le voci, mentre venivano infilati i guanti.
La compagnia si spost sulla strada; l'uomo della radio, che aveva
lasciato la macchina fotografica al guardaroba, scatt delle foto
sul marciapiedi, nella luce brillante di giugno. Poi, tra i passanti
che si voltavano a guardarli, percorsero tutti insieme l'Ottava Strada
verso la metropolitana di Astor Place, fin gi ai cancelletti girevoli.
Kay deve lanciare il bouquet! strill Libby MacAusland,
slanciandosi sulle lunghe gambe, come un cestista all'attacco,
mentre una folla di persone si radunava attorno a loro. La
mia ragazza  del Vassar, e nessuna la pu superar, prese a cantare
il tipo della radio. Harald tir fuori due nichelini e i due novelli
sposi passarono al di l del tornello; Kay a detta di tutte,
non era mai stata cos carina si volt e lanci il bouquet in aria,
oltre i cancelletti, verso le ragazze in attesa. Libby fece un salto e
lo afferr, anche se in realt era destinato a Priss, proprio alle sue
spalle. E in quel momento Lakey fece a tutte una bella sorpresa;
si scopr che gli involti di carta grezza che aveva depositato in albergo
contenevano riso. Ecco perch sei scesa! esclam Dottie,
stupefatta, mentre gli invitati si servivano a manciate e le scagliavano
sullo sposo e la sposa; quando finalmente il treno locale
arriv, la banchina era coperta di chicchi bianchi. Ma  una cosa
cos ordinaria! Non  da te, Eastlake! si volt a gridare Kay
mentre le porte si chiudevano, e tutti, disperdendosi, si trovarono
d'accordo che non era affatto da Lakey, ma che, ordinario o non
ordinario, era proprio quel piccolo tocco finale che ci voleva per coronare un evento indimenticabile.
...
.
...
Capitolo secondo.
...
.
...
Sulle prime, nell'androne buio, Dottie aveva provato una sensazione
un po' strana, a salire quelle scale in punta di piedi appena
due sere dopo il matrimonio di Kay, diretta a una stanza proprio
di fronte a quella di Harald, dove Kay aveva vissuto la stessa
esperienza. Una sensazione inquietante, in realt, come quando
tutto il gruppo aveva le sue cose contemporaneamente; ti riempiva
di idee strane sull'essere donna, governata dalla luna, come le
maree. La testa di Dottie era attraversata da pensieri di ogni sorta,
strani e intempestivi, mentre la chiave girava nella toppa e si
ritrovava, per la prima volta, sola con un uomo nell'appartamento
di lui. Questa era la notte di mezza estate, la notte del solstizio
estivo, quando le fanciulle sacrificavano il loro tesoro per rendere
fertili i campi; l'aveva imparato preparandosi alla lettura del Sogno
di una notte di mezza estate. Il suo insegnante di Shakespeare
era un appassionato di antropologia e le aveva fatte studiare sul
Frazer gli antichi riti di fertilit e come i contadini in Europa, fino
a tempi piuttosto recenti, accendessero dei fal in onore della
Vergine delle messi per poi giacere insieme nei campi. L'universit,
riflett Dottie al clic della lampada, era stata un'esperienza
quasi troppo ricca. Si sentiva gremita di pensieri interessanti che
poteva confidare solo alla madre, non certo a un uomo, che probabilmente
ti avrebbe presa per una scombinata se ti mettevi a raccontargli
della Vergine delle messi proprio mentre eri a un passo
dal perdere la verginit. Persino il gruppo avrebbe riso se Dottie
avesse raccontato di sentirsi giusto in vena di una piacevole e lunga
conversazione con Dick, che era spaventosamente bello e infelice
e aveva cos tanto da dare.
Ma il gruppo non avrebbe mai creduto, per niente al mondo,
che Dottie Renfrew sarebbe venuta qui, in questo sottotetto che
puzzava di unto, con Un uomo che quasi non conosceva, che non
faceva mistero delle proprie intenzioni, che aveva bevuto abbondantemente,
e che, di sicuro, non era innamorato di lei. Quando
la metteva cos, con crudezza, non ci credeva quasi neanche lei, e
quel pezzo di s che voleva parlare sperava ancora, forse, di guadagnare
un po' di tempo, cos come lo aveva notato intavolava
sempre una discussione sugli avvenimenti del giorno col dentista
per distoglierlo dall'avviare il trapano. La fossetta di Dottie
ebbe uno spasmo. Che paragone bizzarro! Se l'avessero sentito le altre!
E tuttavia quando la Cosa avvenne, non fu per niente come loro
o anche la mamma avrebbero immaginato; non ci fu niente di
sordido o di sgradevole, nonostante Dick fosse alquanto alticcio.
Era stato molto delicato; l'aveva svestita piano, in un modo molto
pratico, come se la stesse semplicemente aiutando a togliersi un
soprabito. Prese il cappello e la stola e li mise nello sgabuzzino, e
poi le slacci il vestito, chinandosi sui ganci con buffa e imbronciata
concentrazione, un po' come pap quando aiutava la mamma
ad allacciarsi il vestito prima di una festa. Sfilandole di dosso
con attenzione l'abito, diede un'occhiata all'etichetta e poi di nuovo
a Dottie, come per associarle, prima di portarlo con passo sicuro
nello sgabuzzino, e di sistemarlo su un attaccapanni di legno.
Dopo, man mano che le toglieva gli indumenti, li piegava e li appoggiava
cerimoniosamente sulla poltrona, guardando ogni volta
l'etichetta con le sopracciglia aggrottate. Quando lei si ritrov senza
il vestito per un attimo si sent mancare, ma lui la lasci in sottoveste,
come dal dottore, e intanto le tolse le scarpe e le calze e
le slacci il reggiseno e il busto e le mutandine, e cos alla fine,
quando le sfil dalla testa la sottoveste, con una faticosa manovra
per non sciupare la pettinatura, lei quasi non tremava, l in piedi
davanti a lui con addosso solo le sue perle. Forse erano state le tante
visite mediche, o forse era stato proprio Dick, cos distaccato e
impersonale, come si doveva essere nei corsi di arte con le modelle,
a infonderle tanta audacia. Non l'aveva toccata neanche una
volta, spogliandola, le aveva solo sfiorato la pelle per caso. Poi le
pizzic piano ciascuno dei suoi seni pieni e le disse di rilassarsi,
proprio col tono che usava il dottor Perry prima di un trattamento per la sciatica.
Le diede un libro di disegni da guardare, mentre lui andava nello
sgabuzzino, e Dottie si sedette sulla poltrona, cercando di non
ascoltare. Col libro in grembo, studi la stanza con scrupolo, per
conoscere meglio Dick. Le stanze dicevano molto delle persone.
La camera aveva un lucernario e una grande finestra rivolta a nord
ed era di un ordine sorprendente per un uomo; c'era un tavolo da
disegno con sopra un lavoro a cui lei avrebbe tanto voluto dare una
sbirciata, un lungo tavolo disadorno, come un asse da stiro, tende
di canapa, e un copriletto anch'esso di canapa sul letto a una piazza.
Sul cassettone c'era la fotografia incorniciata di una bionda, di
quelle che fanno colpo, con un taglio di capelli corto, severo; doveva
essere Betty, la moglie. Affissi alla parete con delle puntine
c'erano un'istantanea che poteva essere di lei in costume da bagno,
e vari schizzi di nudi, e Dottie ebbe la spiacevole sensazione
che si trattasse sempre di Betty. Aveva fatto del proprio meglio
per non pensare all'amore e per non lasciarsi coinvolgere, perch
sapeva che Dick non avrebbe apprezzato. Era solo attrazione fisica,
aveva continuato a ripetersi, mentre tentava di mantenersi calma
e padrona di s nonostante il cuore che batteva forte, ma adesso,
tutto a un tratto, quando era troppo tardi per tirarsi indietro,
aveva perso il suo sangue freddo, ed era gelosa. Peggio ancora, le
venne l'idea che Dick fosse, insomma, un tipo strano. Apr il libro
di disegni che aveva sulle ginocchia e trov altri nudi, firmati da
un artista moderno che non aveva mai sentito nominare! Un secondo
dopo, neanche lei sapeva dire cosa si fosse aspettata, ma il
ritorno di Dick, per contrasto, ne guadagn.
Entr con addosso un paio di boxer bianchi e in mano un asciugamano
col nome di un albergo, che stese sul letto, dopo aver scostato
le coperte. Le prese il libro dalle mani e lo pos sul tavolo.
Poi la fece sdraiare sul telo, dicendole di nuovo di rilassarsi, con
un tono amichevole, didattico; mentre lui per qualche istante se
ne rimase in piedi sorridente a guardarla, con le mani sui fianchi,
lei, ricordando a se stessa di avere un bel corpo, cerc di respirare
in maniera naturale e abbozz un tenue sorriso forzato. Non
deve succedere niente, se tu non vuoi, piccola. Quelle parole, un
po' enfatiche, le fecero capire quanto spaurita e diffidente dovesse
sembrare. Lo so, Dick, rispose sommessa e grata, con un filo di voce, costringendosi a pronunciare per la prima volta il suo
nome. Vuoi una sigaretta? Dottie scosse la testa e la lasci ricadere
sul cuscino. Tutto a posto, allora? Tutto a posto. Mentre
lui si allung a spegnere la luce, lei sent un'improvvisa e intensa
fitta di eccitazione, proprio l, come le era successo al ristorante
italiano quando lui le aveva detto Vuoi venire da me?
puntandole addosso quegli occhi profondi e offuscati. Adesso si
gir e la guard di nuovo con forza, la mano sulla lampada; gli occhi
di lei, sgranati di stupore per la strana sensazione che avvertiva,
quasi fosse in fiamme, nel punto schermato dalle cosce, lo fissavano,
in attesa di una conferma; poi deglut. In risposta, lui spense
la luce e le si avvicin al buio, sbottonandosi i boxer.
Questa manovra le provoc un attimo di paura. Non aveva mai
visto quella parte di un uomo, salvo che nelle statue e una volta,
a sei anni, quando aveva colto alla sprovvista pap in bagno, ma
aveva il sospetto che fosse qualcosa di brutto e oscuramente gonfio,
circondato da peli ispidi. Perci, era stata molto grata che gliene
fosse risparmiata la vista, che temeva di non poter sopportare,
e trattenne il respiro mentre il corpo estraneo saliva sopra il suo,
che si contraeva. Apri le gambe, le ordin lui, e le gambe si allargarono
obbedienti. La tocc l in fondo, sfregando e accarezzando;
le gambe si allargarono ancora di pi, e lei incominci a
emettere suoni deboli, lamentosi, quasi volesse fermarlo. Lui tolse
la mano, grazie al cielo, e armeggi un attimo; poi la sent, la
cosa che temeva, spinta dentro di lei, mentre lei si faceva forza e
si irrigidiva. Rilassati, sussurr lui. Sei pronta. La cosa era
sorprendentemente calda e liscia, ma faceva un male terribile, con
quella pressione, quelle trafitture. Maledizione, disse lui. Rilassati.
Stai rendendo tutto pi difficile Proprio in quel momento
Dottie emise un debole grido; la cosa era entrata completamente.
Lui le copr la bocca con la mano e poi le sistem le gambe
intorno a s e incominci a muoverla avanti e indietro dentro
di lei. All'inizio faceva cos male che lei a ogni spinta sobbalzava
e cercava di tirarsi indietro, ma a quanto pareva cos non faceva
altro che aumentare la sua determinazione. Poi, mentre stava pregando
che finisse, sorpresa delle sorprese, incominci a prenderci
un po' di gusto. Aveva afferrato l'idea, e anche il suo corpo incominci
a muoversi, in risposta, mentre lui le spingeva dentro lentamente
quella cosa, pi volte, per poi ritirarla lentamente, come
ripetendo una domanda. Il respiro di lei si fece affannoso. Ogni colpo
indugiante, come l'archetto di un violino, la faceva palpitare in
attesa del successivo. Poi, tutto a un tratto, le sembr di esplodere
in una serie di contrazioni lunghe e incontrollabili che quando
finirono la imbarazzarono, come quando si ha il singhiozzo, perch
era come se avesse dimenticato Dick come persona; e lui, come
se lo percepisse, usc subito da lei e le premette quella parte
sulla pancia, spingendo e martellando sulla sua carne. Poi anche
lui ebbe uno spasmo e mugol, e Dottie sent qualcosa di bagnato
e appiccicoso scivolarle sul ventre.
Passarono i minuti; la stanza era sprofondata nel silenzio; attraverso
il lucernario Dottie poteva vedere la luna. Giaceva l, col
peso di Dick ancora sopra di lei, sospettando che qualcosa fosse
andato storto probabilmente per colpa sua. Lui aveva la faccia
girata da un lato, e lei non la vedeva, e il suo petto le schiacciava
i seni tanto che faceva fatica a respirare. I loro corpi erano bagnati,
e il sudore freddo di lui le colava sul viso e le impastava i capelli
sulle tempie e le formava un piccolo rivolo tra i seni; sulle labbra
sentiva un bruciore salato che le ricord con struggimento le lacrime.
Si vergognava della felicit che aveva provato. Lui, era chiaro,
non l'aveva trovata una partner soddisfacente, altrimenti avrebbe
detto qualcosa. Forse la donna non doveva muoversi? Maledizione, 
le aveva detto lui, quando le stava facendo male, con la
stessa voce stizzita di un uomo che dice Maledizione, perch non
si riesce mai a mangiare a un'ora decente?, o qualcosa di altrettanto
poco romantico. Forse era stato il suo grido a rovinare tutto?
Oppure aveva commesso un passo falso alla fine, in qualche
modo? Rimpiangeva che i libri non fossero un po' pi espliciti;
Krafft-Ebing, che Kay e Helena avevano scovato in una libreria
dell'usato e da cui continuavano a leggere ad alta voce, come fosse
molto divertente, descriveva perlopi cose disgustose come uomini
che facevano l'amore con le galline, e anche in questo caso
comunque non spiegavano bene come la cosa avvenisse. Il pensiero
della bionda sul cassettone la riemp di un'invidia senza speranza;
probabilmente in quel momento Dick stava facendo confronti
pesanti. Sentiva il suo fiato, e l'odore dell'alcol stantio che
aveva nelle budella. Nel letto c'era un odore acre, particolare, ed ebbe paura venisse da lei.
L'assal il pensiero terribile che si fosse addormentato, e allora
fece qualche guardingo movimento per tentare di districarsi da
sotto il corpo di lui. Le loro pelli umide, appiccicate insieme, fecero
un rumore come di risucchio quando lei si stacc, senza tuttavia
riuscire a liberarsi dal peso. Allora cap che dormiva. Forse
era stanco, si disse comprensiva; aveva cerchi neri sotto gli occhi.
Ma nel profondo del cuore sapeva che non avrebbe dovuto addormentarsi
come un sasso sopra di lei; era la prova definitiva, se
mai ne aveva bisogno, che lei per lui non significava niente. Quando
si fosse svegliato la mattina dopo, e avesse scoperto che se ne
era andata, probabilmente ne sarebbe stato felice. O magari non
si sarebbe neanche ricordato di chi c'era stata l con lui; non riusciva
a immaginare quanto avesse potuto bere prima di vederla per
cena. Era semplicemente crollato, pens: ecco cos'era accaduto.
Le sembr che l'unica speranza di salvare la propria dignit fosse
di rivestirsi al buio e svignarsela. Ma doveva trovare il bagno, l
fuori da qualche parte nel corridoio buio. Dick inizi a russare. Il
liquido appiccicoso si era seccato e adesso le incrostava l'addome;
sentiva di non poter tornare al Vassar Club senza lavarlo via. Poi,
ecco, il pensiero peggiore di tutti, o quasi. E se aveva incominciato
a eiaculare mentre era ancora dentro di lei? O se aveva usato
uno di quegli affari di gomma e si era rotto quando lei aveva avuto
quelle contrazioni e magari era per questo che era uscito cos di
colpo? Aveva sentito dire che si potevano rompere o che potevano
perdere e che si poteva rimanere incinte anche per una goccia.
Ben determinata, Dottie si sollev e si contorse per liberarsi, finch
Dick alz la testa nella luce della luna e la fiss come se non
l'avesse mai vista. Era tutto vero allora, pens Dottie, sconsolata;
aveva preso sonno e si era dimenticato di lei. Tent di scivolare fuori dal letto.
Dick si tir su e si strofin gli occhi. Ah, sei tu, Boston, 
mugugn, cingendole la vita con un braccio. Scusami, se mi sono
addormentato. Si alz e accese la luce. Dottie si copr in fretta
col lenzuolo e distolse il viso; aveva ancora paura di vederlo
completamente nudo. Devo andare a casa, Dick, disse contegnosa,
adocchiando furtivamente i vestiti piegati sulla poltrona.
Devi? le chiese lui con tono derisorio; stava inarcando le sopracciglia
rossastre, lei se lo immaginava. Non occorre che tu
ti vesta e mi accompagni gi, aggiunse con fare deciso e spiccio,
lo sguardo fisso sul tappetino dov'erano piantati i bei piedi
di lui. Dick si pieg e raccolse i boxer; lei osserv i suoi piedi che
vi si infilavano. Poi alz piano gli occhi e incontr il suo sguardo
interrogativo. Che cosa c', Boston? disse con voce gentile.
Perch sai, non  che le ragazze scappino a casa, dopo la loro
prima notte. Ti ha fatto molto male? Dottie scosse la testa. Perdi
sangue? le chiese. Forza, fammi vedere. La sollev e la
spost pi in gi sul letto trascinando insieme a lei il lenzuolo;
sull'asciugamano c'era una piccola macchia di sangue. Autentico
sangue blu, comment lui, ma in minima quantit. Betty ha sanguinato
come un maiale. Dottie non disse niente. Sputa il rospo,
Boston, sbott lui, accennando col pollice alla fotografia incorniciata.
 lei che ti fa storcere il naso? Dottie fece coraggiosamente
segno di no. C'era una cosa che doveva dire. Dick, 
e chiuse gli occhi, pensi che dovrei farmi una lavanda? Una lavanda?
ripet perplesso. Perch? per cosa? Be', se per caso...
sai... il controllo delle nascite, mormor Dottie. Dick la fiss
e scoppi a ridere; si lasci cadere su una sedia e rovesci la bella
testa all'indietro. Mia cara ragazza, disse, abbiamo appena
utilizzato la pi antica forma di controllo delle nascite. Coitus
interruptus, lo chiamavano gli antichi romani, ed  una bella seccatura.
Pensavo che magari...? disse Dottie. Non pensare. Cosa
pensavi? Te lo giuro, non un singolo spermatozoo sta guizzando
in direzione del tuo irreprensibile ovulo. Come quel tizio della
Bibbia, ho disperso il mio seme sulla terra, o meglio sulla tua
bellissima pancia. Con una mossa rapida scost il lenzuolo prima
che lei potesse fermarlo. Su, disse, metti a nudo i tuoi
pensieri. Dottie scosse la testa e arross. Non l'avrebbe fatto
nemmeno sotto tortura, perch le parole la imbarazzavano in maniera
spaventosa; dicendo lavanda e controllo delle nascite
c'era mancato poco che soffocasse. Adesso dobbiamo ripulirti
per benino, decret lui dopo un momento di silenzio. Si infil
vestaglia e pantofole e spar in bagno. Sembr che fosse passata
un'eternit quando torn con un asciugamano inumidito e le strofin
l'addome. Poi la asciug sfregandola energicamente con l'estremit
asciutta, seduto sul letto vicino a lei. Anche lui aveva un
aspetto molto pi fresco, come se si fosse lavato, e odorava di collutorio
e dentifricio. Accese due sigarette e gliene diede una e sistem
in mezzo a loro un posacenere.
Sei venuta, Boston, sottoline, con un'aria da istruttore soddisfatto.
Dottie lo guard incerta; alludeva a quella cosa che aveva
fatto a cui non voleva pensare? Come hai detto? mormor.
Intendo dire che hai avuto un orgasmo. Dottie fece un suono
gutturale vago e ancora interrogativo; era abbastanza sicura, adesso,
di aver capito, ma la nuova parola la scombussolava. Un climax, 
aggiunse lui, pi brusco. Non vi insegnano queste parole
al Vassar? Oh, disse Dottie, quasi delusa che fosse tutto l.
Allora era...? ma non riusc a finire la frase. S, proprio
cos, annu lui. Almeno, se sono un buon giudice. Allora  una
cosa normale? voleva sapere, incominciando a sentirsi meglio.
Dick si strinse nelle spalle. Non per ragazze del tuo ambiente.
Non la prima volta, di solito. Malgrado le apparenze, probabilmente
hai una forte carica sessuale.
Dottie divent ancora pi rossa. Secondo Kay, un orgasmo era
una cosa molto rara, che il marito riusciva a ottenere solo con uno
studio attento dei desideri della moglie e con pazienti stimolazioni
manuali. Quei termini facevano rabbrividire Dottie, anche solo al ricordo; c'era un brano orribile, tutto in latino, in Krafft-Ebing,
sull'imperatrice Maria Teresa e le istruzioni che il medico
di corte aveva impartito a suo marito; Dottie l'aveva scorso rapidamente
e poi aveva cercato di dimenticarlo. Eppure persino la
mamma lasciava capire che quel genere di soddisfazione era una
cosa che arrivava dopo un bel po' di tempo e di esperienza e che
l'amore faceva una grande differenza. Ma quando la mamma parlava
di soddisfazione, non era ben chiaro cosa intendesse, e neanche
Kay era chiara, tranne quando citava dai libri. Polly Andrews
una volta le aveva chiesto se era come quando ti eccitavi pomiciando
(questo accadeva quando Polly era fidanzata), e Kay aveva
detto s, pi o meno lo stesso, ma adesso Dottie sapeva che si era
sbagliata o per qualche motivo aveva voluto nascondere la verit
a Polly. Lei si era eccitata varie volte, quando ballava con qualcuno
che le piaceva moltissimo, ma era tutta un'altra cosa rispetto a
quello che diceva Dick. Veniva quasi da pensare che Kay non sapesse
di cosa parlava. Oppure che Kay e la mamma intendessero
qualcosa di completamente diverso e che questa cosa con Dick fosse
anormale. E per lui sembrava cos soddisfatto, seduto l, a soffiare
fuori anelli di fumo; probabilmente, avendo vissuto all'estero,
ne sapeva pi della mamma e di Kay.
E adesso cosa ti impensierisce, Boston? Dottie trasal. Avere
una forte carica sessuale, disse gentilmente,  un'ottima cosa
per una donna. Non devi vergognartene. Le prese la sigaretta e
la spense e le appoggi le mani sulle spalle. Su, forza. E naturale
che tu ti senta cos. Post coitum, omne animal triste est, come disse
il poeta romano. Fece scivolare la mano sulla spalla e le tocc
con delicatezza un capezzolo. Stasera il tuo corpo ti ha sorpresa.
Devi imparare a conoscerlo. Dottie annu. Morbido, mormor
lui, premendo il capezzolo tra pollice e indice. Detumescenza,
 quello che ti sta succedendo. Dottie fece un sospiro rapido,
affascinata; i suoi dubbi svanirono. Lui continu a schiacciare,
e il capezzolo si indur. Tessuto erettile, disse con tono
didattico e le tocc l'altro seno. Osserva, aggiunse, e guardarono
entrambi in basso. I due capezzoli erano duri e turgidi, con
un'areola rosa di pelle d'oca intorno; sul seno aveva qualche pelo
scuro. Dottie aspettava tutta tesa. Un potente senso di sollievo la
pervadeva completamente; questi erano proprio i termini che Kay
citava dai manuali sul matrimonio. Sent di nuovo una scossa l
sotto. Le sue labbra si schiusero. Dick sorrise. Senti qualcosa? disse. Dottie annu. Ti va di farlo di nuovo? disse, saggiandola
con la mano. Lei si irrigid; strinse le cosce. Si vergognava della
sensazione violenta che le dita in esplorazione avevano suscitato.
Ma lui tenne la mano l, tra le cosce serrate, e con l'altra le prese
la destra, la guid verso l'apertura della vestaglia e la premette sopra
quella parte di lui, che era morbida e floscia, piuttosto piacevole,
per la verit, tutta arrotolata su se stessa come un verme
grasso. Seduto vicino a lei, la guard in faccia e la accarezz l
sotto, premendo su di s la mano di lei. C' un piccolo rilievo
l, bisbigli; passaci le dita sopra Dottie obbed, esitante;
sent l'organo indurirsi un po', e prov una strana sensazione di
potere. Lott contro l'eccitazione provocata dal pollice che solleticava
la sua parte esterna; ma appena sent lo sguardo di lui su
di s, i suoi occhi si chiusero e le cosce si spalancarono. Lui le liber
la mano, e lei ricadde all'indietro sul letto, ansimando. Il pollice
continu il suo gioco e lei vi si abbandon, concentrandosi totalmente
su una ristrettissima e acuta zona di sensibilit, che improvvisamente
si liber in uno sfarfallio di spasmi nervosi; il suo
corpo si arcu e si sollev e poi giacque immobile. Quando la mano
di lui torn a toccarla, lei la scost debolmente. No, gemette,
girandosi sul ventre. Questo secondo orgasmo, che adesso
riconosceva grazie al primo, anche se era diverso, la lasci irrequieta
e sconcertata; era meno emozionante, pi simile a un
solletico insistente, o allo stimolo ad andare in bagno. Non ti 
piaciuto? chiese lui, voltandole la testa sul cuscino, in modo che
non potesse nascondersi al suo sguardo. Provava orrore all'idea
che l'avesse osservata mentre le faceva quella cosa. Lentamente,
Dottie apr gli occhi e decise di dire la verit. Non come prima,
Dick Dick rise. Una brava ragazza normale. Alcune del tuo
sesso lo preferiscono. Dottie ebbe un brivido; non poteva negare
di averlo trovato eccitante ma le sembrava quasi una perversione.
Lui sembrava leggerle nel pensiero. Non l'hai mai fatto con
una ragazza, Boston? Le fece inclinare il viso in modo da poterlo
scrutare bene. Dottie arross. Dio mio, no. Sei venuta come
un fulmine. Come te lo spieghi? Dottie non disse niente. E da
sola, l'hai mai fatto? Dottie scosse la testa con violenza; l'ipotesi
la feriva. In sogno? Dottie annu, riluttante. Un po'.
Non fino in fondo. Le sfrenate fantasie erotiche di una vergine
di Chestnut Street, sottoline Dick, stirandosi. Si alz e si diresse
verso il cassettone, tir fuori due pigiami e ne lanci uno a
Dottie. Adesso infilatelo e va' in bagno. La lezione per stasera  finita.
Chiusa a chiave nel bagno comune, Dottie incominci a fare il
punto. Chi l'avrebbe mai detto? imit Pokey Prothero, fissando
attonita lo specchio. Il suo viso florido, con le sopracciglia
folte, il naso lungo e gli occhi castano scuro, aveva l'aria bostoniana
di sempre. Una del gruppo aveva detto che sembrava nata
col tocco accademico in testa. C'era qualcosa di professorale nel
suo aspetto, lo vedeva anche lei, con quel pigiama da uomo e la
mascella volitiva del New England che sbucava dal colletto, facendola
assomigliare a un vecchio giudice o a un merlo appollaiato
su una staccionata. Pap ogni tanto scherzando diceva che
avrebbe dovuto fare l'avvocato. E tuttavia c'era quella fossetta
scherzosa annidata nella guancia, e l'amore per il ballo e per cantare
in compagnia... temeva di avere una doppia personalit, di
essere un vero Dottor Jekyll e Mister Hyde. Immersa nei propri
pensieri, Dottie si sciacqu la bocca col collutorio di Dick e rovesci
la testa all'indietro per fare i gargarismi. Si tolse il rossetto
con un pezzo di carta igienica e scrut preoccupata il sapone nel
portasapone di Dick, pensando alla propria pelle sensibile. Doveva
fare molta attenzione, ma il bagno, not con gratitudine, era
scrupolosamente pulito e tappezzato di avvisi della padrona di casa:
Per favore lasciate questo locale come vorreste trovarlo. Grazie
per la collaborazione; Per favore quando fate la doccia usate
il tappetino. Grazie. L'affittacamere, riflett Dottie, doveva
essere di vedute assai larghe, se non aveva nulla da eccepire alle
visite femminili. Dopotutto, Kay aveva passato qui con Harald degli interi fine settimana.
Non voleva pensare alle donne che Dick aveva avuto ospiti, a
parte Betty, che era gi stata menzionata. E se ci avesse portato
Lakey, l'altra sera, dopo che avevano accompagnato lei a casa?
Con un profondo sospiro, si appoggi al lavandino e si strofin
nervosamente la mascella. Lakey, pens, non gli avrebbe consentito
di fare quello che aveva fatto con lei-, con Lakey lui non avrebbe
osato. Questo ordine di pensieri, tuttavia, era troppo sconvolgente
da seguire. Come aveva intuito che lei glielo avrebbe permesso?
C'era una cosa strana a cui si era sforzata di non pensare:
non le aveva dato un vero bacio, neanche uno. Certo, potevano
esserci delle spiegazioni; forse non voleva che lei sentisse che puzzava
di alcol, o magari era lei ad avere l'alito cattivo...? No, si disse
Dottie con decisione; doveva smetterla con questi pensieri. Una
cosa era chiara, se ne sarebbe accorto chiunque. Dick aveva sofferto,
e aveva sofferto molto, per colpa di una donna, o delle donne
in genere, si ripet annuendo col capo. Aveva diritto di agire
come voleva, per quanto la riguardava. Se non si sentiva di baciarla,
erano affari suoi. La sua limpida voce di contralto si alz a
canticchiare mentre si ravviava i capelli con un pettinino da tasca:
 quel tipo di uomo che ha bisogno di quel tipo di donna come
me-e. Si diresse alla porta con un allegro passo di danza, inciampando
un po' nel pigiama lungo. Tirando la cordicella della luce centrale schiocc le dita.
Una volta sistemata nel letto stretto, con Dick sprofondato nel
sonno accanto a lei, i pensieri di Dottie volarono con affetto alla
madre, laureata nel 1908. Per quanto si sforzasse di scivolare in
un bel sonno ristoratore dopo una giornata terribilmente stancante,
non vedeva l'ora di parlare e condividere le esperienze di quella
sera con la persona che considerava la pi cara al mondo, che
non condannava n censurava mai, ed era sempre cos interessata
a quello che facevano i giovani. Ripercorrendo i momenti della
propria iniziazione, non vedeva l'ora di descrivere alla madre la
scena: questa stanza spoglia nella parte pi occidentale del
Greenwich Village, il raggio di luna che cadeva sul copriletto di
canapa, il tavolo da disegno, l'unica bergre, con la sua graziosa foderina
di una sorta di tessuto per tendoni, e poi Dick, naturalmente,
un personaggio unico, col suo inquieto viso cesellato, e quel
vocabolario incredibile. C'erano tanti particolari degli ultimi tre
giorni che sarebbero piaciuti alla mamma: il matrimonio, la visita
con lui e Lakey al Whitney Museum quel pomeriggio, e poi la loro
cena a tre in un minuscolo ristorante italiano, con davanti un
tavolo da biliardo e il vino versato in calici bianchi e lui e Lakey
che discutevano di arte e poi il giorno dopo la visita al Modern
Museum, di nuovo loro tre, e a una mostra di scultura modernista,
e come Dottie non avesse mai sospettato che lui fosse anche
solo sfiorato dal pensiero di lei, perch vedeva che era affascinato
da Lakey (e chi non lo sarebbe stato?), e ne era ancora sicura quando
quella mattina lui era comparso alla nave per salutarla, con la
scusa di passarle dei nomi di pittori da incontrare a Parigi. Anche
quando le aveva chiesto, sulla banchina, dopo che la nave era salpata
e c'era stata per un attimo una sensazione di vuoto, di cenare
con lui quella sera nello stesso ristorante (che fatica a trovarlo
in tass, dal New Weston!), si era detta che era perch era amica
di Lakey. Era spaventata a morte all'idea di restare sola con lui
perch temeva che si annoiasse. E in effetti lui era stato piuttosto
silenzioso e assorto finch l'aveva guardata dritto negli occhi e se
ne era uscito con quella domanda: Vuoi venire da me? Avrebbe
mai, mai potuto dimenticare il tono noncurante della sua voce mentre lo diceva?
Quello che avrebbe stupito la mamma, senza dubbio, era il fatto
che da parte di nessuno dei due c'erano stati pensieri d'amore.
Sentiva la propria voce bassa spiegare alla graziosa genitrice dallo
sguardo luminoso come lei e Dick fossero stati insieme su una
base del tutto diversa. Dick, poveretto, annunciava la sua voce con
indifferenza, era ancora innamorato della moglie da cui aveva divorziato
e, oltretutto (e qui Dottie tirava un bel sospiro profondo
e chiamava a raccolta le proprie forze), era fortemente attratto da
Lakey, la sua migliore amica di quest'anno. Nella fantasia di Dottie,
gli occhi azzurri della madre si spalancavano e il lieve tremito
della testa le faceva ondeggiare i riccioli dorati, mentre Dottie si
chinava in avanti, teatrale, e ripeteva Si, mamma, ci potrei giurare
anche adesso. Fortemente attratto da Lakey. L'ho capito quella
sera. La scena, che lei provava con la fantasia, si svolgeva nel
salottino della madre in Chestnut Street, anche se la madre, in
realt, era gi partita per il cottage di Gloucester, dove Dottie era
attesa l'indomani o il giorno ancora successivo: la minuta Mrs Renfrew
indossava il suo abito di sartoria in lino irlandese blu cobalto,
che le lasciava nude le braccia, abbronzate dalla pratica del golf;
Dottie portava il vestito sportivo di shantung e delle scarpe scollate
bianche e marroni. Terminato il suo pezzo, si fissava le punte
dei piedi, e giocherellava con la pieghettatura del vestito, aspettando
tranquilla che la madre parlasse. S, Dottie, capisco. Credo
di poter capire. Entrambe parlavano con voci basse, piane e
musicali, la madre in modo lievemente pi sincopato, e lei con un
leggero rombo. L'atmosfera era solenne e pensosa. Sei sicura,
cara, che l'imene si sia perforato? Dottie annuiva enfatica. Anche
Mrs Renfrew, figlia di un missionario medico, in giovent era
stata malata, e questo l'aveva resa ansiosa sull'aspetto fisico delle cose.
Dottie si rigirava senza pace nel letto. La mamma ti piacer
tantissimo, diceva a Dick nella propria testa.  una persona di
una vitalit incredibile, e molto pi bella di me: magra, con una
figura splendida, gli occhi azzurri e i capelli biondi che incominciano
appena a ingrigire. Si  tirata fuori dalla malattia con la sola
forza di volont, quando ha incontrato mio padre, all'ultimo anno
di universit, proprio quando i dottori avevano detto che
avrebbe dovuto abbandonare gli studi. Aveva deciso che non era
giusto che una persona malata si sposasse, e cos  guarita. Ha una
grande fede nell'amore; come tutti noi. Qui Dottie arross e cancell
le ultime parole. Doveva evitare a tutti i costi che Dick pensasse
che lei avrebbe rovinato la loro storia innamorandosi di lui;
una frase del genere poteva risultare fatale. Per mostrargli che non
c'era pericolo, la cosa migliore, pensava, era fare una dichiarazione
di qualche tipo, che chiarisse la sua posizione. Anch'io sono
molto religiosa, Dick, si cimentava con un sorriso conciliante.
Penso per di essere pi panteista della maggior parte dei praticanti.
Amo la Chiesa per i suoi riti, ma credo che Dio sia ovunque.
La mia generazione  un po' diversa da quella della mamma.
Io penso noi tutte pensiamo che l'amore e il sesso possono
essere due cose distinte. Non che lo debbano essere per forza, ma
possono esserlo. Non bisogna forzare il sesso a fare le funzioni dell'amore,
n l'amore a fare quelle del sesso che pensiero profondo,
non ti sembra? aggiungeva in fretta, con una risatina nervosa,
quando l'ispirazione cominciava a tradirla. Una delle nostre
insegnanti pi anziane ha detto a Lakey che bisogna vivere
senza amore, imparare a non averne bisogno, per poter vivere con
amore. Lakey era molto colpita. Non sei d'accordo? La voce immaginaria
di Dottie si era fatta sempre pi timida man mano che
ammanniva la sua filosofia all'uomo che le dormiva accanto.
La sua fantasia aveva osato citare Lakey parlando d'amore perch
voleva mostrargli che non era gelosa della bella tenebrosa, come
la chiamava sempre lui; non gli piaceva il nomignolo Lakey.
Dottie aveva notato una cosa, che quando Lakey lo guardava, ogni
volta lui si sistemava la cravatta con aria svagata, come uno che
scorge la propria immagine riflessa in uno specchio della metropolitana.
E anche che con lei era sempre serio, e mai sarcastico o
cupo, anche quando si trovavano in disaccordo sull'arte. E tuttavia
mentre la salutavano con la mano dal molo, Dottie nel tentativo
di guadagnarsi la sua fiducia e condividere Lakey con lui, aveva
mormorato pi di una volta: Non  una donna affascinante? 
ma Dick si era limitato ad alzare le spalle, come se lo stesse disturbando.
 una bella testa, aveva replicato l'ultima volta che Dottie l'aveva detto.
Adesso che Lakey era in mezzo all'oceano e che lei era a letto
col tepore di Dick al suo fianco, si arrischi a formulare una nuova
teoria. Era forse possibile che Dick provasse per Lakey un'attrazione
platonica, e che invece con lei fosse pi una cosa fisica?
Lakey era intelligentissima e sapeva un sacco di cose, ma la maggior
parte delle persone la trovava fredda. Forse Dick apprezzava
la sua bellezza solo in quanto artista, e invece in un altro senso preferiva
Dottie. Non era un'idea granch convincente, nonostante
quello che lui aveva detto sul suo corpo, sorprendendola, e tutto
il resto. Kay diceva che gli uomini raffinati badavano pi al piacere
della donna che al proprio, ma Dick (Dottie tossicchi delicatamente)
non le era sembrato travolto dalla passione, neppure
quando l'aveva eccitata in quel modo incredibile. Al pensiero di
Kay fu invasa da un senso di sconforto. Kay le avrebbe detto senza
mezzi termini che non aveva il potenziale elettrico di Lakey,
e che Dick la stava chiaramente usando come un suo surrogato,
perch Lakey rappresentava una sfida eccessiva, era troppo bella
e ricca e affascinante per lui e per quella sua squallida stanza
ammobiliata. Dick non vuole una ragazza che lo coinvolga sentimentalmente,
Renfrew, sentiva gi dire Kay, con la sua voce alta
e supponente dell'Ovest, come finirebbe col fare Lakey. Tu,
per lui, sei solo uno sfogo, la valvola di sicurezza di una notte.
Le parole sicure di Kay agivano su Dottie come uno schiacciasassi
perch sentiva che erano vere. Kay probabilmente avrebbe anche
aggiunto che Dottie aveva voluto essere alleggerita della propria
verginit e che stava usando Dick solo come uno strumento.
Era vero anche questo questo pensiero orrendo? Era cos che
Dick l'aveva vista? Kay era animata da buone intenzioni, quando
spiegava le cose con tanta chiarezza, e la cosa terribile era che in
genere aveva ragione. O almeno dava sempre l'impressione di aver
ragione, con tutto il suo distacco e inconsapevole com'era di ferire
i sentimenti altrui. Nel momento stesso in cui Dottie si lasci
andare ad ascoltarla, sia pur solo con l'immaginazione, perse la propria
forza e divent la persona che Kay aveva decretato che fosse:
una vecchia zitella bostoniana legata alla madre da un cordone
d'argento. Era lo stesso con tutte le pi deboli del gruppo. Kay
aveva l'abitudine di impossessarsi delle loro storie sentimentali,
come aveva detto una volta Lakey, e di restituirle ristrette ed etichettate,
come biancheria portata a lavare. Cos era successo col
fidanzamento di Polly Andrews. Il ragazzo che lei doveva sposare
aveva in famiglia un ramo di pazzia, e Kay aveva mostrato a
Polly cos tante tabelle sull'ereditariet che Polly aveva rotto con
lui e aveva avuto un crollo ed era finita in infermeria. E ovviamente
Kay aveva ragione: chiunque sarebbe stato d'accordo sul
fatto che Mr Andrews era gi abbastanza di suo un problema senza
bisogno di entrare in una famiglia in cui c'erano state in passato
storie di depressione. Il consiglio di Kay era che Polly vivesse
con lui, visto che lo amava, e pi avanti sposasse qualcun altro,
quando avesse avuto voglia di avere dei figli. Ma Polly non ne aveva
il coraggio, anche se lo desiderava moltissimo. Tutto il gruppo,
tranne Lakey, la pensava come Kay, almeno quanto a evitare il matrimonio,
ma nessuna aveva cuore di dirlo a Polly cos apertamente.
Di solito andava cos: Kay se ne usciva fuori all'improvviso e diceva
alla persona in questione quello che le altre bisbigliavano tra loro.
Dottie sospir. Sperava che Kay non venisse a sapere di lei e
Dick. Ma tutto sommato era abbastanza inevitabile, essendo lui
amico di Harald. Non che Dick l'avrebbe detto, essendo un gentiluomo
e pieno di riguardi; era pi probabile che lo raccontasse
lei stessa, perch Kay era molto brava a tirarti fuori le cose. Alla
fine gliele dicevi, perch desideravi sapere la sua opinione pi di
quanto desiderassi non saperla. Avevi paura di aver paura della verit.
Per di pi Dottie sentiva di non poterlo raccontare alla madre,
in realt, almeno per molto tempo, perch la madre, essendo
di un'altra generazione, per quanto si fosse sforzata non avrebbe
mai visto la cosa come la vedeva lei, e la divergenza l'avrebbe solo
resa inquieta e infelice. Avrebbe voluto conoscere Dick, e poi
l'avrebbe conosciuto anche pap, e avrebbero incominciato a far
domande sul matrimonio, cosa che era del tutto fuori questione.
Dottie sospir ancora. Sapeva che doveva raccontarlo a qualcuno
non nei dettagli pi intimi, certo, ma per il fatto stupefacente di
aver perso la verginit e quel qualcuno non poteva che essere Kay.
Poi Kay avrebbe discusso di lei con Dick. Questa era la cosa
da cui Dottie pi rifuggiva; non sopportava l'idea di Kay che la sezionava
e analizzava e illustrava la sua storia medica e i circoli frequentati
dalla mamma e i rapporti di affari di pap e la loro precisa
collocazione sociale a Boston, che Kay sovrastimava di gran
lunga non erano affatto dei bramini, parola orrida. Negli occhi
di Dottie si accese un bagliore divertito; Kay era talmente ingenua,
con tutte le sue arie da saputella sui circoli e sul bel mondo.
Qualcuno avrebbe dovuto dirle che oggigiorno solo le persone
noiose o, in tutta franchezza, esterne al giro, erano interessate
a queste cose. Povera onesta Kay: cinque volte, si ricord Dottie
nel dormiveglia, prima della penetrazione, e con quanto sangue e
quanto male. Lakey non diceva forse che era di pelle coriacea come
un bufalo? Il sesso, Dottie riteneva, era solo questione di seguire
l'uomo, come nel ballo; e Kay era una ballerina pessima e
cercava sempre di condurre lei. La mamma aveva abbastanza ragione,
si disse senza difficolt, scivolando nel sonno: era un enorme
errore far ballare le ragazze tra loro, come succedeva in tanti collegi di second'ordine.
...
.
...
Capitolo terzo.
...
.
...
Procurati un pessario. La chiusa biascicata di Dick, mentre la mattina dopo la sospingeva deciso verso la porta, precipit sulle orecchie di Dottie con l'effetto di una tremenda mazzata. In
preda allo sconcerto, cap Procurati un pecari, e nella sua coscienza abbacinata, come una diapositiva su uno schermo, pass l'immagine del rozzo mammifero simile al maiale che avevano studiato in zoologia, seguita dagli orribili ricordi di Krafft-Ebing e della ragazza che al Vassar aveva una capra. Era forse una variante che lei avrebbe dovuto conoscere della barzelletta sulla vecchia zitella?
Le lacrime le inumidirono gli occhi, anche se aveva cercato
di ricacciarle sbattendo le palpebre. Evidentemente, Dick la detestava
per quello che era successo tra loro quella notte; certi uomini
erano cos, diceva Kay, dopo che si erano abbandonati alla
passione: sciupio di spirito in vergognoso spreco. Avevano fatto
una squallida colazione, che aveva preparato lui, senza permetterle
di aiutarlo, su un fornelletto nello sgabuzzino uova strapazzate
e caff e i resti di una ciambella al caff della panetteria;
niente frutta o succo. Mentre mangiavano lui non aveva quasi detto
una parola; le aveva passato le prime pagine del giornale e se ne
era rimasto l seduto col suo caff a leggere l'inserto sportivo e i
piccoli annunci. Quando lei aveva tentato di passargli le pagine
delle notizie, le aveva respinte con impazienza. Eppure fino a quel
momento si era detta che forse si era semplicemente alzato col
piede sinistro, come diceva mamma; anche pap qualche volta la
mattina era di cattivo umore. Adesso, per, sentiva che era inutile
continuare a fingere: lo aveva perso. L in vestaglia, coi capelli
in disordine e il suo sorriso crudele e il suo pungente sarcasmo, le
ricordava qualcuno. Naturalmente, Amleto che respinge Ofelia.
Vattene in convento. Io non ti ho amato mai. Ma lei non poteva
dire, come Ofelia, Fui dunque doppiamente ingannata (che
era il momento pi patetico della tragedia, a detta di tutto il corso),
perch Dick non l'aveva ingannata; era lei che si era presa in
giro da sola. Lo fiss, deglutendo a fatica; da un occhio le scivol
una lacrima. Un contraccettivo femminile, un cappuccio, chiar
Dick impaziente. Lo puoi avere da una dottoressa. Chiedi alla
tua amica Kay.
All'improvviso cap; il suo cuore fece una capriola. In una persona
come Dick, cant gioioso il suo istinto femminile, quella era
di sicuro la lingua dell'amore. Ma era un errore mostrare a un uomo
che, sia pur per un istante, non ti eri sentita sicura di lui. S,
Dick, sussurr, con la mano che tormentava il pomello della porta,
mentre lasciava che il suo sguardo gli dicesse che momento
profondo, sacro era quello, quasi un mutuo voto solenne. Per fortuna
lui non poteva neanche lontanamente immaginare cosa le era
passato prima per la mente sul conto del pecari! Di fronte alla felicit
sul viso di lei Dick inarc le sopracciglia e si rannuvol. Io
non ti amo, Boston, lo sai questo, disse con tono ammonitore.
S, Dick, replic. E tu devi promettermi di non innamorarti
di me. S, Dick, ripet, con voce pi fioca. Mia moglie dice
che sono un bastardo, ma a letto continuo a piacerle.  un fatto che
devi accettare. Se  questo che vuoi, puoi averlo.
Lo voglio, Dick, disse Dottie con voce flebile ma decisa.
Dick si strinse nelle spalle. Non ti credo, Boston. Ma si pu fare
un tentativo. Gli sal alle labbra un sorriso malinconico. La
maggior parte delle donne non mi prende sul serio quando pongo
le mie condizioni. E poi ci soffrono. Nel fondo della loro testa, si
sono fatte il piano di farmi innamorare di loro. Io non mi innamoro.
Gli occhi affettuosi di Dottie lo stavano canzonando. E
Betty, allora? Lui gir la testa verso la foto. Pensi che io la
ami? Dottie annu. Sembrava molto serio. Ascolta, disse.
Betty mi piace pi di quanto mi sia mai piaciuta qualsiasi altra
donna. Mi fa ancora infoiare, se si pu chiamare amore questo.
Dottie abbass gli occhi e scosse la testa. Ma non voglio cambiare
la mia vita per lei, e cos mi ha mollato. Non la biasimo; io
avrei fatto lo stesso, fossi fatto come lei. Betty  una vera donna.
Le piacciono i soldi, i cambiamenti, le emozioni, gli oggetti, i vestiti,
le cose materiali. Si sfreg col pollice la linea forte della mascella,
come stesse analizzando un problema difficile. Io odio le
cose materiali.  buffo, perch uno penserebbe che le odio perch
significano stabilit, giusto? Dottie annu. Ma a me piace la
stabilit;  questo il guaio! Adesso era teso ed eccitato; mentre
parlava si torceva nervosamente le mani. A Dottie sembr d'un
tratto un ragazzino, come i giovani bagnini inquieti nelle loro barche
al largo di Cape Ann che qualche volta passavano al cottage a
parlare con la mamma del loro futuro. Ma del resto era cos che lui
doveva essere stato, una volta, cresciuto com'era a Marblehead in
mezzo ai villeggianti; aveva la costituzione di un nuotatore, e lei
se lo immaginava, concentrato, nel canotto di salvataggio, con una
di quelle giacche rosse la mamma diceva che quei ragazzi erano
spesso segnati per la vita dall'esperienza di non essere n carne n
pesce, di vivere tra i villeggianti ma non essere dei loro.
Mi piace la vita da uomini, disse. Il bar. L'aria aperta.
Pescare, andare a caccia. Mi piacciono i discorsi da maschi, che
non vogliono arrivare da nessuna parte ma girano sempre in tondo.
Per questo bevo. A Parigi mi trovavo bene, tra pittori, giornalisti,
fotografi. Io sono un esule per natura; se ho qualche dollaro
o qualche franco in tasca, sono soddisfatto. Come pittore non
sfonder mai, ma so disegnare e fare un bel lavoro pulito un lavoro
onesto. Ma odio i cambiamenti, Boston, e non voglio cambiare.
 cos che faccio fiasco con le donne. Le donne si aspettano
che una storia vada sempre migliorando, e se non succede pensano
che stia peggiorando. Credono che pi ci vado a letto insieme
pi mi piaceranno, e se non mi piacciono sempre di pi pensano
che io mi stia stancando di loro. Ma per me  sempre la stessa cosa.
Se mi piace la prima volta, so che continuer a piacermi. Stanotte
mi sei piaciuta e continuerai a piacermi per tutto il tempo
che vorrai venire qui. Ma non farti venire l'idea che mi piacerai di
pi. Con le ultime parole nella sua voce era intervenuta una nota
brutale, minacciosa; se ne stava l diritto, fissandola con durezza
e ondeggiando un po' sui piedi infilati nelle pantofole. Dottie
gli tocc la nappa sfilacciata del cordone della vestaglia. Va bene, Dick, sussurr.
Una volta che ti sei organizzata, puoi portare le tue cose qui
da me e te le terr io. Dammi solo un colpo di telefono dopo che
sei stata dal dottore. Una zaffata dell'alcol della sera precedente
le alit in faccia; indietreggi di un passo e volt la testa. Aveva
sperato di conoscerlo meglio, ma adesso, tutto a un tratto, la
sua strana filosofia di vita le produsse una sensazione sgradevole.
Come poteva inserirlo nella sua estate, per esempio? Lui sembrava
non rendersi conto che lei doveva andare a Gloucester, come
sempre. Fossero stati fidanzati, avrebbe potuto andare a trovarla,
ma naturalmente non lo erano n mai lo sarebbero stati; era questo
che le stava dicendo. Con suo grande orrore, adesso che lui
aveva dichiarato che la voleva, ma alle sue condizioni, lei si trov
ad avere dei ripensamenti: e se aveva perso la verginit con un uomo
che le faceva paura e che, dalla sua stessa descrizione, sembrava
piuttosto un cattivo soggetto? Per un attimo Dottie si sent
in trappola, ma la sua educazione le aveva instillato il principio che
era segno di bassa estrazione l'idea di potersi essere sbagliati su
una persona. Non posso portarti fuori, disse lui con tono pi
gentile, come se le leggesse nel pensiero. Posso solo chiederti
di venire qui ogni volta che sei in citt. Ci sar fuori lo stuoino di
benvenuto. Ho solo il mio letto da offrirti. Non vado a teatro o
nei locali notturni, e al ristorante molto di rado. Dottie apr la
bocca, ma Dick scosse la testa. Non mi piacciono le donne che
vogliono pagarmi il conto. Quello che guadagno coi manifesti e qualche
lavoro su ordinazione basta per le mie poche esigenze: il biglietto
del bus, il conto del bar, e un po' di frugale cibo in scatola.
Le mani intrecciate di Dottie fecero un gesto di piet e di rimorso;
si era dimenticata che era povero, che poi era la ragione, ovviamente,
per cui era cos brusco e sgarbato sulla questione di frequentarla 
era l'orgoglio a farlo parlare in quel modo. Non preoccuparti, la
rassicur. Ho una zia su a Marblehead che ogni tanto si fa viva
con un assegno. Un giorno, se campo abbastanza, sar il suo erede.
Ma io odio i beni materiali, Boston scusami se ti considero in termini
generali. Odio la fregola di accumulare. Non mi piace questa
societ frenetica. Dottie sent che era arrivato il momento di avanzare
una cortese rimostranza; pensava che la zia di Dick non avrebbe
approvato molto quel punto di vista. Ma Dick, disse calma,
ci sono beni veri e beni falsi. Se tutti la pensassero come te, il genere
umano non sarebbe mai arrivato da nessuna parte. Vivremmo
ancora nelle caverne. Non avrebbero neanche inventato la ruota!
La gente ha bisogno di incentivi, forse non di un incentivo monetario...
Dick rise. Devi essere la cinquantesima donna che me
lo dice. Torna a merito dell'istruzione obbligatoria, che tutte le volte
che una ragazza incontra Dick Brown parli della ruota e della leva.
C' persino stata una prostituta francese che mi ha parlato del
fulcro. Ciao Dick, disse rapida Dottie. Non voglio sottrarre
tempo al tuo lavoro. Non vuoi prendere il mio numero di telefono? 
chiese lui, scuotendo la testa in un finto rimprovero.
Lei gli tese l'agendina di pelle blu, e lui con la sua grossa matita da
disegno scrisse il nome e il numero della padrona di casa adornandoli
con uno svolazzo; aveva una scrittura molto singolare. Ciao,
Boston. Le prese il mento lungo tra pollice e indice e lo fece oscillare
avanti e indietro, con aria distratta. Ricordati: niente tiri
mancini; niente innamoramenti. Parola?
Nonostante questo impegno, il cuore di Dottie era in festa,
mentre tre giorni dopo sedeva a fianco di Kay Petersen nella sala
d'attesa di una dottoressa. Le azioni contavano pi delle parole, e
qualunque cosa Dick dicesse, restava il fatto che l'aveva mandata
qui, perch le fosse infilato, per procura, l'anello o pessario a
diaframma che la dottoressa dispensava. Coi capelli ondulati di
fresco e la carnagione radiosa grazie a un trattamento di bellezza,
aveva un'aria di quieta sicurezza, l'aria di una matrona soddisfatta,
quasi come la madre e le sue amiche. La sua compostezza era
dovuta all'informazione. Kay stentava a crederlo, ma Dottie, da
sola, aveva fatto visita a un centro per il controllo delle nascite e
l aveva avuto il nome di una dottoressa e un fascio di dpliant che
descrivevano un'infinit di aggeggi tamponi, spugne, diaframmi
a bottone, a forcella, a farfalla, ditali, anelli di seta, e spirali e le
virt e i difetti di tutti. Il nuovo aggeggio raccomandato a Dottie
dal centro godeva dell'appoggio dell'intera classe medica americana;
era stato scoperto da Margaret Sanger in Olanda e adesso per
la prima volta veniva importato in grossi quantitativi negli Stati
Uniti, dove i nostri produttori potevano imitarlo. Combinava il
massimo di protezione col minimo di scomodit e poteva essere
adoperato da qualsiasi donna di buona o media intelligenza che seguisse
le istruzioni di uno specialista.
Quest'articolo, un cappuccio di gomma montato su una molla
a spirale, poteva essere di varie misure e l'avrebbero provato nella
vagina di Dottie, per verificarne taglia, comodit eccetera, proprio
come si provavano varie lenti per gli occhi. La dottoressa lo
avrebbe inserito, e dopo aver controllato che fosse della misura
giusta, avrebbe insegnato a Dottie come infilarlo, come spalmarci
sopra il gel contraccettivo e mettercene uno spruzzo nel mezzo,
come accucciarsi nella posizione giusta, piegare il diaframma tra
pollice e indice della mano destra e nel contempo schiudere le grandi
labbra con la sinistra, e infilarlo di sbieco, in modo che finisse al
suo posto, coprendo la cervice, e infine come seguirlo col medio
della mano destra, individuare la cervice o il collo dell'utero e assicurarsi
che fosse coperto dalla gomma. Una volta provata la procedura
pi volte con soddisfazione della dottoressa l presente, a
Dottie sarebbe stato insegnato come e quando fare le lavande, quanta
acqua usare, l'inclinazione giusta per l'irrigatore, e come tenere
le labbra ben ferme intorno all'ugello lubrificato in modo da ottenere
il massimo risultato. Al momento di lasciare l'ambulatorio,
l'infermiera le avrebbe consegnato una busta marrone con un tubetto
di gel vaginale e una scatoletta piatta con dentro il contraccettivo
personalizzato di Dottie. L'infermiera l'avrebbe istruita sulla
manutenzione del diaframma: a lavarlo dopo ogni utilizzo, ad
asciugarlo con cura, e a cospargerlo di talco prima di riporlo nella sua scatola.
Kay e Harald per poco non svennero quando seppero cosa aveva
combinato Dottie, alle loro spalle. Lei and a trovarli nel loro
appartamento, portando come regalo di nozze una lattiera d'argento
in stile georgiano, esattamente il tipo di cosa che ti infligge
una vecchia zia, e un fascio di peonie; Kay non avrebbe potuto
provare delusione maggiore, al pensiero che per gli stessi soldi
avrebbero potuto portarsi via qualcosa di semplice e moderno dal
negozio danese di Jensen. Poi, mentre Harald era in cucina a preparare
la cena (frutti di mare sminuzzati, del nuovo tipo in scatola,
su pane tostato), Dottie aveva tranquillamente detto a Kay, che
voleva sapere cosa aveva fatto negli ultimi tempi, di essersi presa
Dick Brown come amante. Sulla bocca di Dottie, quella formulazione
imperiale fu semplicemente perfetta; Kay la memorizz subito
per riferirla a Harald. Era successo proprio la sera prima, a
quanto pareva, nello studio di Dick, e gi oggi Dottie si era precipitata
al centro per il controllo delle nascite e si era procurata tutti
quegli opuscoli che aveva nella borsetta. Kay non sapeva cosa
dire, ma la sua faccia doveva mostrare quanto fosse sgomenta. Dottie
doveva essere pazza, pens. Sotto quella sua maschera virile,
questa era un'espressione di Harald, Dick Brown aveva una personalit
molto contorta, era un dipsomane e un misogino violento,
con un terribile complesso di inferiorit per quello che era successo
con quella moglie di famiglia molto su. I suoi motivi erano
evidenti; usava Dottie per far pagare alla buona societ la ferita
che questa aveva inflitto al suo ego Kay non vedeva l'ora di sentire
l'analisi che avrebbe fatto Harald, una volta soli. Ma nonostante
l'impazienza, chiese a Dottie di fermarsi per cena, con grande
sorpresa di Harald, quando entr col vassoio degli aperitivi: dopo
che lui fosse uscito per andare al teatro, Dottie le avrebbe di
certo detto di pi. Ho dovuto invitarla, si scus con Harald,
con un rapido scambio di battute in cucina. Gli accost le labbra
all'orecchio. E successa una cosa tremenda, e noi siamo responsabili!
Dick Brown l'ha sedotta.
Eppure ogni volta che guardava Dottie, l seduta nel loro soggiorno,
cos serena e convenzionale con le sue perle e il suo completo
di sartoria, con dettagli bianchi e un elegante cappello alla
marinara blu scuro, che sorseggiava il suo Clover Club dal calice
di Russel Wright e si detergeva un baffo di bianco d'uovo dal lungo
labbro superiore con una salviettina da cocktail, non riusciva
proprio a immaginarsela a letto con un uomo. Poi, Harald disse
che era un bocconcino abbastanza appetitoso, coi suoi modi da
scoiattolo, e i suoi amichevoli occhi castani che luccicavano di muta
allegria e le ciglia che sbattevano ogni volta che lo guardava.
Quello che lui non capiva era che molto lo facevano i vestiti, perch,
grazie a una madre intelligente, Dottie vestiva alla perfezione:
era l'unica della rappresentanza bostoniana al Vassar che aveva
il buon senso di non indossare gli abiti di tweed e gli sciarponi
scozzesi, che davano a quelle poverine l'aria di tristi e anziane governanti
in gita domenicale. Ma, a dire di Harald, la sua figura dal
seno pieno, rivelata dalle camicette sciancrate, era una promessa
di sensualit. Probabilmente il fatto che fosse stato Dick stesso, di
sua iniziativa a quanto sembrava, a dirle di procurarsi un pessario
significava qualcosa, Kay non poteva negarlo.
Ti ha detto di consultarti con me? ripet Kay, meravigliata
e anche lusingata, mentre lavavano i piatti, dopo che Harald era
uscito. Aveva sempre pensato di non essere simpatica a Dick. La
realt era che, pur essendo a conoscenza dei diaframmi, lei non ne
possedeva uno. Con Harald aveva sempre usato i suppositori, e
adesso la imbarazzava un po' doverlo confessare a Dottie, che sembrava
aver fatto progressi sorprendenti rispetto a lei e dopo solo
una notte... Invidiava a Dottie l'intraprendenza che l'aveva portata
al centro per il controllo delle nascite; prima di sposarsi, lei
non ne avrebbe mai avuto il coraggio. Dottie voleva sapere se secondo
Kay era un buon segno che Dick glielo avesse detto, e Kay
dovette riconoscere che in apparenza lo era; poteva solo significare
che Dick voleva andare a letto con lei spesso, ammesso che questa
fosse una buona cosa. Analizzando le proprie emozioni, Kay si
rese conto di essere piccata; la urtava il fatto che Dottie a letto potesse
essere meglio di lei. Tuttavia, la verit la spinse a dire a Dottie
che se per lui fosse stata solo un'avventura senza significato, si
sarebbe limitato a usare i profilattici (come aveva fatto Harald all'inizio)
o avrebbe praticato il coito interrotto.  chiaro che gli
piaci, Renfrew, dichiar, scuotendo lo strofinaccio dei piatti. O
che gli piaci abbastanza, comunque.
Quello fu anche il verdetto di Harald. Seduta al piano superiore
di un autobus lungo la Quinta Avenue, diretta dal medico,
Kay ripet a Dottie quello che le aveva detto Harald circa l'etichetta
della contraccezione, che, come lui aveva spiegato, era come
qualsiasi altra etichetta: un codice di comportamento frutto
delle varie realt sociali. Bisognava vedere la cosa in termini economici.
Nessun uomo d'onore (e Dick lo era, secondo Harald) si
sarebbe aspettato che una ragazza si sobbarcasse il costo della visita,
pi quello del diaframma e del gel e dell'irrigatore, a meno
che non pensasse di andarci a letto abbastanza a lungo da farle ammortizzare
l'investimento. Di questo Dottie poteva stare sicura.
Un uomo in cerca di un'avventura occasionale avrebbe trovato pi
semplice comperare delle confezioni di Trojan, anche se questo diminuiva
il suo piacere; cos non si legava alla ragazza. Le classi inferiori,
per esempio, quasi mai affidavano alla donna l'onere della
contraccezione; questa era una scoperta della classe media. Un
operaio era indifferente al rischio del concepimento oppure aveva
troppo poca fiducia nella ragazza per lasciare la faccenda nelle sue mani.
Questa sfiducia, diceva Harald, che aveva profonde radici nella
natura maschile, faceva s che anche gli uomini della classe media
e i professionisti si guardassero bene dal mandare una ragazza
a procurarsi un diaframma; troppi matrimoni lampo erano dovuti
alla fiducia dell'uomo nell'assicurazione della donna che il contraccettivo
era inserito. Poi c'era il problema dell'attrezzatura. La
ragazza non sposata che viveva in famiglia aveva bisogno di un posto
in cui tenere il diaframma e l'irrigatore dove sua madre non li
trovasse facilmente riordinando i cassetti del com. Questo significava
che doveva tenerglieli l'uomo nel suo cassettone o nel suo
bagno, a meno che lui non fosse sposato. La custodia di questi articoli
(Harald era cos divertente, col suo modo di parlare lento,
accurato, asciutto), assumeva il carattere di un dovere sacro. Se il
custode era un uomo un po' sensibile, essi precludevano le visite
nel suo alloggio di altre donne, che avrebbero potuto aprire cassetti
o frugare nell'armadietto delle medicine o perfino sentirsi in
diritto a usare l'irrigatore consacrato a Lei.
Con una donna sposata, se la relazione era seria, la situazione
era identica: lei comperava un secondo diaframma e un secondo
irrigatore, che teneva nell'appartamento dell'amante, dove esercitavano
un'influenza frenante se lui fosse stato tentato di tradirla.
Secondo Harald, l'uomo cui veniva affidato questo importante
equipaggiamento era vincolato, per cos dire, come un impiegato
di banca; se aveva un'avventura con un'altra donna, era
probabile lo facesse a casa di lei o in una stanza d'albergo o persino
in un tass: insomma, in un posto non santificato da quei sacri
moniti. Allo stesso modo, una donna sposata impegnava la propria
devozione affidando il suo secondo diaframma alle cure dell'amante;
solo una donna di natura assai rozza avrebbe utilizzato lo
stesso diaframma per il marito e l'amante. Fintanto che l'amante
custodiva il diaframma, come un cavaliere medievale la chiave della
cintura di castit della propria dama, poteva ritenere che lei gli
fosse fedele. Anche se questo poteva rivelarsi un errore. Harald
aveva raccontato di una moglie avventurosa che pareva avesse diaframmi
in ogni angolo della citt, come un marinaio una moglie in
ogni porto, mentre il marito, un direttore artistico impegnatissimo,
si sincerava della sua buona condotta ispezionando quotidianamente
nell'armadietto delle medicine la scatola dove il diaframma
coniugale giaceva spolverato di borotalco.
Harald ha fatto proprio un bello studio sull'argomento, eh? 
comment Dottie con affettata ironia. Sto guastando tutto, ribatt
seria Kay. Sai, da come lo racconta Harald, vedi tutta la
faccenda in termini di valori di propriet. Il feticismo del possesso.
Io gli ho detto che dovrebbe scriverci un articolo per Esquire;
pubblicano qualche pezzo non male. Non ti sembra che dovrebbe
farlo? Dottie non sapeva cosa rispondere; l'approccio di Harald,
sentiva, era piuttosto sgradevole, cos freddo e cerebrale, anche
se magari lui sapeva di cosa stava parlando. Era certamente un
punto di vista diverso rispetto a quello che potevi trovare negli
opuscoli sul controllo delle nascite.
Inoltre Kay citava Harald quando una storia finiva, l'eliminazione
del diaframma e dell'irrigatore rappresentava un problema.
Che cosa doveva fare l'uomo con queste reliquie igieniche
quando lui o la donna si stufavano? Erano oggetti che non
potevano essere restituiti per posta, come le lettere d'amore o l'anello
di fidanzamento, anche se pareva che certi rozzi giovanotti
l'avessero fatto, diceva Harald; del resto, non potevano neanche
essere buttati nel bidone della spazzatura, dove potevano trovarli il portinaio o la padrona di casa; bruciarli nel camino avrebbe
prodotto un odore terribile, e conservarli per un'altra donna, dati
i nostri pregiudizi borghesi, era impensabile. Uno poteva portarli,
ben chiusi in un sacchetto di carta, fino a uno dei cestini pubblici
dei rifiuti, di sera tardi, o buttarli nel fiume, ma degli amici
di Harald che l'avevano fatto erano stati fermati dalla polizia. Probabilmente
per il loro atteggiamento furtivo. Tentare di sbarazzarsi
del diaframma e della peretta di una donna, il corpo del reato
di una relazione amorosa, equivaleva, come aveva detto Harald,
a tentare di eliminare un cadavere. Io gli ho detto, potresti fare
come fanno gli assassini nei gialli: consegnarli al deposito bagagli
della stazione centrale e poi buttare via la ricevuta. Kay scoppi
in una delle sue risate chiassose, ma Dottie rabbrivid. Capiva che
non sarebbe stato affatto divertente, se a lei e Dick si fosse presentato
il problema; ogni volta che pensava al futuro, alle complicazioni
terribili che una storia clandestina creava, era tentata di
rinunciare e tornarsene a casa. E tutti i discorsi di Kay, per quanto
senza dubbio ispirati dalle migliori intenzioni, sembravano fatti
apposta per gettarla nello sgomento con la loro venatura di spregiudicatezza e di cinismo.
La conclusione, continu Kay, era che nessuno scapolo sano di
mente avrebbe spedito una ragazza dal medico a farsi attrezzare
se non aveva intenzioni un po' serie. Le difficolt sorgevano solo,
naturalmente, quando c'erano di mezzo rispettabili donne sposate
o ragazze perbene che vivevano coi genitori o insieme ad altre
ragazze. C'erano donne di costumi pi liberi, divorziate o impiegate
di qualche ufficio e segretarie che vivevano da sole, che si equipaggiavano
in maniera indipendente e tenevano i loro aggeggi appesi
dietro la porta del bagno, dove chiunque andasse a fare pip durante
una festa poteva vederli. Un amico di Harald, un navigato
direttore artistico, non incominciava nessuna storia se prima non
aveva guardato nel bagno di una ragazza; se la peretta era sulla porta,
nove volte su dieci se la sarebbe fatta al primo colpo.
Scesero dall'autobus in fondo alla Quinta Avenue; sull'incarnato
di Dottie erano fiorite chiazze simili all'orticaria o all'herpes
segno certo che era nervosa. Kay era molto partecipe. Quello era
un grande passo per Dottie; aveva cercato di darle giusto un'idea
di quanto fosse importante, molto pi che perdere la verginit. Per
una donna sposata, naturalmente, era diverso; Harald aveva convenuto
all'istante che era un'ottima cosa che prendesse un appuntamento
anche lei e andasse con Dottie, per l'applicazione. Sia
lei che Harald detestavano i bambini e non avevano nessuna intenzione
di averne; Kay aveva visto nella propria famiglia come la
prole poteva succhiare via la gioia da un matrimonio. La sua trib
di fratelli e sorelle aveva costretto il padre a tirare la carretta; se
non avesse avuto tanti figli, forse sarebbe diventato uno specialista
famoso, invece che un medico generico oberato di lavoro, ricordato
per i suoi lavori di ortopedia e sul siero contro la meningite
solo da un'ala dell'ospedale. Il povero pap si era tolta una
gran bella soddisfazione mandandola fin sulla costa orientale, al
Vassar; era la maggiore e la pi brillante, e Kay aveva la sensazione
che lui desiderasse per lei la vita che avrebbe potuto avere lui
stesso, fuori, nel vasto mondo, dove avrebbe ottenuto i riconoscimenti
che meritava. Riceveva ancora inviti per recarsi a fare ricerca
nei grandi laboratori dell'Est, ma adesso era troppo vecchio
per imparare, diceva; le arterie cerebrali si stavano indurendo. Si
era limitato a intervenire con un generoso assegno; lei e Harald
si erano commossi quasi fino alle lacrime per la cifra molto pi
di quanto lui e la mamma avrebbero speso per treni e alberghi se
fossero venuti al matrimonio. Era una dichiarazione di fiducia,
disse Harald. E lei e Harald non avevano intenzione di tradire
quella fiducia mettendo al mondo bambini, quando lui doveva farsi
un nome nel teatro. Il teatro bizzarra coincidenza! era una
delle grandi passioni di pap; lui e la mamma andavano a vedere
tutte le compagnie in tourne a Salt Lake City e quando venivano
a New York per qualche congresso medico si procuravano biglietti
per quasi tutte le sere. E non per dei variet, oltretutto; il
drammaturgo preferito di pap, dopo Shakespeare, era Bernard
Shaw. Harald pensava fosse una bella idea che Kay tenesse i programmi
degli spettacoli pi interessanti che andavano a vedere, e
li spedisse a pap; cos, non si sarebbe sentito tagliato fuori.
Pap, come tutti i medici di oggi, credeva nel controllo delle
nascite ed era favorevole alla sterilizzazione dei criminali e dei disadattati.
Avrebbe di certo approvato quello che Kay stava facendo.
Cos'avrebbe pensato di Dottie era un'altra faccenda. Kay
stessa era rimasta esterrefatta nel sentire che Dottie aveva fissato
l'appuntamento col suo vero nome: Dorothy Renfrew, senza
neanche un Mrs. Neanche abitasse in Russia o in Svezia, e non
nei vecchi Stati Uniti. Un sacco di gente che non sarebbe rimasta
scandalizzata perch era andata a letto con Dick (questo poteva
succedere a tutti) l'avrebbe guardata con diffidenza se avessero visto
quello che stava combinando in quel momento. Quel che facevi
in privato erano affari tuoi, ma questa in pratica era una cosa
pubblica! Kay lanci un'occhiata apprensiva su e gi per la
Quinta Avenue; era sempre possibile che qualcuno ti vedesse, da
un tass o da un autobus in transito. Aveva incominciato a sentirsi
nervosa lei, per conto di Dottie, e ad essere sempre pi irritata
con Dick. Harald non avrebbe mai sottoposto lei a una simile prova.
Dopo le prime volte, era andato in farmacia e le aveva comperato
lui dei suppositori e un irrigatore a peretta e dello Zonate, in
modo che non dovesse affrontare il farmacista. Kay strinse il braccio
di Dottie, per guidarla mentre attraversavano la strada al semaforo;
rimpiangeva il giorno in cui aveva invitato Dick al matrimonio,
sapendo che tipo era. Insomma, l'ambulatorio poteva essere
perquisito e le carte sequestrate e pubblicate sui giornali, cosa
che avrebbe ucciso la famiglia di Dottie, che probabilmente poi
se la sarebbe presa con Kay, come apripista del gruppo al college.
Sentiva che stava facendo un sacrificio non da poco accompagnandola,
per fornirle un supporto morale, anche se Dottie insisteva
che il controllo delle nascite era del tutto legale e legittimo, grazie
a una sentenza che permetteva ai medici di prescrivere contraccettivi
per la prevenzione o la cura di malattie. Mentre suonavano
il campanello dello studio, Kay tutt'a un tratto non pot trattenersi
dal ridere davanti alla sua espressione: nel suo sguardo risoluto
avresti quasi potuto vedere Mrs Pankhurst.
E in effetti il fanatismo di Dottie si rifletteva nell'arredamento
dello studio della dottoressa, di una semplicit militante, come
il quartier generale di una setta missionaria. C'era un solo divano
imbottito, coi suoi due coprischienali ben allineati; contro le pareti
scure era allineata una fila di sedie. Il portariviste aveva copie
di Hygeia, Parents, Consumer's Research Bulletin, l'ultimo
numero di Nation, e un vecchio fascicolo di Harper's. Alle
pareti c'erano delle acqueforti che mostravano bassifondi brulicanti
di bambini rachitici e la litografia di una vecchia corsia d'ospedale
dove giovani donne dimesse, coi loro neonati accanto,
stavano morendo di febbre puerperale, sussurr Dottie. C'era
un'atmosfera di religioso silenzio, enfatizzato dall'assenza di
qualsiasi accessorio per fumatori e dal ronzio solenne di un ventilatore.
Kay e Dottie, che avevano tirato fuori automaticamente le
sigarette dall'astuccio, le riposero dopo una rapida occhiata alla
stanza. C'erano altre due pazienti che aspettavano, leggendo Hygeia
e il Consumers' Research Bulletin. Una, di circa trent'anni
e dal colorito giallastro, con un paio di guanti di cotone in grembo,
non portava la fede, fatto su cui Dottie richiam tacitamente
l'attenzione di Kay. L'altra paziente, con occhiali senza montatura
e scarpe basse consunte, era quasi di mezz'et. La vista di queste
due donne palesemente non abbienti e delle stampe alle pareti
ammutol le ragazze. Kay, spinta a riflettere su quanto bene fanno
i medici, cosa che spesso l'lite di Salt Lake City diceva del
padre, si sent in colpa per la vivacit e la leggerezza con cui aveva
parlato di controllo delle nascite in autobus, anche se non aveva
fatto altro che citare Harald. Drizzate le antenne, ragazze era
una delle massime preferite degli insegnanti che pi aveva ammirato,
e Kay, ricordandosi dei pazienti non paganti del padre, cap,
con un certo imbarazzo, che lei e Dottie erano solo un fronzolo
nell'attivit professionale della dottoressa.
Quello che faceva fatica a ricordare, anche se Harald cercava
con insistenza di inculcarglielo, era che lei e le sue amiche non contavano
pi, se non come individui, nel vasto quadro della societ
americana, incarnata da queste due donne, proprio qui in questo
studio. La sera prima, dopo il teatro, quando loro tre erano andati
a bere una birra in un locale clandestino, Harald aveva spiegato
a Dottie proprio questo. Il trasferimento del potere finanziario
dalla City a Wall Street, aveva detto, era un evento della storia
dell'umanit paragonabile alla sconfitta dell'Armada di Spagna,
che aveva aperto le porte all'era del capitalismo. Quando Roosevelt,
proprio adesso, aveva abbandonato la parit aurea, era stata
una dichiarazione di indipendenza dall'Europa e l'annuncio di
un'epoca nuova e flessibile. L'NRA e l'aquila erano i simboli dell'arrivo
al potere di una nuova classe. La loro classe, l'alta borghesia,
aveva spiegato alle due ragazze, era finita, politicamente
ed economicamente; i suoi elementi migliori si sarebbero mescolati
con la classe in ascesa degli operai, degli agricoltori e dei tecnici,
cui egli stesso apparteneva come tecnico di palcoscenico. Prendiamo
per esempio il teatro. Ai tempi di Belasco, il regista era un
re; oggi, il regista dipendeva prima di tutto da chi finanziava, che
poteva anche essere una societ, e poi, cosa anche pi importante,
dal capo elettricista, che poteva decretare il successo di una
commedia o affossarla a seconda di come gestiva le luci dietro a
ogni famoso regista di teatro, come Jed Harris, per esempio, c'era
un elettricista geniale, proprio come c'era un operatore geniale
dietro a ogni famoso regista di cinema. Valeva lo stesso alla radio;
erano gli ingegneri, gli uomini nella cabina di controllo, a contare
davvero. Un medico oggi dipendeva dai suoi tecnici, dagli uomini
del laboratorio e della sala radiografie. Sono loro che possono fare o disfare una diagnosi.
La sera prima, Kay si era eccitata nell'immaginare il futuro che
lui prediceva, di ricchezza generale grazie alle macchine. Le aveva
fatto piacere vedere l'impressione che Harald aveva fatto su
Dottie, che non lo aveva mai sospettato un pensatore sociale di vaglia,
dato che nelle lettere non mostrava questa parte di s. Come
individui, aveva detto, voi ragazze avete qualcosa da trasmettere
ai membri della classe in ascesa, proprio come la vecchia
Europa ha ancora qualcosa da trasmettere all'America. Sentirglielo
dire l'aveva sollevata, mentre le cingeva la vita col braccio,
davanti agli occhi sgranati di Dottie, perch Kay non voleva essere
lasciata indietro dalla storia e nello stesso tempo non era poi cos
entusiasta dell'idea di uguaglianza; doveva ammetterlo, essere
superiore le piaceva. Harald, quand'era di buon umore, come la
sera prima, sembrava pensare che questo nell'epoca nuova sarebbe
ancora stato possibile, anche se in termini un po' diversi.
La sera prima aveva illustrato a Dottie la tecnocrazia, per mostrarle
che non c'era nulla da temere per il futuro, se gestito con
intelligenza scientifica. In un'economia di opulenza e tempo libero,
che le macchine rendevano gi attuabile, tutti avrebbero dovuto
lavorare solo poche ore al giorno. Era grazie a un'economia
del genere che la sua classe, la classe degli artisti e dei tecnici, sarebbe
arrivata in maniera naturale ai vertici; il rispetto portato ora
dalla gente ai soldi, in futuro sarebbe stato tributato agli ingegneri
e ai creatori di attivit per il tempo libero. Pi tempo libero significava
pi tempo per l'arte e la cultura. Dottie voleva sapere
cosa sarebbe accaduto ai capitalisti (suo padre si occupava di importazioni),
e Kay guard Harald con aria interrogativa. Il capitale
si fonder col governo, disse Harald. Dopo una breve
lotta.  a questo che stiamo assistendo, adesso. Nell'industria,
l'amministratore, il quale non  altro che un tecnico su larga scala,
sostituir il capitalista. La propriet individuale sta diventando
obsoleta;  chi amministra a comandare. Prendi Robert Moses, 
si intromise Kay. Sta trasformando la faccia di tutta New
York, con le sue fantastiche strade panoramiche e i suoi parchi dei
divertimenti. E insist con Dottie perch andasse a Jones Beach,
che era un esempio davvero illuminante, secondo lei, di pianificazione
su larga scala del tempo libero. Tutti quelli di Oyster
Bay, aggiunse, vanno a nuotare l.  di gran moda, invece di
nuotare nella piscina di un club. L'impresa privata, suggeriva
Harald, aveva ancora un ruolo da giocare, se manteneva una visione
ampia. Radio City, dove aveva lavorato per un po' come assistente
del direttore artistico, era un esempio di pianificazione civica
intrapresa da capitalisti illuminati, i Rockefeller. Kay ricord
il Modern Museum, che pure era stato finanziato dai Rockefeller.
New York, pensava lei sinceramente, stava conoscendo un nuovo
Rinascimento, con dei nuovi Medici che facevano a gara con l'amministrazione
pubblica per creare una moderna Firenze. Lo si vedeva
persino da Macy's, convenne Harald, dove dei mercanti ebrei
illuminati, gli Straus, stavano formando una classe di tecnici altoborghesi,
come Kay, per fare del grande magazzino qualcosa di pi
che un'impresa per fare soldi, qualcosa di pi vicino a un centro
civico o a una fiera permanente, con mostre educative, come il vecchio
Crystal Palace. Poi Kay parl dei nuovi eleganti caseggiati sulla
Cinquantesima e sull'Ottantesima Strada, lungo l'East River,
interamente rinnovati, neri con finiture e veneziane bianche; ancora
un esempio di pianificazione intelligente da parte del capitale!
Li aveva costruiti Vincent Astor. Certo, gli affitti erano un po'
alti, ma pensa a quello che avevi in cambio: una vista del fiume
uguale a quella delle dimore di Sutton Place, in qualche caso un
giardino, le veneziane, simili alle gelosie ma modernizzate, e delle
cucine con tutti gli ultimi ritrovati. E pensare che prima erano
degli orrori, quasi sicuramente infestati di parassiti e con antigienici
gabinetti comuni, fino a quando il capitale di Astor non li aveva
bonificati! E altri proprietari di immobili stavano seguendo il
loro esempio, trasformando vecchi isolati di casermoni fatiscenti
in compatti palazzi di quattro o cinque piani, con cortili centrali
piantati a erba e cespugli, e appartamenti di due o tre stanze per i
giovani alcuni con caminetto e librerie a muro e tutto con impianti
idraulici nuovi di zecca e cucine e frigoriferi. In questi edifici
era stato eliminato un sacco di spazio inutile niente pi ingressi
n sale da pranzo, che erano convenzioni ormai sorpassate.
Harald, spieg Kay, non tollerava lo spazio sprecato. Una casa, per
lui, doveva essere una macchina da abitazione. Quando avessero
trovato un appartamento definitivo, si sarebbero fatti tutto su misura:
librerie, com, scrivanie. I letti sarebbero stati solo di reti e
materassi, sostenuti da quattro supporti, e stavano pensando a un
tavolo da pranzo a ribalta, che si potesse appiattire contro il muro
come un letto a scomparsa: un semplice piano di legno a forma di asse da stiro ma pi largo.
Kay era stata di rado pi felice che in quel momento, mentre
illustrava questi progetti a Dottie, e Harald ascoltava con un sopracciglio
ironicamente sollevato, correggendola ogni volta che faceva
un errore. Fu Dottie a sciupare un po' le cose chiedendole,
con quella voce gentilmente tonante, che cosa ne era stato della
povera gente che prima abitava in quelle case. Dov'erano andati?
Questa era una domanda che Kay non si era mai sognata di porsi,
e Harald non conosceva la risposta, cosa che lo mise subito di cattivo
umore. Cui bono? disse. A chi giova? Eh? E fece
cenno al cameriere di portare un altro giro di birre. La cosa allarm
Kay, che sapeva che l'indomani alle dieci aveva una prova per una
sostituzione. La tua  una domanda semplice e nello stesso tempo
profonda, continu, rivolto a Dottie. Che cosa ne  dei poveri? Guard lugubre davanti a s, come nel vuoto. Vanno
forse alla grande pulita bianca e asettica spiaggia di Mr Moses, che
Kay trova cos stimolante e cos ispirata a un grande senso civico?
No, non ci vanno, care mie; gli mancano i soldi per il biglietto
d'ingresso e l'auto che li porti. E quella, invece, diventa prerogativa
della cricca di Oyster Bay profittatori e arraffoni detestabili,
che arricciano con disprezzo i loro bei nasi incipriati di fronte
alla greppia pubblica. Kay cap che stava precipitando nella
Palude della Disperazione (avevano coniato questa espressione per
i suoi improvvisi, scandinavi attacchi depressivi) ma riusc a guidare
la conversazione su binari pi sicuri, facendolo parlare con
Dottie di ricette e cucina, uno dei suoi argomenti preferiti, e all'una
e mezza erano gi a casa e sotto le coperte. Harald era davvero
paradossale; rivoltava e attaccava proprio le cose in cui credeva
di pi. Mentre era seduta nella sala d'attesa della dottoressa
ed esaminava di sottecchi le altre pazienti, le venne spontaneo immaginarselo
che rinfacciava a lei e Dottie di stare sfruttando la
crociata sul controllo delle nascite, il cui vero scopo era di limitare
i figli dei poveri. Mentalmente, incominci a difendersi. La contraccezione,
argomentava lei, era destinata a chi la sapeva utilizzare
e apprezzare: le classi istruite. Come quei caseggiati rimessi
a posto: se avessero permesso ai poveri di andare ad abitarci, li
avrebbero subito mandati in rovina, per via della mancanza di cultura.
Anche i pensieri di Dottie correvano alla serata precedente.
Era affascinata dal modo in cui Kay e Harald avevano pianificato
tutta la loro vita. Quando Kay avesse iniziato da Macy's, in settembre,
Harald avrebbe preparato la colazione ogni mattina e poi
spazzato e pulito e fatto la spesa, in modo che lei tornando dal lavoro
avrebbe trovato tutto pronto per preparare la cena; durante
il fine settimana avrebbero deciso i pasti per i giorni dopo. Adesso
Harald le stava insegnando a cucinare. La sua specialit erano
gli spaghetti, alla portata di qualsiasi principiante, e quei frutti
di mare tritati davvero buoni che avevano mangiato l'altra sera,
e le polpette cotte nel sale in una padella calda (niente grassi), e
un polpettone di carne facile e veloce da preparare che gli aveva insegnato
sua madre: una parte di manzo, una di maiale, una di vitello;
aggiungere cipolle affettate, versarci sopra una scatoletta di
zuppa di pomodoro Campbell, e infornare. Poi c'era il suo chili
con carne, fatto con fagioli in scatola e ancora zuppa di pomodoro
e cipolle e duecento grammi di manzo macinato; si serviva sopra
il riso, e bastava per sei persone. Anche quello era un piatto
di sua madre. Kay, per non essere da meno aveva detto ridendo 
aveva scritto alla sua di madre per avere qualche ricetta di famiglia,
delle meno care: rognoni di vitello preparati con sherry da cucina
e funghi, e una fantastica capricciosa in gelatina chiamata Dea
verde, fatta con lime, gamberi, maionese e avocado, che si poteva
preparare la sera prima in formine, e poi la si rovesciava su un letto
di lattuga. Kay aveva scoperto un nuovo libro di cucina che aveva
tutta una parte dedicata ai piatti al forno e un'altra alle ricette
straniere molto pi eccitante del Fannie Farmer e della vecchia
scuola culinaria di Boston. La domenica avevano intenzione di invitare
qualcuno, o per una prima colazione sul tardi con spezzatino
di manzo e pasticcio di carne conservata, o per cena con uno
sformato. Il guaio della cucina americana, disse Harald, era la mancanza
di immaginazione e la paura terribile di frattaglie e aglio.
Lui metteva l'aglio dappertutto e passava per un ottimo cuoco. A
fare un piatto, disse Kay, era il condimento. Senti come prepara
Harald lo spezzatino di manzo. Ci aggiunge senape e salsa Worcester
e formaggio grattugiato giusto? e pepe verde e un uovo;
si direbbe che non ha niente a che fare con quell'insulso spezzatino
che ci propinavano al college. Se Dottie voleva imparare, doveva
studiare le ricette del Tribune. Io adoro il Tribune, 
disse. Harald mi ci ha convertito, dal Times. L'impaginazione
del Tribune d parecchi punti a quella del Times, osserv Harald.
Sei stata proprio fortunata, Kay, disse Dottie con calore,
a trovare un marito a cui piace cucinare e che non ha paura degli
esperimenti. La maggior parte degli uomini, sai, hanno gusti
spaventosamente monotoni. Come pap, che non vuole neanche
sentir parlare di cibi pronti, con l'eccezione dei cari vecchi fagioli
del sabato. C'era un guizzo di ironia nei suoi occhi, ma credeva
sinceramente che Kay fosse stata davvero fortunata. Kay si
pieg in avanti. Dovresti dire alla vostra cuoca di provare la nuova
ricetta per i fagioli in scatola. Basta aggiungere ketchup e senape
e salsa Worcester e cospargerli di abbondante zucchero di
canna, coprirli di pancetta e infornarli in un pyrex. Sembra fantastica,
disse Dottie ma pap morirebbe. Harald annu. Incominci
a parlare, con sfoggio di erudizione, del pregiudizio che
esisteva negli ambienti conservatori contro il cibo in scatola; risaliva,
disse, all'antica paura degli avvelenamenti legata alla conservazione
domestica, quando il cibo si guastava con grande facilit.
I macchinari moderni e i processi industriali, naturalmente, avevano
eliminato ogni rischio di batteri, eppure il pregiudizio permaneva,
il che era un peccato, dato che molti prodotti in scatola,
come le verdure colte al momento giusto e alcune zuppe Campbell,
erano meglio di qualunque cosa potesse preparare la cuoca di
famiglia. Hai assaggiato i nuovi Corn Niblets? chiese Kay.
Dottie scosse la testa. Dovresti parlarne a tua madre.  mais integrale.
Delizioso. Quasi come le pannocchie arrostite. Li ha scoperti
Harald. Riflett un istante. Ma tua madre conosce la nuova
lattuga ghiaccio? E una nuova variet, molto croccante, e ha
una prodigiosa capacit di conservarsi. Quando l'hai provata, la
vecchia lattuga di Boston non la vuoi pi neanche vedere. Lattuga
Simpson, la chiamano. Dottie sospir. Si rendeva conto, Kay,
di aver appena pronunciato una sentenza di morte per la lattuga di
Boston, per i fagioli al forno di Boston, e per il libro di cucina della scuola di Boston?
Comunque, quando fosse andata al cottage, Dottie aveva intenzione
di passare alla mamma qualcuno dei suggerimenti di Kay.
Il pensiero della madre le pesava terribilmente sulla coscienza da
quando era tornata al Vassar Club quella mattina fatale (era solo
due giorni fa?) e aveva trovato il messaggio che c'era stata una
chiamata da Gloucester la sera prima, e poi di nuovo alle nove della
mattina. Dirle la prima vera bugia che aveva dormito con Polly
nell'appartamento di sua zia fu una delle cose pi difficili che
avesse mai fatto. Le si stringeva ancora il cuore a pensare che non
poteva raccontarle della sua visita al consultorio e, adesso, da questa
dottoressa, tutte cose che la mamma avrebbe trovato immensamente
interessanti, come allieva del Vassar che aveva avuto come
compagne di corso seguaci di Lucy Stone e tante altre attiviste dei diritti delle donne.
NOTA: Lucy Stone (1818-93), femminista americana, combatt in particolare per il diritto delle donne a mantenere il proprio cognome di ragazze anche dopo il matrimonio. FINE NOTA.
La crudele sensazione di tenere nascosto
qualcosa aveva reso Dottie pi attenta del solito ai piccoli spunti
interessanti che poteva riportare, come compenso, a Gloucester
come i menu e l'organizzazione casalinga di Kay e Harald, che
avrebbero molto divertito la mamma. Forse poteva addirittura dirle
che Kay era stata al centro per il controllo delle nascite ed era
poi stata mandata qui a farsi dare questo nuovo aggeggio?
Miss Renfrew, chiam a bassa voce l'infermiera, e Dottie
trasal e si alz in piedi. I suoi occhi incrociarono quelli di Kay in
un ultimo sguardo disperato, come quello di una collegiale convocata
nell'ufficio della direttrice, e avanz lentamente nel locale adibito
alle visite, con le ginocchia che le tremavano e si urtavano tanto
da sorreggerla a stento. Alla scrivania sedeva, in camice bianco,
una donna dalla pelle olivastra con una grossa crocchia di capelli
neri. La dottoressa era molto bella, sulla quarantina; i suoi grandi
occhi neri luccicanti si posarono brevemente su Dottie come raggi
elettrici, mentre un'ampia mano dalle dita affusolate le faceva
cenno di accomodarsi. Incominci col registrare la sua storia medica,
come fosse una visita qualsiasi; il lapis annot asettico le risposte
di Dottie su morbillo e pertosse, eczemi e asma. Eppure,
Dottie sent un fascino caldo, magnetico, che emanava da lei e sembrava
esortarla a non avere paura. Le pass per la mente, quasi con
sorpresa, che erano tutte e due donne. La femminilit della dottoressa
era una parte rassicurante del suo aspetto professionale,
come il camice bianco; al suo dito splendeva una grossa fede nuziale
d'oro, che a Dottie sembr forte e serena, come chi la portava.
Ha mai avuto rapporti sessuali, Dorothy? La domanda parve
scaturire con tale naturalezza dopo la sequela delle operazioni
e delle malattie precedenti che la risposta di Dottie usc prima che
lei avesse il tempo di deglutire. Bene! esclam la dottoressa, e
quando Dottie alz lo sguardo, stupita, lei le sorrise incoraggiante.
Questo ci rende pi facile il compito, disse, in tono di lode,
come se fosse stata una brava bambina. La sua abilit sbalordiva
Dottie, che sedeva l con uno sguardo interrogativo, anestetizzata
dalla personalit della donna, mentre una serie di domande,
come un forcipe manovrato con delicatezza, le estraevano informazioni
che avrebbero potuto risultare imbarazzanti ma non lo furono.
Questo interrogatorio indolore non rivelava alcuna curiosit
sul chi e sul come della deflorazione di Dottie, quasi Dick fosse
stato uno strumento chirurgico: la penetrazione era stata completa,
e aveva causato molto dolore, o perdite abbondanti di sangue?
Che metodo contraccettivo avevano usato, e l'atto si era ripetuto?
Coito interrotto, mormor la dottoressa, annotandolo su un altro blocchetto. Vogliamo sapere, spieg, con un
sorriso rapido, coinvolgente, a quali metodi facevano ricorso le
nostre pazienti prima di venire qui. A quando risale questo rapporto?
A tre sere fa, disse Dottie, arrossendo e sentendo che
adesso, finalmente, arrivavano a toccare l'aspetto biografico. E
la data dell'ultimo ciclo? Dottie la forn, e la dottoressa lanci
un'occhiata al calendario che aveva sulla scrivania. Molto bene, 
disse. Vada in bagno, svuoti la vescica, e si tolga il busto e le mutandine;
pu tenere la sottoveste, ma si slacci il reggiseno, per favore.
A Dottie l'esame pelvico e l'applicazione del diaframma non
diedero fastidio. Il momento difficile venne quando dovette imparare
a inserirlo da sola. Pur possedendo una certa destrezza e
una buona coordinazione delle mani, sotto lo sguardo indagatore
della dottoressa e dell'infermiera a un tratto si innervos: quello
sguardo era altrettanto penetrante e impersonale del guanto di
gomma ginecologico. Quando tent di avvolgere il diaframma,
quella cosa scivolosa, tutta cosparsa di gel, sgusci via dalla presa,
vol attraverso la stanza e colp lo sterilizzatore. Dottie si sent
morire. Ma a quanto pareva per la dottoressa e l'infermiera non
era nulla di nuovo. Ci provi ancora, Dorothy, disse la dottoressa
con calma, scegliendo nel cassetto un altro diaframma della
misura giusta. E, come per distrarla, prese a tenerle una lezioncina
sulla storia del pessario, mentre con la coda dell'occhio osservava
i suoi sforzi: come un tampone medicato fosse gi noto nell'antichit
a greci, ebrei ed egiziani, e come Margaret Sanger avesse
scoperto l'attuale diaframma in Olanda, e la lunga battaglia che
ne era seguita nei tribunali di qui... Dottie aveva letto tutto questo,
ma non voleva dirlo a quella donna bruna e statuaria, che si
muoveva tra i suoi strumenti come una sacerdotessa nel tempio.
Come tutti sapevano dai giornali, la dottoressa era stata arrestata
solo pochi anni prima, nel corso di un'irruzione in una clinica per
il controllo delle nascite, ed era poi stata prosciolta dai giudici.
Ascoltarla parlare della missione della sua vita era un onore, come
toccare il mantello di un profeta, e Dottie provava una soggezione reverenziale.
Occuparsi della clientela privata non credo dia molta soddisfazione, sugger con tono partecipe. Per una persona dinamica
come la dottoressa, sistemare diaframmi a ragazze come lei non
doveva essere una grande sfida. C' ancora tantissimo lavoro da
fare, sospir la dottoressa, rimuovendo il diaframma con un cenno
di approvazione. Fece cenno a Dottie di scendere dal lettino.
Molte nostre pazienti di ambulatorio poi non lo usano, dopo che
glielo abbiamo fornito, o almeno non regolarmente. L'infermiera
annu chinando la testa incorniciata dalla cuffietta bianca e
schiocc la lingua. E sono proprio quelle che hanno pi bisogno
di limitare il numero di figli, non  vero dottoressa? Con le pazienti
private, Miss Renfrew, siamo pi sicure che le nostre istruzioni
verranno seguite. Fece un sorrisetto compiaciuto. Non
ho pi bisogno di lei, Miss Brimmer, disse la dottoressa sciacquandosi
le mani nel lavandino. L'infermiera usc, e Dottie si apprest
a seguirla, sentendosi piuttosto ridicola, con le calze arrotolate
alle caviglie e il reggiseno slacciato. Solo un minuto, Dorothy, 
disse la dottoressa voltandosi, e fissandola coi suoi occhi
lucenti. Vuol sapere ancora qualcosa? Dottie esit; adesso che
il ghiaccio era rotto, sentiva un impulso fortissimo a raccontarle
di Dick. Ma al suo sguardo di simpatia, il viso appena segnato della
dottoressa sembr stanco. Inoltre, aveva altre pazienti; c'era ancora
Kay, che aspettava fuori. E se per ipotesi la dottoressa, dopo
aver ascoltato la storia, le avesse detto di tornare al Vassar Club,
fare le valigie, saltare sul treno delle sei e non vedere mai pi Dick?
Allora il diaframma sarebbe stato uno spreco, e tutto questo non sarebbe servito a niente.
Le indicazioni mediche disse la dottoressa con tono gentile,
rivolgendo a Dottie uno sguardo profondo spesso possono
aiutare la paziente a raggiungere il massimo godimento sessuale.
Le ragazze che vengono da me, Dorothy, hanno il diritto di aspettarsi
dall'atto sessuale la soddisfazione pi piena. Dottie si gratt
la mascella; la pelle sul dcollet si copr di chiazze. Quello che voleva
chiedere era una cosa che forse una dottoressa poteva sapere,
soprattutto una dottoressa sposata. Naturalmente non aveva confidato
a Kay la cosa che ancora la turbava: che cosa significava se
un uomo faceva l'amore con te e non ti baciava neanche una volta,
neanche nel momento pi emozionante? Di questo non si parlava
nei libri sul sesso, almeno per quanto ne sapeva lei, e forse era
un dettaglio troppo banale perch gli scienziati lo registrassero, o
forse esisteva una qualche spiegazione naturale, come aveva pensato,
come l'alitosi o una gengivite. O magari lui aveva fatto un
voto, come quelli che fanno voto di non radersi o di non lavarsi
finch non si realizza una certa cosa che desiderano. Ma non riusciva
a togliersi dalla testa quella cosa, e ogni volta che ci pensava,
anche senza volerlo, arrossiva tutta, proprio come adesso. Nel
profondo del cuore temeva che Dick fosse probabilmente quello
che pap chiamava un tipaccio. Ed ecco che aveva la possibilit
di scoprirlo. Ma non riusciva, in quest'ambulatorio immacolato, a
trovare le parole per formulare la domanda. Come lo si poteva
esprimere in linguaggio tecnico? Se l'uomo evita di osculare?
La sua fossetta avvamp di imbarazzo; neanche Kay avrebbe potuto
dire una cosa del genere. C' qualcosa di anormale...? incominci,
e poi fiss come paralizzata quella donna alta e impassibile.
Se prima dell'atto sessuale... S, la incoraggi la dottoressa.
Dottie diede un colpetto della sua timida tossetta di gola.
 una cosa semplicissima, si scus, ma a quanto pare non riesco
a dirlo La dottoressa aspett. Forse posso aiutarla, Dorothy.
Qualsiasi tecnica, fu il suo straordinario esordio, che
dia piacere a entrambi i partner  del tutto ammissibile e naturale.
Quando si fa l'amore non esistono pratiche sbagliate, n orali
n manuali, se a entrambi i partner piacciono. A Dottie venne
la pelle d'oca; sapeva abbastanza bene che cosa intendeva la dottoressa,
e non riusciva a non chiedersi con orrore se lei, come donna
sposata, praticasse quel che predicava. Tutto il suo essere ebbe
un moto di ripulsa. Grazie, dottoressa, disse con voce sommessa, troncando l'argomento.
Si rivest e si diede la cipria, poi, con la mano guantata, ritir
la busta marrone che l'infermiera le porgeva in anticamera, ed
estrasse delle banconote nuove dal portafoglio. Non aspett Kay.
Dall'altra parte della strada c'era una farmacia con delle borse per
l'acqua calda in vetrina. Entr e riusc a scegliersi un irrigatore.
Poi si accomod nella cabina telefonica e chiam Dick. Dopo un
bel po' rispose qualcuno. Dick era fuori. Non aveva mai pensato
a questa eventualit. Senza pensarci aveva dato per scontato che
sarebbe stato l ad aspettarla, quando lei avesse portato a termine
la propria missione. Dammi solo un colpo di telefono. Percorse
lentamente l'Ottava Strada fino a Washington Square, dove si
sedette su una panchina, coi suoi due pacchetti a fianco. Dopo quasi
un'ora che era seduta l a guardare i bambini che giocavano e ad
ascoltare due ebrei che litigavano, torn alla farmacia e prov di
nuovo a chiamare Dick. Era ancora fuori. Torn alla panchina, ma
qualcun altro aveva occupato il suo posto. Prosegu un po' finch
non trov da sedersi da un'altra parte; questa volta, dato che la
panchina era piena di gente, si tenne i pacchetti sulle ginocchia.
La scatola dell'irrigatore era ingombrante, e continuava a scivolare
ogni volta che lei muoveva o incrociava le gambe; allora doveva
chinarsi per raccoglierla. Sentiva le mutandine appiccicose per
i lubrificanti usati dalla dottoressa, e quell'antipatica sensazione
di sporco le faceva temere di avere le mestruazioni. Presto i bambini
incominciarono a lasciare il parco; sent le campane suonare
il vespro. Le sarebbe piaciuto entrare a pregare, cosa che faceva
spesso la sera (e per dare una rapida occhiata, senza che nessuno
la vedesse, al dietro della gonna), ma non poteva, per via dei pacchetti,
indecenti per una chiesa. E non poteva neanche pensare di
riportarli al Vassar Club; divideva la camera con Helena Davison,
che poteva chiederle cos'aveva comperato. Si stava facendo tardi,
erano passate da un bel pezzo le sei, ma era ancora chiaro, e adesso
le sembrava che tutti la notassero. La volta successiva, prov a
telefonare a Dick dal telefono della hall del Brevoort Hotel, dopo
essere prima andata alla toilette. Lasci un messaggio: Miss Renfrew
aspetta in Washington Square, su una panchina. Aveva paura
ad aspettare nella hall di un albergo, dove poteva entrare qualcuno
che la conosceva. Tornando in piazza si pent di aver lasciato
il messaggio, perch ormai non osava pi disturbare la padrona
di casa con un'altra telefonata. Adesso le sembrava strano che Dick
non l'avesse chiamata al Vassar Club, giusto per un saluto, nei due
giorni e mezzo che erano passati da quando l'aveva lasciato. Pens
di chiamare lei, per sentire se qualcuno le aveva lasciato un messaggio,
ma aveva paura di trovare Helena. E comunque, non poteva
muoversi dalla piazza, in caso arrivasse Dick. Il parco diventava
buio, e le panchine si riempivano di coppie di innamorati.
Erano le nove passate quando si risolse ad andare, perch degli uomini
gi avevano incominciato a importunarla, e un poliziotto l'aveva
guardata in modo strano. Si ricord le considerazioni di Kay
sull'autobus a proposito del corpo del reato di una relazione amorosa. Era proprio cos!
Il fatto che Dick non fosse a casa non provava niente, si diceva.
Potevano esserci mille ragioni; forse l'avevano chiamato fuori
citt. Ma invece qualcosa provava, e lei lo sapeva. Era un segno.
Li al buio, si mise a piangere in silenzio e decise di contare fino a
cento, prima di andarsene. Era arrivata a cento per la quinta volta,
quando cap che era tutto inutile; anche se avesse avuto il suo
messaggio, non sarebbe mai venuto, stasera. Non c'era ormai che
un'unica cosa da fare. Sperando di non essere osservata, fece scivolare
l'armamentario anticoncezionale sotto la panchina su cui
era seduta, e si incammin il pi velocemente possibile, senza attirare
l'attenzione, verso la Quinta Avenue. Un tass in cerca di
clienti la prelev all'angolo e la port, scossa da lievi singhiozzi,
fino al Vassar Club. La mattina dopo, presto, prima che la citt si svegliasse, prese il treno per Boston.
...
.
...
Capitolo quarto.
...
.
...
Un pomeriggio di settembre, Harald perse il suo nuovo lavoro.
Aveva mandato gentilmente il regista a quel paese, e quel finocchio
lo aveva licenziato. Se solo Kay avesse saputo scrivere,
avrebbe potuto vendere la storia al New Yorker, pensava. Quel
giorno era appena tornata dal lavoro e si stava allacciando il grembiule
quando sent i suoi passi sulle scale e si stup di solito non
facevano pausa per la cena prima delle sei e mezzo o sette. Lui aveva
una bottiglia di gin presa al negozio di alcolici, e nei suoi occhi
scuri e infossati c'era come un brillio. Non appena lo vide, cap cos'era
successo. Sono conscio, le disse lui rigido, dell'amara
ironia della situazione. A quanto pare, ti sei presa un fesso.
Perch dici cos? protest Kay, mettendosi a piangere visto che
non era affatto quello che pensava.
E tuttavia era ben ironica la situazione, bisognava ammetterlo.
Il primo ottobre, il subaffitto estivo finiva, e dovevano trasferirsi
in un appartamento tutto loro, in un nuovo edificio elegante
ricavato da alcuni vecchi caseggiati, con un cortile a giardino e un
guardiano all'ingresso in un piccolo gabbiotto, come un portinaio.
Avevano firmato il contratto e pagato il primo mese di affitto 102
dollari e cinquanta, compresi gas e elettricit. Era pi di quanto
Harald si fosse mai sognato di pagare, ma Kay aveva detto che secondo
gli economisti bisognava calcolare un quarto del reddito per
l'affitto; lei guadagnava 25 dollari la settimana da Macy's, e lui ne
avrebbe guadagnati 75 quando fosse iniziato lo spettacolo. Quindi
potevano permettersi di pagare 100 dollari (per lo meno, fino a
quel pomeriggio!), e in realt avrebbero pagato di meno se si detraevano
le spese. Un po' saccente, Harald le aveva fatto notare
che non si era obbligati a pagare un quarto del reddito una mera
osservazione di fatto, ribadiva, quando Kay voleva citare la battuta
agli amici per mostrare quanto lui sapesse essere arguto. Lei
adorava il risus sardonicus di Harald, come lo definiva la madre di Helena Davison.
Eppure adesso, strano a dirsi, seguendolo nel soggiorno e osservandolo
infilare, indifferente, una sigaretta nel bocchino con
quel suo sorrisetto enigmatico, sent montarle la rabbia. Era certa,
solo a guardarlo, che voleva recedere dal contratto perch aveva
perso il lavoro, e le balen per la mente il pensiero maligno che
si fosse fatto licenziare come pretesto per non trasferirsi nell'appartamento.
Piano, Strong! si disse (dopo tre mesi, non riusciva
ancora ad abituarsi a Petersen). Datti una calmata.
Quella sera pi che mai Harald aveva bisogno della sua comprensione,
anche se per orgoglio non lo dava a vedere.
Povero Harald, era rimasto senza lavoro per quasi tutta l'estate.
Lo spettacolo per cui lavorava aveva chiuso i battenti con la
bella stagione; il sabato dopo il loro matrimonio, avevano affisso
i manifesti di chiusura. Ormai era troppo tardi per trovare qualcosa
in uno di quei teatri estivi, anche se Kay pensava che al suo
posto lei ci avrebbe almeno provato. Harald non aveva la sua perseveranza:
questa era una cosa di lui che aveva capito. Il matrimonio,
temeva talvolta, anzich spronarlo pareva quasi aver sortito
l'effetto opposto. Ma alla fine, inaspettatamente, era stato
chiamato per questo nuovo lavoro, il migliore che gli fosse mai stato
offerto, come responsabile del copione di una rivista satirica
sulla crisi, intitolata Hail Columbia, che avrebbe debuttato a ottobre;
ufficialmente, era solo il direttore di scena, ma l'impresario
gli aveva detto che poteva provare a dirigere gli sketch, dato
che il regista, un vecchio marpione della catena Shubert, era abituato
solo a fare variet. L'impresario, venne fuori, teneva d'occhio
Harald da un pezzo e aveva voluto offrirgli un'occasione per dimostrare quanto valeva.
Non  quasi troppo bello per essere vero? Kay aveva esultato:
vedeva gi il nome di Harald sulla locandina come assistente
alla regia. Ma alla seconda settimana di prove cominciarono i
dissapori. L'impresario non aveva ben specificato le diverse sfere di
autorit; da come la vedeva Harald, era per un suo conflitto intimo:
era indeciso lui stesso su che tipo di spettacolo voleva, se una
rivista culturalmente raffinata con delle canzoni brillanti e con veri
sketch d'attualit oppure il solito minestrone tenuto insieme da
un paio di grossi nomi. Cos, usava Harald come una sorta di cavia.
Harald provava una scena, e appena l'aveva messa a punto, il
regista arrivava e la cambiava introduceva una fila di ballerine
in una marcia contro la disoccupazione o svuotava di significato
uno sketch sullo sciopero del latte costellandolo di contadinelle in
cappello di paglia. Gli autori erano al cento per cento dalla parte
di Harald, ma l'impresario quando lo si chiamava in causa, si dimostrava
indeciso, dicendo Provi cos per un po' o Aspetti.
Nel frattempo, durante le prove il regista aveva strapazzato Harald
ogni volta che ne aveva avuto la possibilit se tardava di
qualche minuto dopo la pausa per la cena o se mancava un attacco
perch Harald era fedele alla concezione degli autori, fino a
quando quel pomeriggio, Harald, molto tranquillamente, davanti
a tutta la compagnia, lo aveva accusato di non saper mettere in scena
un copione intelligente. Kay avrebbe dato qualsiasi cosa per assistere
alla scena. Il regista, incapace, naturalmente, di confrontarsi
con lui, urlando gli aveva ingiunto di lasciare immediatamente
il teatro. Cos, ancor prima che lo spettacolo avesse debuttato, eccolo
l, in mezzo a una strada. Quando sal in ufficio a protestare
(Kay avrebbe potuto dirgli che era un errore illudersi di trovare
ancora ascolto presso l'impresario), l'impresario, vergognandosi
troppo per incontrarlo, gli aveva fatto dire che arrivati a questo
punto non poteva passare sulla testa del regista; il cassiere gli aveva
liquidato la paga di due settimane e gli aveva offerto da bere.
Ecco tutto.
Quello che Kay sentiva era l'odore dello Scotch medicinale che
il cassiere gli aveva offerto per tirarlo su; per un terribile momento,
appena ebbe aperto la porta e se lo vide l con la bottiglia di
gin e alitante di alcol, fu invasa dal timore che fosse stato licenziato
perch beveva sul lavoro. Dopo aver sentito la storia, si rese
conto di quanto era stata ingiusta. Non solo il cassiere, ma tutta
la compagnia aveva dimostrato solidariet a Harald. Quasi tutti
gli attori protagonisti ci avevano tenuto a fermarlo, mentre se ne
andava, per esprimergli tutta la loro solidariet. Gli autori (uno di
loro scriveva abitualmente per Vanity Fair) si erano precipitati
a discutere col regista; una delle soubrette aveva pianto...
Kay sedeva, annuendo, nel grazioso grembiule rosso con applicazioni
bianche che le aveva mandato la madre, mentre Harald
si aggirava per il soggiorno, ricreando la scena avvenuta in teatro.
Di tanto in tanto lo interrompeva per fargli una domanda indagatrice,
che cercava di fare apparire casuale. Prima di scrivere ai suoi,
voleva essere certa che le stesse raccontando tutta la verit e non
soltanto una sua personale interpretazione dei fatti. Questa era la
gran cosa che ti insegnavano al Vassar: tieni ben aperta la mente
ed esigi sempre le prove, anche da chi sta dalla tua parte.
Pur se credeva alla versione di Harald, perch tutte le prove di
cui disponeva la suffragavano, capiva come una persona che vedeva
le cose dal di fuori, come pap, potesse pensare che Harald
avrebbe fatto meglio a farsi i fatti suoi occuparsi degli attacchi
e del materiale di scena e del copione per il suggeritore e non offrire
al regista il minimo appiglio per attaccarlo. Arrivando in ritardo,
per esempio. Ma di chi era la colpa? Dell'impresario, o
chiunque fosse il responsabile degli orari assurdi in cui si facevano
le prove. Avete un'ora per la cena! Come potevano pretendere
che Harald arrivasse a casa, con quegli autobus cos lenti che
attraversavano la citt, mangiasse e tornasse a teatro, e tutto in
sessanta minuti? La maggior parte della compagnia, a sentire lui,
mangiava un boccone in una rivendita o in uno spaccio clandestino,
proprio accanto al teatro. Ma Harald si era appena sposato,
anche se sembrava che non importasse a nessuno o che non ne tenessero
gran conto. Eppure lo sapevano che era sposato, perch
una volta lui l'aveva fatta venire alle prove e la protagonista se ne
era accorta e aveva fatto una scenata, fermandosi nel bel mezzo di
una canzone e indicando Kay e chiedendo cosa ci stesse a fare l;
quando aveva scoperto che era la moglie di Harald, aveva detto:
Scusami tanto, cara, e li aveva invitati tutti e due da lei per un
drink. Ma il regista gli aveva detto di non portarla pi: innervosiva
gli attori, aveva detto, avere estranei che li guardavano provare,
come lui avrebbe dovuto sapere. Era la prima volta che vedeva
Harald ingoiare un'umiliazione, e questo l'aveva molto avvilita,
come se lei fosse una specie di ingombro; quando erano andati
a casa dell'attrice (un attico su Central Park South), si era sentita
in imbarazzo per le proprie gambe robuste e un po' pelose e non le
fu di alcun conforto ricordare di aver diretto una recita studentesca
e di aver preso parte alla Daisy Chain al Vassar.
Pensava che il sindacato degli attori avrebbe dovuto fare qualcosa
per l'orario delle prove, che anche secondo Priss Hartshorn
era assolutamente medievale e non sarebbe stato tollerato neanche
in una fabbrica di infimo ordine. Lei e Harald non avevano
quasi pi avuto rapporti da quando c'era questo lavoro e come
potevano? La compagnia non staccava fino all'una o alle due di
notte, e a quell'ora lei dormiva; e quando usciva la mattina dopo
per andare al lavoro, era Harald a essere ancora addormentato. Una
notte non era rientrato fino alle quattro, dopo una riunione nell'ufficio
dell'impresario, e lo stesso era dovuto tornare per le prove
il giorno dopo alle dieci, anche se era domenica e una volta tanto
avrebbero potuto fare colazione insieme, prendendosela comoda.
E dopo le prove lo spettacolo avrebbe debuttato fuori citt,
cos sarebbe rimasta sola per due settimane mentre Harald se ne
stava in compagnia di ballerine e soubrette una di loro era proprio
intelligente (Harald l'aveva trovata dietro le quinte che si leggeva
Katherine Mansfield) e aveva una casa nel Connecticut.
Cos, naturalmente, Kay era contenta quando Harald faceva una scarrozzata
a casa (era una delle sue espressioni preferite) per cena, invece
di mangiare con gli altri in quello spaccio clandestino. Una
volta aveva portato uno degli autori, e Kay aveva fatto un polpettone
di salmone con marinata alla panna. Doveva essere stata la
sera in cui avevano fatto la pausa per la cena prima del solito, e
c'era un bel po' da aspettare (In forno per un'ora, diceva la ricetta,
e di solito Kay aggiungeva quindici minuti a quello che suggeriva
il libro), e cos avevano ammazzato il tempo con un profluvio
di cocktail. Harald non si rendeva conto di che traffico era per
lei, ormai ogni giorno, tornare a casa da Macy's e doversi fermare
da Gristede's per la spesa; Harald non aveva pi tempo per farla
lui la mattina. E, strano a dirsi, da quando aveva incominciato
a farla lei, era diventata un motivo di lite tra di loro. A lui piaceva
A. & P. perch era pi conveniente, e a lei piaceva Gristede's
perch facevano la consegna a domicilio e avevano della verdura
di ottima qualit la boutique di Sutton Place, la chiamava Harald.
Poi a Harald piaceva cucinare i soliti vecchi piatti (come i
suoi spaghetti con funghi secchi e conserva di pomodoro), mentre
a lei piaceva leggere il libro di cucina e le rubriche di ricette e provare
sempre qualcosa di nuovo. Lui diceva che lei non aveva fantasia,
a seguire le ricette con gli occhiali sul naso e a misurare i condimenti
e calcolare i tempi di cottura: cucinare era un'arte viva e
lei la rendeva accademica e senza vita. Era buffo constatare le piccole
divergenze che si erano andate sviluppando tra di loro nel corso
di tre mesi; all'inizio, lei era solo l'eco di Harald. Ma ora se lui
si chiedeva perch non essere un po' ragionevoli e aprire una scatoletta
(e questo era successo una sera in cui la cena non era pronta),
lei urlava che non ci riusciva, poteva andar bene per lui, ma
lei non poteva vivere cos, settimana dopo settimana, mangiando
come un animale, solo per sopravvivere. Dopo, quando lui era uscito,
le era dispiaciuto e si era riproposta di pianificare meglio e di
calcolare bene i tempi di preparazione come dicevano le rubriche
di ricette. Ma la volta che riusciva ad avere la cena pronta in forno,
avendo preparato una teglia la sera prima, lui si irritava se lei
gli faceva fretta per andare a tavola ricordandogli che ora era. Un
po' meno zelo da mogliettina, per favore, diceva, agitando l'indice
verso di lei in quel suo modo da gufo, e facendosi apposta un
altro cocktail prima di acconsentire a cenare.
Questo la faceva sentire un po' colpevole; lui non aveva mai
avuto l'abitudine dei cocktail prima di conoscerla. Il rito della
tua classe, lo chiamava lui, e lei non era ben sicura se intendesse
la classe del '33 o la classe sociale; a Salt Lake City i suoi genitori
non si sognavano di bere superalcolici neanche quando avevano
ospiti, nonostante pap potesse procurarsi facilmente il whisky per
uso medico. Ma all'Est era un costume sociale, anche per le persone
pi anziane, come sapeva per essere stata ospite da Pokey
Prothero e da Priss e da Polly. A Cleveland, come Harald aveva
avuto modo di vedere coi suoi occhi, la famiglia di Helena Davison
consumava sherry. Cos, per far piacere a Kay, avevano incominciato
a bere cocktail tutte le sere, preparandoli con lo shaker
di alluminio. La differenza tra loro era che quello che piaceva a lei
era il piccolo rito formale e quello che piaceva a Harald era l'alcol.
Uno o due cocktail, certo, non facevano male a nessuno; ma lo stesso,
durante le prove avrebbero dovuto probabilmente farne a meno,
per il bene di Harald. Ma sarebbe sembrato un tale passo indietro
mettere semplicemente su la cena e sedersi a mangiare, come i suoi genitori!
Harald era andato in cucina e si era preparato un gin e bitter;
questo era un brutto segno sapeva che Kay odiava il gusto dei
superalcolici non diluiti e non le piaceva vederglieli bere. Poi mise
del tabacco nella pipa, la accese, e se ne vers un altro. Cosa
ti preparo? disse. Un Silver Fizz? Kay si accigli; era ferita
dalla cortesia ironica dei suoi modi. Penso che non prender
niente, rispose pensierosa. Le sopracciglia scure e ispide di Harald
si alzarono di scatto. Cos' questa novit? chiese. Kay d'un
tratto si era risolta a girare pagina, ma sentiva che quello non era esattamente
il momento giusto per annunciarlo; non si poteva mai sapere
come Harald la prendeva quando aveva bevuto. Semplicemente
non mi va, disse. Vado a mettere su la cena. Si alz
dalla sedia. Harald la guard male, con le mani ai fianchi e una
smorfia sulle labbra. Dio mio! disse. Sei la pi stupida, goffa
e inopportuna donna del mondo. Ma cosa ho detto? esclam
Kay, troppo sbalordita, addirittura, per offendersi. Penso che non
prender niente, cit, facendole il verso e aggiungendo una nota
di compunzione che lei avrebbe giurato non c'era quando aveva
pronunciato la frase. Se solo lui avesse saputo, lei moriva dalla
voglia di un Silver Fizz e se se ne privava era perch si dava la colpa,
e non poco, per i guai che c'erano stati alle prove. Che cosa sarebbe
successo se lei fosse andata al lavoro da Macy's dopo aver
bevuto due cocktail prima di colazione? Era la stessa cosa, no? Si
imparava molto, lei trovava, se si trasferiva il proprio comportamento
in un altro contesto per poterlo osservare l, con obiettivit.
Se lei fosse stata appena licenziata, per esempio, avrebbe sentito
la necessit di mettersi calma e indagare le varie cause, per
quanto piccole. Ma forse Harald lo stava facendo e non lo dava a
vedere? Semplicemente non mi va, continu lui. Non assumere
quel tono. Non  adatto a te. Lo sai che sei una pessima
attrice. Oh, piantala! disse brusca Kay e se ne and in cucina.
Poi si mise in ascolto per capire se Harald usciva, sbattendo la porta,
come aveva fatto l'altra sera quando lei aveva portato a casa
dal bazar l'affetta-fagiolini Continental che non funzionava. Ma lui era sempre l.
Lei apr una scatola di fagioli e li vers in una teglia; sopra ci
mise delle fettine di pancetta. Tornando a casa sulla sopraelevata
aveva deciso di fare il crostone di fonduta alla birra, per fare una
sorpresa a Harald, ma adesso aveva paura, nel caso il formaggio si
fosse raggrumato, di offrire a Harald il destro per farle una predica.
Mond un cespo di lattuga e incominci a preparare il condimento.
All'improvviso, pensando al crostone di fonduta che quella
sera non avrebbero mangiato solo perch Harald aveva perso il
lavoro, singhiozz forte. Adesso tutto sarebbe cambiato, lo sapeva.
In realt pensava unicamente all'Appartamento; lei viveva per
il giorno in cui si sarebbero potuti trasferire. L'alloggio dove stavano
al momento apparteneva alla vedova di un incisore, che adesso
abitava a Cornish, nel New Hampshire, ed era pieno di anticaglie
e imitazioni cassettoni spagnoli e tappeti orientali e tavolini
Chippendale e sedie Hepplewhite e rami e ottoni che dovevano
essere lucidati. Kay non vedeva l'ora di uscire da quel museo e sistemarsi
con le proprie cose. Harald lo sapeva, e tuttavia non aveva
ancora detto una parola sull'Appartamento, pur avendo certamente
immaginato che era il suo pensiero dominante fin da quando
gli aveva aperto la porta e lo aveva visto: che cosa avrebbero
fatto? Come poteva non averci pensato anche lui?
Nella sua borsetta sul mobiletto del soggiorno c'erano dei campioni
di tessuto da tappezzeria che aveva portato a casa per mostrarglieli;
aveva passato l'intero intervallo del pranzo nel reparto
Casa moderna di Macy's a scegliere un divano di linea nuova e due
poltroncine senza braccioli rivestite di mussolina. E si era informata
sui prezzi delle tende solo per divertimento, per far vedere
a Harald quanto avrebbero risparmiato grazie al fatto che l'amministrazione
passava le veneziane gratis, come facevano nella
maggior parte dei palazzi moderni eleganti. Con le veneziane non
avrebbero avuto bisogno di tende. Farle fare, aveva scoperto oggi,
anche da Macy's con lo sconto, sarebbe costato fino a 100 o
120 dollari, cos quella somma potevano considerarla come una riduzione
dell'affitto del primo anno. E questo se non erano foderate;
altrimenti costavano anche di pi.
Diede un'occhiata ai fagioli nel forno non erano ancora dorati.
In soggiorno, apr il tavolo a ribalta e prepar per due, guardando
nel frattempo di sottecchi Harald, che stava leggendo il
New Yorker. Lui alz gli occhi. Ti andrebbe, disse, di invitare
i Blake per un bridge dopo cena? Il suo tono noncurante
non la ingann; questo, per Harald, era un modo di scusarsi. Stava
cercando di riconciliarsi dopo aver quasi rovinato la serata.
Sarebbe fantastico! Kay era felice; era da molto che non facevano
una partitina a bridge. Li chiamo io o lo fai tu? Lo faccio io, 
disse lui, e, attirando Kay a s, la baci con forza. Lei si liber e
si affrett in cucina. Ho tre bottiglie di birra in frigorifero! url. Diglielo!
Ma in cucina il suo volto si rabbui. La colp, tutto a un tratto,
l'idea che c'era del metodo nella follia di Harald. Perch i
Blake, con tutti quelli che potevano invitare? Norine Blake, la sua
compagna di classe, era molto di sinistra; al college capeggiava sempre
manifestazioni e raduni socialisti, e il marito, Putnam, era
iscritto al partito socialista. Ed avevano entrambi la fisima di fare
economia e di non spendere pi di tanto per mantenersi, bench
Putnam avesse una rendita sua e venisse da un'ottima famiglia.
Kay gi vedeva come sarebbe andata a finire. I Blake, sentendo
che Harald aveva perso il lavoro, si sarebbero subito gettati
sulla faccenda dell'Appartamento. Kay era gi stufa di sentire che
Norine e Put avevano trovato un seminterrato carino con un vero
giardino per soli 40 dollari al mese perch non lo facevano anche
lei e Harald? Lei non voleva vivere in un seminterrato: non
era salutare. Diede un'altra occhiata ai fagioli e sbatt lo sportello
del forno. Put avrebbe detto (le pareva di sentirlo!) che Harald
era pienamente giustificato a cambiare idea sulla sua obbligazione
legale, e un contratto d'affitto era per l'appunto questo, perch la
locazione era una forma di sfruttamento e l'affitto era un guadagno
non derivato dal lavoro o qualcosa del genere. E Norine
avrebbe parlato del costo dei mezzi pubblici. Era aggiornatissima
sulla questione. L'ultima volta che avevano giocato a bridge aveva
sottoposto Kay a un interrogatorio su come andava al lavoro.
Prendi l'autobus che attraversa il centro? aveva chiesto,
guardando il marito come se l'autobus fosse il pi pazzesco dei lussi.
E la sopraelevata della Sesta Avenue? Poi aveva guardato di
nuovo il marito, con un cenno del capo. Cos fanno due biglietti,
aveva concluso implacabile. L'idea fissa di Norine era che tutte
le giovani coppie dovessero vivere vicino a una stazione della
metropolitana. E pensava che Harald, visto che lavorava nella zona
di Times Square, avrebbe dovuto abitare nel West Side, a non
pi di due isolati da una fermata della linea veloce. Kay e Harald
avevano riso dell'ossessione di Norine per i trasporti, ma comunque
i suoi discorsi avevano messo una pulce nell'orecchio a Harald.
E proprio quella sera, quando Kay aveva servito il caff e i
toast al formaggio dopo il bridge, Norine aveva esclamato, Ehi,
vera panna? Evidentemente, tutti tranne i milionari dovevano
vivere di latte condensato. Da mesi Kay andava dicendo a Harald
che non c'era una delle sue conoscenze che non considerasse normale
comperare la panna (lui voleva usare quella che si condensa
in cima alla bottiglia del latte), e adesso era diventata rossa come
un peperone per la confusione, come se Norine l'avesse sbugiardata.
Tuttavia Harald, strano a dirsi, invece di aversene a male l'aveva
solo presa in giro. Ehi, vera panna! aveva mormorato, dopo, strizzandole i seni.
Harald diceva sempre che lei era trasparente. Certe volte, come
stasera, si trattava di un apprezzamento critico, ma altre volte
sembrava amarla proprio perch era un libro aperto, anche se
quello che lui vedeva o credeva di vedere lei non capiva esattamente
cosa fosse. Questo le ricord la strana lettera che aveva trovato,
l'altra sera, mentre riordinava le carte di lui in vista del trasloco.
Era una lettera di Harald al padre e doveva essere stata scritta,
aveva calcolato, il sabato prima che si sposassero. Quando aveva
visto il proprio nome nel mezzo della prima pagina non aveva potuto fare a meno di leggerla.
Kay non ha paura della vita, Anders, era cos che chiamava
il padre. Tu e la mamma e io ce l'abbiamo, ce l'abbiamo un po'
tutti. Sappiamo che la vita ci pu ferire. Kay non lo ha mai scoperto.
 per questo, penso, che alla fine ho deciso di sposarla, anche
se i cinici mi consigliano di aspettare una ragazza ricca, che mi
possa finanziare uno spettacolo. Non credere che non ci abbia pensato.
Detto tra noi questo la mamma non deve leggerlo di ragazze
ricche ne ho conosciute alcune, in senso biblico. Le ho amate
nelle loro spider e ho saccheggiato gli armadietti dei liquori dei
loro padri e ho lasciato che pagassero per me nei bar clandestini
dove hanno il conto aperto. Quindi parlo per esperienza. Anche
loro hanno paura della vita, hanno la pulsione di morte tipica della
loro classe: vogliono annullare l'esperienza in uno sfrenato momento
di piacere. Sono come le Menadi che dilaniarono Orfeo ti
ricordi l'antico mito greco? In ultima analisi, hanno paura del futuro,
proprio come la famiglia Petersen. Il timore tuo e della mamma
 che tu possa perdere di nuovo il lavoro o non arrivi all'et
della pensione; il timore delle fanciulle della giovent dorata, dopo
il crollo della borsa,  che pap possa perdere i soldi o che una
rivoluzione glieli porti via. Kay  diversa; viene da quella classe
solida che non siete mai riusciti a diventare, il ceto professionale
elevato. Suo padre  un grosso ortopedico di Salt Lake City; cercalo
sul Who's Who (se non l'hai gi fatto!) Quella classe crede
ancora nel proprio futuro e nella propria capacit di sopravvivere
e governare, e a buon diritto, come vediamo in Unione Sovietica,
dove i servizi dei dottori e degli scienziati, a prescindere dalla loro
estrazione borghese, sono ricercatissimi, come quelli dei registi
e dei letterati. In Kay vedo questa fede, questa fiducia da pioniere,
nonostante lei non ne sia consapevole;  iscritta in tutto il
suo essere, il segno esteriore e visibile di una grazia interiore e
spirituale, come dice il libro di preghiere episcopale. Non che sia
aggraziata, a parte negli sport all'aperto, equitazione e nuoto e anche
hockey, mi dice. A proposito del libro di preghiere (leggilo una
volta o l'altra, per lo stile), Kay vuole che ci sposiamo nella chiesa
di J. P. Morgan; io acconsentir, in spirito di ironia, e mi consoler
col pensiero che anche il senatore Cutting (Bronson Cutting
del New Mexico, uno dei miei eroi sconosciuti te ne ho mai
parlato? un battagliero gentiluomo progressista) va l quando 
in citt. (Sua sorella fa quasi parte del gotha della mondanit, qui).
Non so come la pensiate laggi a Boise, ma qui nell'Est c' stato
un grosso cambiamento da quando  al potere Roosevelt. Probabilmente,
da vecchio sostenitore di Townley, tu non ti fidi di
lui; io s, francamente. Avrai letto dell'ingresso dei professori nel
governo; questa  la chiave per il cambiamento, e potrebbe significare
una rivoluzione senza sangue per il nostro tempo, col cervello
al posto del capitale finanziario nella gestione delle risorse
disponibili. I ragazzi marxisti qui a New York sbagliano quando
si aspettano una lotta definitiva tra capitale e lavoro; si pu piuttosto
pensare che il capitale e il lavoro nella loro conformazione
attuale si dissolvano. Il fatto che Roosevelt sia un patrizio  significativo,
e Kay mi dice, a proposito, con orgoglio, che era un
membro del consiglio di amministrazione del Vassar. Sto divagando
un po', ma penso tu capisca il nesso: sento che il mio matrimonio
con Kay  una promessa per il futuro. Suona piuttosto
mistico, ma io provo un sentimento mistico per lei, un senso di
giustezza o destino, chiamalo come credi. Non chiedermi se la
amo: l'amore, a parte l'attrazione chimica,  ancora un'incognita
per me. Questo l'avrai capito.  una giovane donna molto forte,
con una vitalit traboccante e non ancora disciplinata. Pu darsi che
a te e alla mamma all'inizio non piaccia, ma quella sua vitalit mi
 necessaria, richiede forma e guida, che io penso di poterle dare.
A proposito, la mamma potrebbe chiedere a Kay di chiamarla
Judith quando le scrive? Come tutte le ragazze moderne, le fa orrore
chiamare la suocera mamma, e Mrs Petersen  cos formale.
Cerca di farglielo capire. Kay ti pensa gi come Anders ed 
commossa dalla qualit della nostra relazione quella tra te e me intendo.
Ho cercato di scrivere una pice sulla storia della tua vita,
ma Kay, che ha studiato teatro al Vassar, con una buffa donnina
scoppiettante di energia, dice che non ho ancora il bernoccolo della
costruzione drammatica; forse ha ragione, temo. Oh, Anders...
Qui la lettera si interrompeva; non era mai stata conclusa, e
Kay si chiedeva cos'avesse scritto Harald nella lettera che alla fine
aveva spedito. C'erano altre lettere incompiute nella valigia
malconcia, alcune indirizzate a lei al Vassar, e svariati inizi di racconti
o di romanzi, cos vecchi che la carta stava diventando gialla,
e i primi due atti del suo testo teatrale. La lettera, Kay pensava,
era scritta meravigliosamente bene, come tutto quello che faceva
Harald, e tuttavia leggerla le aveva lasciato una stranissima,
penosa sensazione. Non conteneva niente che in un certo senso
non sapesse gi, ma sapere in un certo senso, evidentemente, non
era lo stesso che sapere. Harald, doveva ammetterlo, non le aveva
mai nascosto di aver avuto delle relazioni con altre donne e di
essersi addirittura baloccato con l'idea di sposarle o farsi sposare
da loro. E tutte quelle elucubrazioni sulla sua classe sociale (anche
se, quando parlava con lei, di solito diceva che era finita) e su
Roosevelt e sul fatto di non essere sicuro di amarla e sullo spirito
di ironia le aveva gi sentite. Forse era appunto questo che
aveva reso la lettera cos deludente. Era il fatto di scoprire che Harald
era sempre lo stesso, cosa che peraltro lo rendeva stranamente
diverso. La curiosit era una cosa terribile: aveva incominciato
a leggere la lettera, sapendo che non avrebbe dovuto, col pensiero
di poter scoprire qualcosa di pi sul conto di lui e anche su se
stessa. Ma invece di dirle di pi su di lui, la lettera era quasi una
rivelazione dei limiti di Harald. O semplicemente non le era piaciuto
vederlo mettere a nudo la sua anima col padre?
E tuttavia la lettera le aveva detto qualcosa, rifletteva adesso
mentre ascoltava Harald al telefono (i Blake a quanto pare venivano)
e rimescolava con metodo l'insalata. La lettera spiegava, senza
mezzi termini, qual era l'attrattiva di Kay una cosa che non
le era mai stata chiara. Quando lo aveva incontrato per la prima
volta al teatro estivo lui l'aveva trattata come una degli oi polloi,
dandole ordini, criticando per come allestiva i fondali, spedendola
per commissioni alla ferramenta. Hai della vernice nei capelli,
le aveva detto una sera durante una festa organizzata dalla
compagnia e le aveva chiesto di ballare; aveva appena litigato con
la prima attrice, una donna sposata, con la quale andava a letto il
marito era un avvocato di New York. Un'altra volta, mentre erano
tutti insieme a bere birra in un locale fuori citt, aveva caracollato
fino al suo tavolo, dove era seduta con alcune altre tirocinanti,
per dirle figurarsi che le si vedevano le spalline. Kay non
ci aveva quasi creduto quando le aveva promesso di scriverle dopo
che fosse tornata al Vassar, ma lui lo aveva fatto un bigliettino
breve, dal tono distaccato e lei gli aveva risposto, ed era venuto
a passare un fine settimana l per assistere alla recita studentesca
di cui lei era regista, e adesso eccoli qui, sposati. Eppure non
era mai stata sicura di lui; fino all'ultimo minuto, aveva temuto
che la stesse usando come una pedina in un gioco che faceva con
un'altra donna. Anche a letto, lui manteneva il sangue freddo; recitava
le tabelline per ritardare l'eiaculazione un vecchio trucco
arabo che aveva imparato da un inglese. Kay mise i fagioli nel piatto.
Non aveva paura della vita, si ripeteva; aveva una vitalit
traboccante. Il loro matrimonio era un pegno per il futuro.
Invece di affliggersi e rimpiangere che non avesse detto qualcosa
di pi romantico, doveva rendersi conto che questa era la sua carta
vincente e giocarla; che le importava dei Blake un contratto
d'affitto era un pegno per il futuro. La gente dicesse pure quello
che voleva, lei all'Appartamento non avrebbe rinunciato. Non sapeva
perch significasse tanto per lei se era per le veneziane o
per il portinaio o per il delizioso piccolo spogliatoio o per cos'altro.
Sarebbe potuta morire se l'avessero perso. E cosa avrebbero
fatto, poi di diverso sarebbero tornati in quella sordida stanza
nel Village sul corridoio dirimpetto a Dick Brown fino a che i progetti
di Harald fossero diventati pi stabili? No! Kay serr la mascella.
Esistono altri appartamenti, cara, sentiva gi dire sua
madre. Non voleva un altro appartamento; voleva quello. Era come
quando lei voleva Harald e aveva paura di perderlo ogni volta
che non riceveva una lettera. Non aveva rinunciato dicendosi ci
sono altri uomini, come avrebbero fatto tante ragazze; aveva tenuto
duro. E non era solo per lei; per Harald sarebbe stato un terribile
disastro, psicologicamente, abbandonare il suo Progetto di
vita e tornare indietro dopo una sola sconfitta per non parlare
della perdita del deposito, l'affitto di un intero mese.
Si sedettero a cena. I Blake non sarebbero arrivati fino alle otto
e mezzo. Kay continuava a lanciare sguardi al mobiletto, proprio
dietro Harald, su cui c'era la sua borsetta, coi campioni di tappezzeria.
Si chiedeva se non dovesse tagliare la testa al toro e mostrarli
a Harald prima che arrivassero Norine e Putnam. Dopo il
bridge, sarebbe stato tardi, e Harald, sospettava, avrebbe voluto
fare l'amore; in una serata come quella sarebbe stato difficile dirgli
di no, anche se questo significava che, col tempo che ci voleva
per la lavanda, sarebbe arrivata l'una prima di poter chiudere gli
occhi (grazie anche alle tabelline) e l'indomani mattina prima di
andare al lavoro non sarebbe stato il momento giusto per mostrargli
i campioni; si sarebbe dimostrato bisbetico se lo avesse svegliato
apposta. E per dovevano decidere presto, due settimane per la
tappezzeria era la norma da Macy's. I letti e le pentole e le padelle
e le lampade e un tavolo e tutto il resto bisognava anche ordinarli,
ma almeno erano li in magazzino e occorrevano solo due
giorni per la consegna. Pensava che avrebbero dovuto procurarsi
i materassi di crine, pi costosi, ma pi salutari; lo confermavano
i sondaggi fatti dal Consumers' Research Bulletin. La sua baldanza
svan mentre passava il burro a Harald; solo l'altra sera, avevano
avuto una discussione, che era finita con lei in lacrime, su
burro e margarina la margarina, sosteneva Harald, era altrettanto
gustosa e nutriente, ma gli interessi coalizzati del burro avevano
impedito ai produttori di margarina di colorare il loro prodotto; 
aveva ragione, ma ugualmente lei non sopportava di avere
quella roba bianca e oleosa in tavola, anche se la sua reazione
alla bianchezza era un riflesso condizionato dovuto a un pregiudizio
di classe. Lui infilz un pezzo di burro con un sorriso amaro,
che Kay cerc di non rilevare. Magari non aveva paura della vita,
ma di certo aveva paura di Harald.
Decise di avvicinarsi all'argomento dei campioni con una chiacchieratina
spiritosa sulla sua giornata al grande magazzino; temeva
che Harald sprofondasse in una delle sue depressioni scandinave
se non gli parlava. Sai una cosa? disse con tono allegro.
Penso di essere stata esaminata oggi. Era come fare un test
a sorpresa al college: un compratore di professione alle dipendenze
di Macy's, fingendo di essere un cliente, doveva valutare
ogni tirocinante una volta nel corso dei sei mesi di addestramento.
I capi non ti dicevano niente di questa cosa, ma ovviamente la
voce circolava. Questa settimana sono al reparto Abbigliamento
elegante, te l'ho detto? Harald sapeva che Kay veniva spostata
un po' ovunque, per poter imparare tutti gli aspetti della vendita,
oltre che per ascoltare le lezioni impartite dai capi dei diversi
settori. Be', oggi pomeriggio c'era una cliente che insisteva per
provare ogni abito del piano e mai che gliene andasse bene uno.
Era quasi arrivata l'ora di chiusura, e non riusciva a decidersi tra
un vestito di lana nero bordato di persiano e un sobrio tweed blu,
attillato, con un collo di velluto azzurro scuro. Cos ha voluto che
facessi venire la sarta, per sentire la sua opinione, e lei ha detto
che doveva prenderli tutti e due e mi ha strizzato l'occhio, come
per farmi capire, immagino. Ti valutano in educazione, buon umore,
personalit complessiva, ma il punto fondamentale  se sai vendere.
Se il cliente se ne va senza comperare nulla hai fallito. E,
pensa un po', grazie alla sarta, quella alla fine ha comperato tutti
e due i vestiti. Non comperato davvero, naturalmente; invece
di andare gi in laboratorio i vestiti vengono rimessi in reparto, se
il cliente  al servizio di Macy's. Cos lo capisci. Ma dall'altro lato
se un vero cliente compera qualcosa e lo restituisce,  un punto
a tuo sfavore; significa che hai strafatto...
Harald stava l seduto a masticare in silenzio; infine pos la forchetta.
Davanti alla sua freddezza, Kay non riusciva a continuare.
Continua, cara, disse, mentre la voce di lei si affievoliva fino
a spegnersi.  molto interessante. Da quello che dici, di sicuro
sarai la prima della classe da Macy's. Pu darsi che tu mi trovi
anche un lavoro nel reparto tappeti o alla vendita frigoriferi non
sono settori di competenza maschile? S, replic Kay, rispondendo
meccanicamente come a una richiesta di informazioni. Solo che non s'inizia mai in quei reparti; bisogna avere altre esperienze
di vendita prima. Poi lasci cadere la forchetta e nascose
la testa ricciuta tra le mani. Oh, Harald! Perch mi odi?
Perch fai domande noiose come questa, rispose. Il viso di
Kay avvamp; non voleva piangere, perch stavano per arrivare i
Blake. Harald doveva aver pensato la stessa cosa, perch quando
parl di nuovo il suo tono era diverso. Non ti biasimo, Kay cara, 
disse serio, perch ti paragoni a me come sostegno della casa.
Dio solo sa se ne hai il diritto. Ma non mi stavo paragonando
a te! Kay alz la testa indignata. Stavo solo conversando un
po'. Harald sorrise mesto. Non ti stavo biasimando, ripet.
Harald! Per piacere credimi! Gli afferr la mano. Il pensiero
di un paragone non mi ha mai sfiorato la mente! E come potrebbe?
So bene che tu sei un genio e io sono solo una persona di
serie B. Ecco perch io so barcamenarmi nella vita e tu no. E non
ti ho aiutato abbastanza; lo so. Non avrei dovuto farti venire a cena
quando provavi; non avrei dovuto favorire l'abitudine dei cocktail.
Avrei dovuto pensare a come eri sotto pressione... Sent la
mano di lui afflosciarsi nella propria e si accorse che stava di nuovo
sbagliando; almeno non aveva menzionato i ritardi al teatro,
che era il pensiero che pi le rodeva.
Lui le scost la mano. Kay, disse. Quante volte ti ho fatto
notare che sei un'incorreggibile egoista? Osserva come hai spostato
il centro del dramma su te stessa. Sono io quello che  stato
licenziato oggi, non tu. Tu non c'entri per niente. E neanche i ritardi
c'entrano, sorrise in modo crudele, nonostante quello che
vai insinuando da due settimane, nel tuo modo goffo. Tu hai sviluppato
una mentalit da cronometro. Nessuno a teatro prende seriamente
quell'ora per la cena tranne te. Lo hai visto la sera
che sei venuta: non si  fatto nulla per mezz'ora dopo che siamo
arrivati. Tutti se ne stanno l seduti a giocare a pinnacolo... Kay
annu. Va bene, Harald. Perdonami. Ma lui era ancora arrabbiato.
Ti sarei grato, disse, se tenessi la tua coscienza piccolo-borghese
fuori dai miei affari.  il tuo modo di ridimensionarmi.
Fai finta di accusare te stessa, ma  me che stai accusando
Kay scosse la testa. No, no, disse. Mai. Harald alz scettico
un sopracciglio. Protesti troppo, rimarc, in un tono pi
leggero; lei cap che il suo umore stava cambiando di nuovo. In
ogni caso, continu lui, tutte queste cose non ci hanno avuto
niente a che fare. Sei sulla strada sbagliata, ragazza mia. Il finocchio
mi odia: ecco tutto. Perch sei superiore, mormor Kay.
Ecco, s, disse Harald. Probabilmente, anche per questo.
Probabilmente? url Kay, offesa dalla nota di prudente riserva
nella sua voce. Ma come, certo che  stato per quello. Sarebbe
stato tipico di Harald incominciare a spaccare il capello in
due, adesso che per entrambi i motivi di fondo erano chiari come
la luce del sole. Cosa intendi, con probabilmente? Lui scosse
la testa e sorrise. Oh Harald, per piacere dimmelo! Harald
si accese la pipa. Conosci la storia di Ippolito? disse infine.
Be', certo, protest Kay. Non ti ricordi, l'abbiamo fatta al
college in greco, col rettore che faceva Teseo? Te l'ho scritto, io
ho fatto le scene le grandi statue di Artemide e Afrodite. Caspita,
 stato divertente. E il rettore si era dimenticato la parte e
andava avanti improvvisando con Essere o non essere in greco,
e solo la vecchia Miss MacCurdy, la direttrice del dipartimento di
greco, ha colto la differenza.  sorda ma se n' accorta anche col
suo cornetto acustico. Harald aspettava, tamburellando con le
dita. E allora? disse Kay. E allora, se cambi il sesso di
Fedra... Non capisco. Che cosa succederebbe se cambiassi il sesso
di Fedra? Avresti la storia segreta di come sono stato licenziato.
Fa' il caff, adesso. Kay lo fiss, perplessa: non vedeva il collegamento.
Sodomia, disse Harald. Io, pur non essendo vergine, sono
il casto Ippolito della farsa, perch quell'opera, detto per inciso,
 appunto questo. Un maschio che difende la sua virt  sempre
una figura farsesca. Kay rimase a bocca aperta. Vuoi dire
che qualcuno voleva sodomizzarti? Chi? Il regista? disse a fatica.
Viceversa, credo. Mi ha assicurato di avere un culo delizioso.
Quando? Questo pomeriggio? Kay era combattuta tra orrore
e curiosit. Ho sempre attirato i finocchi le aveva detto l'estate
scorsa (ce n'erano due cos nella compagnia), e all'epoca si
era sentita eccitata e un po' invidiosa. No, no, alcune settimane
fa, disse Harald. La prima volta, cio. Perch non me l'hai
detto? Il pensiero che le avesse tenuto nascosta una cosa cos la
feriva al cuore. Non c'era nessun motivo che tu lo sapessi. Ma
come  stato? Cosa ti ha detto? Dove eravate? In Schubert Alley, 
disse. Ero un po' alticcio quella sera, e nella mia vena simpatica,
forse ho fatto qualcosa che lui ha scambiato per un segno
di incoraggiamento. Ha proposto che ci rifugiassimo nel suo appartamento,
dopo. Oh Dio! url Kay. Oh Harald, non
avrai...? No, no, rispose in tono rassicurante. Era una prospettiva
che non mi allettava. La vecchia checca deve essere sui
quarant'anni. Per un istante Kay fu sollevata e, al tempo stesso
(non era strano?), quasi delusa; poi fu presa da un nuovo sospetto.
Harald! Vuoi dire che l'avresti fatto con qualcuno pi giovane?
Un ballerino? Si sent nauseata pensando alle notti che
lui aveva lavorato fino a tardi, eppure c'era in lei questa strana
smania di sapere. Non posso rispondere a domande ipotetiche, 
disse Harald, piuttosto spazientito. Il problema non si  posto.
Oh, disse Kay, assai poco soddisfatta. Ma il regista lui ci
ha provato di nuovo? Harald ammise che lo aveva fatto: una sera
tardi, lo aveva palpeggiato sul cavallo. E cosa  successo? Harald
scroll le spalle. L'erezione  piuttosto automatica nel maschio
normale, sai. Kay impallid. Oh Harald! Tu l'hai incoraggiato!
Tutto a un tratto, fu pazza di gelosia; ci volle un po'
prima che Harald riuscisse a calmarla. Nel suo cuore c'era l'orribile
certezza che l'erezione non sarebbe stata cos automatica se lei
non fosse sempre stata addormentata quando Harald entrava in punta
di piedi in camera. E come faceva a sapere che entrava in punta
di piedi? Perch (chiss se lui l'aveva mai sospettato?) lei in realt
non sempre dormiva. Stanotte, decise, avrebbero fatto l'amore anche
se era stanca morta, quando fossero andati via i Blake.
Kay sbadigli e scivol via da Harald, che l'aveva presa sulle
ginocchia per confortarla (Mi piacciono le tue lentiggini, aveva
sussurrato. E i tuoi selvaggi capelli neri da zingara). Faccio
il caff, disse lei. Mentre si voltava per andare, lui allung la mano
e le diede un colpetto sul sedere, che la fece pensare, con sospetto,
al regista. Cosa le era preso, ultimamente, che la spingeva
a non fidarsi di Harald e a pensare sempre che ci fosse qualcosa
di pi di quello che lui le raccontava dietro ogni piccolo episodio
che le riferiva? A dire il vero, si era chiesta a volte se non ci fosse
qualche altra spiegazione alla persecuzione del regista, e adesso
che la conosceva (L'inferno non ha furia pari a una donna spregiata),
continuava a chiedersi se non ci fosse dell'altro oltre a quello che diceva Harald. Fin dove aveva lasciato che si spingesse il
finocchio? Non poteva fare a meno di ricordare una storia che
lui le aveva raccontato, mentre lei era ancora al college, di quando
aveva spogliato un'attrice di una certa et e poi l'aveva abbandonata
l, sconcertata, sulle sue lenzuola di percalle blu dagli orli merlettati.
Kay credeva moltissimo in Harald; non aveva dubbi che fosse
destinato a diventare famoso, prima o poi, qualsiasi campo scegliesse.
Ma credere in lui era ben diverso dal credere a lui. In effetti,
pi ne era colpita dal punto di vista intellettuale (il suo quoziente
di intelligenza doveva situarsi nella fascia dei geni), pi ne
notava le piccole manchevolezze. E come mai, con tutto quel talento,
era ancora direttore di scena quando altri della sua et, assolutamente
non brillanti quanto lui, gli erano passati avanti? C'era
qualcosa che non andava in lui che era evidente ai produttori e
ai registi e non a lei? Avrebbe voluto che si lasciasse fare il Binet
e qualche altro test di personalit che aveva provato sul gruppo al Vassar.
Una volta, durante la settimana degli esami (e nessuno lo sapeva
tranne lei), lui aveva tentato di suicidarsi lanciandosi con l'auto
di un amico gi da una scarpata. L'auto si era capovolta senza
che Harald si facesse male, e lui se ne era uscito ed era tornato a
piedi dove abitava. Il giorno dopo la coppia di cui era ospite aveva
mandato un carro attrezzi a recuperare l'auto e l'unico danno
era che l'acido della batteria era colato sulla tappezzeria, bucandola,
e aveva rovinato il cappello di Harald, che gli era caduto dalla
testa quando l'auto si era ribaltata. Questo tentato suicidio l'aveva
colpita terribilmente, e conservava come un tesoro la lettera
in cui lui lo descriveva; lei non avrebbe mai avuto la freddezza di
fare un gesto del genere, e di certo non con la macchina di qualcun
altro. Lui l'aveva fatto, aveva detto, per un impulso improvviso,
perch si vedeva il futuro gi tracciato davanti e non voleva
essere un marito addomesticato, nemmeno di Kay. Quando il tentativo
era cos miracolosamente fallito, lui aveva preso la cosa come
il segno, le aveva scritto, che il Cielo aveva decretato la loro
unione. Ora, comunque, che conosceva meglio Harald, si chiedeva
se non fosse andato fuori strada per un incidente; per sua stessa
ammissione, quella volta aveva bevuto acquavite di mele. Odiava
avere questi sospetti su di lui e non sapeva cosa fosse peggio:
avere paura che tuo marito si possa uccidere di fronte alla minima
difficolt, o pensare che sia stata tutta una copertura per una cosa
tanto ordinaria come guidare da sbronzi.
Harald era un istrione; Lakey aveva trovato la parola giusta per
lui. Ma proprio per questo, con la sua intelligenza e cultura, avrebbe
potuto rivelarsi un regista meraviglioso. Kay aveva riflettuto
parecchio sui problemi di Harald durante le serate solitarie in cui
lui era al teatro, e aveva deciso che la cosa principale che lo frenava
era la forte identificazione col padre. Continuava a combattere
le battaglie di suo padre, qualsiasi psicologo l'avrebbe capito.
Non c'era da stupirsi, allora, se Kay mal tollerava questo rapporto.
Anders e Judith! era arrivata a odiare perfino i nomi
della vecchia coppia, se Harald solo lo avesse saputo... Avrebbe
preferito ammazzarsi che fare il polpettone di carne facile e veloce
di Judith. La vista delle meticolose ricette della suocera scritte
a matita, accluse alle lettere di Anders, la rendeva fredda e
spietata. Da quando aveva visto la grafia di Judith, non sopportava
pi il chili con carne di Harald, sebbene fosse ancora un
gran successo con gli amici, che non ne conoscevano la fonte e pensavano
che fosse una cosa chic imparata nell'ambiente del teatro.
Non aveva dubbi che Judith usasse la margarina; ne immaginava
un panetto bianco e molliccio sulla loro modesta incerata con a
fianco un coltello da burro da pochi soldi placcato in argento (di
quelli che ti mandano per posta coi punti)!
Spegnendo il caff (Maxwell House), Kay fece una smorfia.
Nutriva un odio feroce per la gente povera, che Harald neppure
sospettava e che a volte la spaventava per la sua virulenza, come
quando serviva qualche squattrinato da Macy's. Oggettivamente,
era naturale, avrebbe dovuto provare compassione per il vecchio
Anders, un povero immigrato norvegese che aveva insegnato applicazioni
tecniche nelle scuole pubbliche dell'Idaho e aveva studiato
la notte per diventare insegnante di matematica e alla fine
era assurto alla posizione di preside di una scuola superiore di
Boise, dove si era inimicato il vicepreside, il quale aveva poi provocato
il suo licenziamento. Il testo teatrale di Harald raccontava
questa vicenda. Nel dramma, aveva fatto del padre un rettore di
college in conflitto col potere legislativo dello stato. Per come la
vedeva lei, questo era molto poco convincente e spiegava la debolezza
del testo. Se Harald voleva scrivere del padre, perch abbellire
la storia? Perch non raccontare semplicemente la verit?
A sentire Harald, il padre, nella vita reale, era stato vittima di
una montatura ed era stato costretto a dimettersi dal suo incarico
perch (fantasmi ibseniani! ) aveva scoperto qualcosa di poco chiaro
nei conti della scuola. Ma se fosse davvero stato cos innocente
come sosteneva Harald, era davvero strano che per tutta l'adolescenza
di Harald non fosse riuscito a farsi reinserire nel sistema
scolastico e avesse dovuto mantenere la famiglia facendo lavoretti
di carpenteria, fuori dal sindacato, mentre Harald si era aggiustato
a fare lo strillone. Harald diceva che era tutto parte di una
cospirazione in cui erano coinvolti anche alcuni funzionari corrotti
della citt, e che suo padre era stato scelto come vittima sacrificale
per impedire che venisse a galla la verit. Ma poi aveva vinto le
elezioni un partito riformista (il padre di Harald era una sorta di
radicale populista il cui idolo era un tale di nome Townley) e lui
era stato riassunto come supplente; nel frattempo, al liceo Harald
si era fatto conoscere, diventando attaccante nella squadra di football,
star del gruppo teatrale e direttore del giornalino studentesco.
Un gruppo di dame di Boise, con una raccolta di fondi, gli aveva
costituito una borsa di studio per il Reed College, nell'Oregon,
e poi per la Scuola di arte drammatica di Yale, e se Harald avesse
voluto, avrebbe potuto sempre lavorare dirigendo il loro Piccolo
teatro bisognava vedere la brocca d'argento che avevano fatto
spedire dai magazzini Gump's di San Francisco come regalo di nozze.
Ma Harald non sarebbe tornato a Boise fino a che il nome del
padre non fosse stato riscattato. Intendeva, cos, fino a quando il
suo dramma non fosse stato messo in scena; si aspettava che tutta
Boise ne leggesse sui giornali e riconoscesse nel rettore di una
grande universit statale cui era stato fatto ingiustamente torto il
povero vecchio Anders, che adesso era di nuovo un normale insegnante
(diviso tra matematica e tecnica). Il lavoro era intitolato
Pergamena, e Harald vi aveva mescolato la storia del padre con
quella, almeno in parte, di Alexander Meiklejohn, docente all'universit
del Wisconsin, senza voler accettare neanche con se stesso
che tra il padre e Meiklejohn ci correva una bella differenza.
Quello che preoccupava Kay pi di tutto, comunque, era che
Harald si stava identificando col fallimento. Uno dei suoi primi
pensieri, quando aveva avuto la notizia quel pomeriggio, era stato
che Harald stesse ripetendo il modello del padre. Si chiedeva
quante tra le persone che conoscevano Harald, a parte lei, lo avrebbero
pensato. Era dunque importante far circolare la verit, perch
avrebbe nuociuto alla carriera di Harald se si fosse guadagnato
la fama di uno che creava problemi, di una persona che andava
in giro con la volont di farsi licenziare, col bisogno di fallire. Pensava
che Harald non dovesse farsi scrupoli a raccontare cosa il regista
aveva cercato di fargli: conoscendo le sue inclinazioni, tutti
si sarebbero resi conto di come avesse sottilmente provocato Harald
a dire tutto quello che pensava di lui; e se non fosse successo
oggi, lo avrebbe stuzzicato finch prima o poi non lo avesse fatto.
Il campanello suon proprio mentre stavano finendo il caff.
Mentre sentiva i Blake sulle scale (Norine aveva un passo molto
pesante), Kay pens velocemente. Qualsiasi cosa si dicesse a proposito
dell'Appartamento, lei non avrebbe aperto bocca; avrebbe
lasciato parlare gli altri. E il giorno dopo, come prima cosa, sarebbe
andata al reparto Casa moderna e avrebbe ordinato le tappezzerie.
Avrebbe sempre potuto fingere di averlo fatto oggi, prima
di aver sentito le novit, e di non averne fatto parola apposta,
vedendo quanto Harald fosse scosso. Avrebbe anche potuto inventare
la scusa di aver cercato in tutti i modi di cancellare l'ordine
(questo sarebbe accaduto l'indomani mattina) ma che le avevano
detto che era troppo tardi che la stoffa era gi stata tagliata. E
sarebbe potuta davvero andare a quel modo; era solo un caso che
avesse deciso di portare a casa i campioni da mostrare a Harald,
invece di scegliere quello che preferiva il Rosso Pompiere da
sola. Se l'avesse fatto, sarebbe stato davvero troppo tardi.
Kay apr la porta. Ciao! disse. Salve! Parlava con voce
bassa, smorzata, per prepararli, come se Harald, che si stava di
nuovo accendendo la pipa l dietro di lei, fosse malato o uno spettro
o qualcosa del genere come ci si doveva comportare quando
tuo marito era andato a ingrossare le file dei disoccupati proprio
in piena crisi economica? Per un istante, quella visione delle cose
provoc in lei un incontenibile attacco di paura, lo stesso che
l'aveva colta non appena aveva sentito la chiave di Harald stridere
nella serratura e aveva capito cosa stava per dirle. Ma a un tratto
qualcosa dentro di lei si rinsald ed ebbe una nuova idea: adesso
Harald avrebbe potuto dedicarsi al suo lavoro teatrale e togliersi
questo pensiero di dosso; il tinello, come studio per lui, sarebbe
stato perfetto, e avrebbe potuto montare dei ripiani per le sue carte
sotto la vetrina delle porcellane. Non c'era ragione, adesso, per
cui lui non potesse fare tutti i lavori di falegnameria e costruire
anche il letto incassato, come avevano progettato una volta, e una
libreria per il soggiorno. Dietro di lei, Harald parl. Morituri te
salutamus. Mi hanno mandato a spasso, disse. Oh Harald, disse Kay con slancio. Aspetta almeno che si siano tolti la roba
di dosso. E raccontala come l'hai raccontata a me. Comincia dal principio e non omettere niente.
...
.
...
Capitolo quinto.
...
.
...
Harald e Kay diedero una festa in onore di Harald, che aveva
venduto un'opzione sul suo dramma a un impresario. Era l'anniversario
della nascita di George Washington, e Kay aveva la giornata
libera dal lavoro. Il gruppo, che si era particolarmente impegnato
a intervenire, sfoggiava i suoi abiti e i suoi cappelli invernali
pi chic. A quanto pareva, il povero Harald non aveva lavoro da
mesi, fin da settembre, quando, secondo Polly Andrews, un regista
lo aveva molestato.  poi non pagavano neanche l'affitto da
mesi; li stavano finanziando quelli dell'immobiliare. Quando arriv
l'assegno per l'opzione (500 dollari), stavano per staccare il
telefono nell'appartamento. Pur con lo stipendio di Kay, era un
mistero di cosa fossero vissuti. Di fede, speranza e carit, diceva
Kay, ridendo: la fede di Harald in se stesso aveva dato ai suoi creditori
speranza, e questa si era tramutata in carit. E raccont di
come Harald avesse suggerito di invitare un gruppetto scelto dei
loro creditori alla festa: l'agente immobiliare, il tipo della compagnia
telefonica, Mr Finn dell'ufficio imposte, e il dentista, il dottor
Mosenthal non sarebbe stato uno spasso?
Kay aveva mostrato l'appartamento a tutti quelli che non l'avevano
ancora visto. Due stanze, pi cucinino e tinello, pi l'ingresso,
pi l'orgoglio e la gioia di Kay, un piccolo, delizioso spogliatoio,
cos compatto, con armadi e armadietti e cassettiere a muro.
Pareti e parti in legno e finestre una fila intera che dava su
un cortile soleggiato con alberelli e cespugli interamente bianco
candido. Ultimo modello di fornello, lavandino e frigorifero; stipetti
per i piatti, sgabuzzino per le scope, ripostiglio per la biancheria,
tutti incassati. Ogni pezzo dell'arredamento era all'ultima
moda: tavolo pieghevole e sedie svedesi in legno chiaro (betulla
con finitura naturale) nel cucinino, separato dal tinello da una porta
a soffietto; in soggiorno c'era un divano moderno rosso vivo,
con poltroncine abbinate, un vis--vis ricoperto di tela da materassi
bianca e grigia, lampade a stelo in acciaio, un tavolino da caff
fatto semplicemente di una lastra di vetro che Harald aveva fatto
tagliare e montare su gambe d'acciaio, una libreria a parete che
Harald aveva dipinto di giallo canarino. Non c'erano ancora tappeti
e alle finestre, invece delle tende, solo veneziane bianche. Al
posto dei fiori, c'era dell'edera piantata in vasi bianchi. Nella loro
camera, al posto del letto, avevano un materasso appoggiato su
un altro pi grande, a molle; Harald aveva applicato dei sostegni
rossi a quello sotto per tenerlo scostato da terra. Invece di un abito
corto, Kay indossava un vestito lungo da ricevimento senza maniche
in velluto rosso ciliegia (gliel'aveva regalato Harald a Natale)
preso da Bendel's; la loro anziana domestica nera di Harlem
serviva le tartine in un moderno vassoio da antipasti a scomparti.
Invece dei cocktail, avevano offerto del Fish House Punch, fatto
con rum One Dagger, in una grossa coppa da punch con ventiquattro
coppette coordinate in vetro, prestito di Priss Hartshorn
Crockett, che aveva ricevuto il servizio come regalo di nozze quando
si era sposata a Oyster Bay, in settembre.
In quella occasione, soltanto quattro del gruppo erano riuscite
a venire. Oggi, mirabile dictu, l'unica che mancava era Lakey, che
si trovava in Spagna. Pokey Prothero era arrivata in volo dalla
Cornell Agricultural in casco e occhialoni; Helena Davison, che aveva
trascorso l'estate e l'autunno in Europa, era venuta in citt da
Cleveland. Dottie Renfrew era tornata dall'Arizona, dove la sua
famiglia l'aveva mandata per ragioni di salute, con una meravigliosa
abbronzatura e un anello di fidanzamento un brillante
grande quasi quanto i suoi occhi; avrebbe sposato un proprietario
di miniere che possedeva mezzo stato.
Era un bel cambiamento rispetto ai modesti progetti di Dottie
di lavorare in un centro di servizi sociali e abitare con la famiglia
a Boston. Ti mancheranno i concerti e il teatro, aveva commentato
asciutta Helena. Ma Dottie ribatt che anche l'Arizona
aveva molto da offrire. Un sacco di persone interessanti che si erano
trasferite l per la tubercolosi avevano finito per innamorarsi
del posto musicisti, pittori, architetti, e poi c'erano le cavalcate
e gli incredibili fiori selvatici del deserto, per non parlare degli indiani
e degli affascinanti siti archeologici che attiravano gli scienziati di Harvard.
La festa era quasi finita: in camera da letto rimaneva soltanto
una pelliccia di visone. Nel momento culminante ce n'erano cinque
Harald le aveva contate: della direttrice di Kay, della moglie
del suo impresario, di Connie Storey, di Dottie, e un pastrano
foderato di visone del fidanzato di Connie, quel ragazzo dalle
guance rosse e carnose come una mela che lavorava a Fortune.
Ora la pelliccia di Dottie se ne stava tutta sola accanto all'ocelot
di Helena e a un curioso capo di vecchio lupo grigio che apparteneva
a Norine Schmittlapp Blake, un'altra del contingente del Vassar.
L'impresario di Harald se n'era andato dopo una mezz'ora,
con la moglie (era lei che metteva i soldi) e un'attrice che aveva sostituito
Judith Anderson in Come tu mi vuoi, ma la classe del '33
aveva praticamente fatto una rimpatriata; c'erano cos tante novit
da raccontarsi: Libby MacAusland aveva venduto una poesia a
Harper's; Priss era incinta; Helena aveva visto Lakey a Monaco
e incontrato Miss Sandison al British Museum; Norine Schmittlapp,
che era li col marito (quello con la camicia nera), era stata al processo
Scottsboro; e il rettore (che Dio lo benedica) aveva avuto un
pranzo informale con Roosevelt alla Casa Bianca...
Helena, che era la cronista del loro anno, prese qualche succinto
appunto mentale. A casa di Kay Strong Petersen, si vedeva gi scrivere per il prossimo numero dell'Alumnae Magazine, il Giornale delle ex alunne, ho visto Dottie Renfrew, che sta per sposare Brook Latham e si trasferir in Arizona. La donna che fugg a cavallo
che te ne pare, Dottie? Brook  vedovo, vedi la Profezia della Classe.
Il marito di Kay, Harald, ha venduto il suo dramma, Pergamena,
all'impresario Paul Bergler all'occhio, Harald! E in programma
per la stagione autunnale; Walter Huston sta leggendo il
copione. Il marito di Norine Schmittlapp, Putnam Blake (Williams
'30), ha fondato un'organizzazione indipendente per la raccolta di
fondi in favore di campagne sindacali e di sinistra. Lavoratore volontario
prendi nota. Il suo socio  Bill Nickum (Yale '29). Charles
Dickens prendi nota. Polly Andrews ha annunciato che Sis Farnworth
e Lely Baker hanno avviato un'attivit che si chiama Cani
a passeggio. E un modo per stare all'aria aperta, dice Polly, e sono
subissate dalle richieste di chi non ha pi il maggiordomo che gli
porti a spasso il quadrupede al Central Park...
Helena aggrott la sua piccola fronte. Era riuscita a padroneggiare
(ma non c'era un termine al femminile?) lo stile della Cronaca
di classe dell'Alumnae Magazine? Lei e Dottie erano in
soggiorno, che aspettavano educatamente di prendere i cappotti e
andarsene. Harald e Kay erano in camera da letto con la porta chiusa,
con ogni probabilit erano venuti a parole. La festa, per citare
il padrone di casa, era stata un fiasco. Il grosso degli ospiti
aveva levato le tende proprio mentre l'anziana domestica di colore
era comparsa, tutta sorrisi, col dolce tradizionale per l'anniversario
di George Washington che aveva portato in regalo. Harald,
arrossendo, l'aveva rispedita in cucina, per evitare che gli invitati
capissero che evidentemente lui e Kay si aspettavano che rimanessero
pi a lungo. Kay, per, che non aveva mai saputo tenere
a freno la lingua, si era lasciata sfuggire il segreto. Ma Harald
doveva leggere il suo lavoro! esclam con mestizia mentre gli
ospiti se ne andavano. La festa era stata organizzata proprio per
questo, confid. Ora la domestica se n'era andata a casa con la sua
borsa, e gli unici rimasti, oltre a Helena e Dottie, erano un attore
della radio, che si stava servendo abbondantemente alla coppa del
punch, i due Blake, e un ufficiale di marina che Harald aveva incontrato
in un bar e la cui sorella era sposata con un famoso architetto
che usava le rampe al posto delle scale. L'attore, che aveva
i capelli ondulati e alti sul davanti, stava discutendo con Norine
del lavoro di Harald. Il guaio , Norine, che lo svolgimento
 un vero e proprio toboga. L'ho detto a Harald quando me l'ha
letto.  molto interessante il modo in cui l'hai concepito, ma mi
chiedo,  una pice teatrale? Mentre gesticolava si rovesci un
po' di punch sull'abito. Se il pubblico si identifica con un personaggio,
vuole avere almeno la sensazione di poter vincere. Ma
la visione che ha Harald della vita  troppo coerentemente pessimistica
per offrire questo contentino. In fondo alla stanza, Putnam
Blake, un giovane magro e pallido, con un taglio corto da collegiale,
l'espressione seria e una voce bassa e tesa, stava spiegando
all'ufficiale di marina quello che definiva il principio di
accumulazione del senso di colpa.
Mr Blake, disse Dottie ammiccando, ha un sistema per
trovare gente ricca che finanzi i sindacati. Ne stava parlando poco
fa. Pare estremamente interessante, aggiunse in tono cordiale.
Dopo aver dato un'occhiata all'orologio, a Norine e all'attore,
e alla porta della camera da letto chiusa, le due ragazze si avvicinarono
per ascoltare. Putnam le ignor, dividendo la sua attenzione
tra la pipa e l'ufficiale di marina. Utilizzando Great American
Fortunes di Gustavus Myers, il Register of Directors di Poor e
la legge di Mendel, era in grado di predire, spieg, quando una famiglia
abbiente sarebbe stata pronta a pagare la cambiale. Di
regola succedeva alla terza generazione. Ci che ho fatto, disse,
 stato mettere su basi scientifiche la raccolta di fondi, eliminandone
la componente casuale. Sto semplificando, ovvio, ma
in generale il senso di colpa per il fatto di essere ricchi tende a saltare
una generazione. Oppure, se emerge nella seconda generazione,
come  successo nella famiglia Lamont, si riscontra pi in
un figlio minore che nel primogenito. Pu anche essere trasmesso
alle femmine e rimanere latente nei maschi. Questo significa che
il senso di colpa tende a staccarsi dalla parte pi consistente dell'asse
patrimoniale, che in genere si trasmette da primogenito a
primogenito. Di conseguenza il senso di colpa, essendo un carattere
recessivo come gli occhi azzurri, potrebbe estinguersi in una
famiglia senza che la Sinistra ne abbia tratto alcun vantaggio
Un tremolio spettrale, il fantasma di un sorriso, gli percorse le labbra;
sembrava desideroso di confidare all'ufficiale di marina le sue
teorie, come un inventore pazzo il brevetto, pens Helena, ed era
come il suo Principio fosse circondato da un lieve ectoplasma beffardo.
Attualmente mi sono concentrato continu sulla relazione
tra deficienza psichica e senso di colpa nelle famiglie ricche.
Il finanziatore ideale (l'hanno scoperto i comunisti), rampollo
di famiglia ricca, ha l'et mentale di un dodicenne Senza alterare
la sua espressione, fece una rapida risatina parentetica.
Helena inarc le sopracciglia biondo rossicce pensando al giovane
ricco della Bibbia e immaginando futilmente una fila di cammelli
con gobbe di senso di colpa accumulato che facevano la coda
per passare nella cruna dell'ago. Era colpita dal bizzarro andamento
della conversazione a quella festa. Legga il Manifesto
Comunista, per lo stile, aveva sentito Harald dire alla direttrice
di Kay (Wellesley '28). Questa sogghign. Prenda lei, ad esempio, 
disse a un tratto Putnam all'ufficiale, indicando Helena con
un rapido movimento della pipa. I suoi vivono delle rendite delle
loro rendite. Il padre  vicepresidente della Oneida Steel. Un
uomo che si  fatto da s prima generazione. Ragazza intelligente
la figlia, figlia unica. Non reagisce alle richieste di fondi per le vittime
sul lavoro. La sua beneficenza si limita, probabilmente, alla
Croce rossa e ai francobolli della campagna antitubercolare. Ma se
avr quattro figli,  probabile che almeno uno di loro manifester
i sintomi del senso di colpa...
Impressionata pur non volendo esserlo, Helena si accese una
sigaretta. Non aveva mai incontrato Mr Blake prima di quel pomeriggio,
e per un attimo aveva avuto la sensazione che avesse il
dono della chiaroveggenza, come quelli che leggono il pensiero nei
cinema-variet o, meglio, come un indovino. La sua complice, ovviamente,
era Kay, accidenti a lei. Si era pentita subito, il giorno
in cui le aveva detto, come se fosse un fatto curioso, che i suoi genitori
vivevano delle rendite delle loro rendite, cio senza preoccupazioni.
Ma Kay aveva dovuto trasformarlo in un vanto. Gi
questo pomeriggio Helena l'aveva sentita dire all'impresario di Harald
che I genitori di Helena non hanno mai avvertito la crisi.
Come si chiama? aveva chiesto l'impresario voltandosi per esaminarla,
come faceva sempre. Kay fece il nome del padre di Helena.
Mai sentito, disse l'impresario. Sono in tanti a non averlo
sentito, disse Kay. Ma a Wall Street lo conoscono. E va pazzo
per il teatro. Chieda a Harald. Ha visto spesso i Davison quando
il suo spettacolo era in cartellone a Cleveland l'anno scorso. Sua
madre  presidentessa di una delle associazioni femminili locali,
una donna piuttosto notevole, sempre presa a organizzare lezioni
e conferenze per ragazze della classe operaia; disdegna i gruppi come
la Junior League che non fanno sul serio...
Helena soffiava anelli di fumo, arte che aveva affinato come antidoto
alla timidezza; per tutta la vita aveva dovuto sopportare che
si parlasse su di lei, prima e soprattutto da parte della madre. Era
una ragazza piccola, dai capelli color sabbia, con un piacevole nasino
all'ins e l'aria robusta nonostante fosse, in realt, magra e sottile.
Assomigliava molto al padre, uno scozzese basso e biondo rossiccio
che aveva fatto un sacco di soldi con l'acciaio grazie alla sua
competenza nel campo delle leghe; era nato nella cittadina di Iron
Mountain, nel Michigan. Helena era considerata la sagoma del
gruppo per il suo malizioso senso dell'umorismo, per il modo di
parlare lento, strascicato, e l'abitudine di andarsene in giro nuda
che all'inizio aveva stupito le altre. Aveva un corpo assai poco sviluppato
e quando la vedevi da una certa distanza trotterellare nel
corridoio verso la doccia con un asciugamano al collo, potevi pensare
fosse un ragazzino lentigginoso che andava a nuotare in una
pozza, da qualche parte nei boschi; aveva le gambe leggermente arcuate
e il ciuffetto di peli l in mezzo era di un bel rosso rosato.
Quando si erano conosciute, al primo anno di college, lei e Kay si
arrampicavano insieme sugli alberi di Sunset Hill, al di l del lago,
e facevano strani esperimenti nel laboratorio di chimica, e per poco
non si erano fatte saltare in aria a vicenda. Eppure il gruppo aveva
scoperto che Helena era intelligente e, per certi versi, molto matura
per la sua et. Aveva letto una quantit incredibile di libri, soprattutto
di letteratura moderna, e ascoltava musica moderna, cosa
questa che era molto al di l della portata della maggior parte di
loro; collezionava edizioni numerate di poesie e rari dischi di musica
religiosa prepolifonica. Il gruppo la considerava una risorsa preziosa,
quasi una piccola mascotte, mentre, col suo bel maglioncino
di shetland e la gonna attraversava il campus in bicicletta o, armata
di retino, inseguiva le farfalle nello Shakespeare Garden.
La cosa peggiore, dal punto di vista di Helena, era che sapeva
tutte queste cose, cio sapeva della mascotte e della pozza nei boschi
e dell'aspetto che aveva col retino da farfalle; era stata osservata
e descritta con troppa attenzione da troppi esperti tutti indulgenti
e sorridenti, come il gruppo. Era stata preparata per il
Vassar fin dalla nascita; la madre l'aveva istruita in ogni possibile
disciplina per tutta l'infanzia. Helena (come diceva la madre) sapeva
suonare il violino, il piano, il flauto e la tromba; aveva cantato
come contralto nel coro. Era stata animatrice di campeggio e
aveva il brevetto di primo grado di salvataggio in mare. Giocava
bene a tennis, a golf, sciava e faceva pattinaggio artistico; andava
a cavallo, anche se non aveva mai fatto gli ostacoli n cacciato.
Aveva un equipaggiamento completo per la chimica, una piccola
stampatrice, gli attrezzi per lavorare il cuoio, un tornio da vasaio,
un'intera biblioteca di libri su fiori selvatici, felci e uccelli, una
collezione di farfalle fissate con gli spilli in teche di vetro, collezioni
di conchiglie, agate, quarzi e corniole. Quei souvenir educativi
erano ancora conservati negli armadi del salottino di Cleveland,
che da bambina era stato la sua cameretta, mentre la casa
delle bambole e i giochi erano stati dati via. Era in grado di scrivere
brevi saggi rigorosi, imitare i richiami degli uccelli, suonare i
campanelli e giocare a lacrosse oltre che a scacchi, dama, mah-jong,
parcheesi, anagrammi, domino, slapjack, pounce, whist, ramino,
bridge e cribbage. Conosceva a memoria gran parte degli inni episcopali
e presbiteriani. Aveva preso lezioni di danza classica, di
balli da sala e di tip tap. Aveva fatto escursioni geologiche sul campo
e visitato il manicomio di stato, bivaccato in rifugio, e osservato
le macchine tipografiche del Duchess County Sentinel a
Pough-keepsie. Aveva nuotato nella cascata vicino a Washington
Crossing e assistito alla tragedia greca che si rappresentava annualmente
alla Bennett School di Millbrook. Al primo anno lei e
Kay erano le uniche, nel corso di igiene, a ispezionare davvero le
stalle dove si tenevano le mucche del college; un lavorante aveva
mostrato a Helena come si munge. Era esperta di porcellane e aveva
una piccola collezione di tabacchiere che la madre aveva incominciato
per lei; sapeva il greco e il latino ed era in grado di tradurre
i brani pi scabrosi di Krafft-Ebing senza un'ombra di imbarazzo.
Conosceva il francese medievale e i lai dei trovieri, anche
se il suo accento non era un granch perch la madre disapprovava
le governanti francesi da quando aveva sentito dire che qualcuna
di loro aveva l'abitudine di narcotizzare i bambini o di infilargli
la testa nel forno a gas per farli dormire. In campeggio, Helena
aveva imparato ad andare in barca a vela e a cantare vecchi
brani e cori da marinai, alcuni piuttosto spinti. Improvvisava con
l'armonica a bocca e stava studiando flauto dolce. Dall'et di sei
anni prendeva lezioni di arti figurative e aveva mostrato un notevole
talento per il disegno. Quando Kay, all'ultimo anno, aveva
fatto fare al gruppo quelle liste sulle amiche preferite, Helena astutamente
aveva detto che non sapeva decidere e aveva disegnato
una grande vignetta a colori intitolata Il giudizio di Paride, che raffigurava
le altre tutte nude, come dee, e lei pi piccola, in giustacuore
e berretto da somaro in testa, con una mela bacata in mano.
Lusingate, le ragazze l'avevano appesa nel soggiorno comune, discutendo
in toni piuttosto accesi se staccarla o meno all'epoca del
ballo studentesco, quando si usava invitare i corteggiatori per il
t; le pi pudiche del gruppo, come Dottie e Polly Andrews, temevano
di essere considerate facili perch il ritratto era cos realistico
da far pensare che avessero posato.
Visto che era stata compagna di camera di Kay (prima che si
formasse il gruppo) e che l'aveva avuta come ospite a Cleveland,
Helena aveva accettato la sentenza della madre, cio che Kay era
la sua migliore amica, anche se ormai non erano pi cos unite
come prima che il sesso entrasse nella vita di Kay. Helena sapeva
del sesso fin dalla pi tenera et, ma lo considerava una cosa ridicola,
tanto che lo chiamava l'impianto idraulico. Era indifferente
e distaccata riguardo alla passione amorosa, come la definiva,
e la divertivano gli ardori di Kay per Harald, che lei aveva
soprannominato poco amichevolmente Harald Manilunghe,
un'allusione all'antica tradizione inglese di andare a letto prima
del matrimonio. Per lei, gli uomini in generale erano una specie
curiosa, come l'unicorno; e per Harald in particolare i suoi sentimenti
erano circospetti e consistevano principalmente in una protesta
mentale contro la grafia che lui pretendeva per il suo nome.
Invece ai suoi genitori piaceva e approvavano la scelta di Kay.
Quando l'inverno appena passato avevano rappresentato a Cleveland
il lavoro di Harald, Mr Davison gli aveva offerto una tessera
del suo circolo, che lui non usava molto, disse, perch era un tipo alla buona.
Kay era tra le preferite della madre di Helena, e tutte le volte
che la ospitavano, Mrs Davison, che era una gran chiacchierona,
adorava parlare con lei di Helena mentre sorseggiava la sua seconda
tazza di caff nella bella stanza per la prima colazione rivestita di
legno, Helena dormiva ancora e solo i boccali, quelli fatti a omino
col tricorno in testa, e la collezione di bicchieri della staffa a
forma di testa di volpe avevano la possibilit (comment Helena) di
ascoltare. Conoscendo le due partecipanti, Helena avrebbe potuto
dire come procedeva la conversazione anche nel sonno. Ha
avuto tutte le occasioni, sottolineava Mrs Davison lanciando uno
sguardo intenso a Kay, che beveva rispettosa il suo succo d'arancia,
servito con ghiaccio tritato. Tutte le occasioni. Quel modo
di enfatizzare e ripetere le parole induceva Kay a pensare che Mrs
Davison volesse sottintendere, solo per le orecchie di Kay, che Helena
era stata una profonda delusione per sua madre. Ma non era
cos, come avevano scoperto altre compagne di Helena. Abituata
a parlare in pubblico, Mrs Davison faceva pause e sottolineature
per lasciare che le sue parole si imprimessero Plan piano nella mente
degli ascoltatori, anche se ce n'era uno solo. In verit, era convinta
che Helena se la cavasse in maniera egregia, pur essendo alquanto
stupita, disse a Kay, che non avesse considerato opportuno
proseguire i suoi studi di arte. Davy Davison e io, spieg,
non avremmo avuto alcuna obiezione al fatto che Helena diventasse
pittrice. Dopo aver ultimato la sua istruzione al college.
La sua insegnante di qui riteneva che avesse un talento insolito,
una netta predisposizione, e cos pure Mr Smart del museo. Avevamo
pensato di mandarla un anno o due all'Art Student League a
New York, e di prenderle una camera con cucina al Greenwich
Village. Ma al Vassar i suoi interessi si sono ampliati, sai. Kay
era d'accordo. Mrs Davison era meravigliata anche del fatto che
Helena non fosse stata ammessa al Phi Beta Kappa, il Club onorario riservato agli studenti che ottengono ottimi risultati accademici.
Io le ho detto (riport Kay a Helena) che al terzo anno solo le secchione
riescono a entrare in Phi Beta. Proprio come dicevo io a Davy
Davison! esclam Mrs Davison. Ragazze che hanno preso ripetizioni
private e se la sono sgobbata. Mrs Davison parlava spesso con orrore degli sgobboni.
Io non ho fatto l'universit, prosegu Mrs Davison, ed 
una cosa di cui mi sono amaramente pentita. E ce l'avr con Davy
Davison fino al giorno in cui mi metteranno le monetine sugli occhi.
Questa uscita rimase in parte misteriosa, come molte delle
affermazioni di Mrs Davison, in cui le allusioni erudite come
questa, riferita alle usanze funerarie romane si mescolavano a
oscure reminiscenze personali. Secondo Kay voleva dire che Mr
Davison l'aveva sposata (per usare l'espressione di Mrs Davison)
prematuramente, il che era difficile da immaginare, perch, pur
essendole simpatica, lei non riusciva a immaginare Mrs Davison
giovane. La madre di Helena era una donna alta e grassa con una
massa di capelli grigi acconciata in sbuffi antiquati che le coprivano
le orecchie e grandi occhi scuri, lucidi e pensosi, che sembravano
fuori posto in quella fisionomia grossa, flaccida, ordinaria,
che ricordava la pasta di pane bianca e informe, schiacciata e messa
a lievitare in un coccio. Era canadese, della provincia del Saskatchewan,
e parlava accentuando le sibilanti.
In realt, aveva fatto l'insegnante in una scuola di campagna
ed era gi piuttosto avanti con gli anni, ne aveva circa trenta, quando
aveva conosciuto Mr Davison, a casa di un esperto di metallurgia.
Se non poteva scrivere dottoressa prima del nome, era
stato per una scelta sua: nell'annus mirabilis (1901) in cui era stata
aperta l'universit a Saskatoon adorava raccontare quella storia
era andata a sentire i professori e aveva scoperto di saperne
pi di loro. Come Ges fanciullo al tempio, tonte proportion
garde, dichiar. Ciononostante, nutriva un misterioso risentimento
nei confronti di Mr Davison per non averle permesso di
completare, come diceva lei, la sua formazione. Dovremo comperare
alla mamma una laurea ad honorem per le nozze d'oro, 
commentava ogni tanto il padre di Helena.
Sia Mr Davison che la signora nutrivano una ripugnanza assoluta
per l'ostentazione. Mrs Davison non indossava gioielli se non
l'anello di fidanzamento e la fede matrimoniale e, di tanto in tanto,
certe spille vittoriane tempestate di granati, la sua pietra zodiacale,
appuntate al petto su abiti stampati a tondini o a pois. Helena
aveva una serie di pietre di luna, una spilla con un occhio di
gatto, un fermaglio di ametista e una collana di perle, di quelle a
cui se ne aggiunge una all'anno, che era stata completata al suo diciottesimo
compleanno, quando fu presentata in societ (cio ai
vecchi amici di famiglia) con un semplice t dato dalla madre nella
loro casa che la signora chiamava il cottage col giardino
cintato e le violacciocche inglesi.
La casa dei Davison Kay aveva raccontato al gruppo era
quasi magica, come le case delle fiabe, pur essendo nel cuore di
Cleveland, a due soli isolati da una fermata del tram ma nascosta
da alte siepi di ligustro e dal muro di cinta del giardino. Era piccola,
raccolta e silenziosa, con sedili rivestiti di chintz sotto le finestre
e sedie a dondolo e credenze e mensole e alzate piene di
oggetti fragili e preziosi, che venivano usati tutti i giorni, quasi
fossero giochi istruttivi con cui cimentarsi: opaline, cristalli di
Sandwich, ceramiche Wedgwood e Staffordshire, porcellane
Lowestoft e Crown Derby. Sembrava ci dovesse sempre essere una
tavola da apparecchiare, per la colazione, il pranzo, il t o la cena,
con portatoast, scaldafocaccine, un servo muto (Kay non aveva
mai neanche sentito quel nome, prima), spolverini pieni di zucchero
a velo, sciacquadita in cui galleggiavano fiori. Eppure non
c'erano maggiordomi o valletti che ti sfrecciavano intorno rendendoti
nervoso per il timore di usare l'aggeggio sbagliato. Quando
Helena, che era sempre l'ultima a scendere, aveva finito la colazione,
la domestica di colore arrivava con un grosso catino di porcellana
decorato con gradevoli rose rosa e una brocca d'acqua calda
e Mrs Davison lavava, l sulla tavola, le tazze e i piattini della colazione
(una vecchia usanza dei pionieri, spieg) e li metteva ad
asciugare su teli ricamati. A cena, dopo la portata principale, la
domestica portava un'insalatiera rossa e verde di porcellana cinese
e una vecchia ampolliera con olio d'oliva, un vasetto di senape
e boccette di vari tipi d'aceto, e Mr Davison si alzava, preparava
lui stesso il condimento, e poi mescolava l'insalata, in cui c'era
sempre qualche erba aromatica fresca. Avevano raramente ospiti;
gran parte degli amici di famiglia, raccontava Kay, erano piuttosto
anziani, scapoli o vedove, e n Mr Davison (il cui vero nome
era Edward) n Mrs Davison erano entusiasti di quelli che definivano
spiritosamente le persone del seguito, sebbene Helena, essendo
figlia unica, avesse avuto tutte le occasioni, alla scuola progressista
che frequentava da esterna, di incontrare ragazzi e ragazze
della sua stessa et. Per non parlare della scuola di danza e
del catechismo; n Mr Davison n la moglie andavano in chiesa
regolarmente (anche se lei sapeva esprimere acuti giudizi sui sermoni)
ma consideravano naturale che Helena dovesse conoscere la
Bibbia e le basi delle principali confessioni cristiane, cos avrebbe
potuto decidere da sola.
Dopo la scuola progressista aveva frequentato un buon collegio
nel New England, con un piano di studi completo ma senza fronzoli.
In estate i Davison affittavano un cottage a Watch Hill in
Rhode Island, o a Yarmouth in Nova Scotia, o a Biddeford Pool nel
Maine, dove Helena aveva sempre avuto la possibilit di ospitare gli
amici e, dopo i diciotto anni e le lezioni di guida, il permesso di usare
una piccola Ford da diporto, come la definiva Mrs Davison, che
Mr Davison aveva comperato come seconda auto.
Per l'estate del 1930, dopo il primo anno, avevano programmato
un viaggio nel Lake District (Mrs Davison era una grande
ammiratrice di Dorothy Wordsworth), ma visto come andavano gli
affari avevano concluso che era meglio restarsene a casa, cos Mr
Davison avrebbe potuto tenere d'occhio l'evolversi della situazione.
Non ci sarebbe andata nessuna delle altre ragazze del Vassar,
si era informata Mrs Davison.
Lo scorso giugno era stato Mr Davison a dichiarare tutt'a un
tratto che Helena aveva bisogno di un cambiamento. Il giorno della
laurea Helena gli era sembrata smunta e l'aveva detto a sua madre.
Era meglio che andasse in Europa e si guardasse un po' in giro
da sola, prima di andare a lavorare in quell'asilo, che in ogni caso
era un'idea del tutto insensata. Con tutta la sua istruzione, aveva
scelto di suonare il piano e insegnare ginnastica ritmica e pittura
con le dita in una scuola sperimentale di Cleveland a una ciurma
di maledetti bambini ebrei, se era vero quel che aveva sentito dire.
Che senso aveva tutto questo, aveva chiesto infuriato Mr Davison
a Kay durante il pranzo, dopo la cerimonia, mentre Mrs
Davison diceva: Ma paparino! e Kay e Helena si scambiavano
occhiate. Va bene, va bene, mamma. Mr Davison si era momentaneamente
placato. Kay sospettava fosse arrabbiato perch
Helena non aveva ottenuto l'encomio magna cum laude, come invece
un sacco di ragazze ebree. Evidentemente anche Mrs Davison
la pensava cos, perch si schiar la gola e sottoline che il semplice
cum laude, la menzione di Helena, era il segno distintivo di
un vero studente, rispetto a quello che, ai suoi tempi, veniva definito
un viscido secchione. Ho osservato quelle del magna che
salivano sul palco a prendersi il diploma, annunci, e non avevano
per niente un bell'aspetto; puzzavano di lucerna, come ho
detto a Davy Davison. S, quella della mezzanotte, sapete. Oh,
mamma! esclam Helena, inarcando le sopracciglia, angosciata.
Ma Mr Davison non si faceva distrarre. Perch Helena dovrebbe
togliere il lavoro a qualche ragazza che ne ha davvero bisogno?
Me lo vuoi dire? chiese allontanando il piatto di pollo fritto. Le
sue piccole guance tonde si erano arrossate. Kay fece per rispondere,
ma Mrs Davison intervenne. Be', paparino, disse placida,
vuoi forse dire che una ragazza nella posizione di Helena non
ha gli stessi diritti delle altre?
Voglio dire esattamente questo, ribatt Mr Davison. Hai
colpito nel segno. Avere soldi comporta un prezzo da pagare. La
gente nella mia posizione, si rivolse a Kay ha dei privilegi. E
quello che leggo su Nation e New Republic. Mrs Davison
annu. Bene, disse Mr Davison. Ora ascolta. Chi ha dei privilegi
rinuncia a dei diritti, o almeno dovrebbe. Credo di non capire, 
disse Kay. Certo che capisci, ribatt Mr Davison. E
anche la mamma e Helena capiscono. Prendiamo un altro esempio,
disse Mrs Davison pensierosa. Mettiamo che Helena dipingesse
un quadro. Non avrebbe forse il diritto di venderlo perch
ci sono artisti indigenti? Un quadro non  un mestiere, cara, 
disse Mr Davison. Helena si sta offrendo per un mestiere
che potrebbero fare centinaia di altre ragazze a Cleveland.
A quel punto la discussione fu interrotta; il cameriere present
il conto e Mr Davison lo pag. Helena non aveva quasi aperto bocca.
Pi tardi, Kay dichiar che le idee di Mr Davison erano spaventosamente
ingiuste e che quel viaggio in Europa era un'esca
per corrompere l'integrit di Helena. Non riusciva a credere (e lo
ripeteva oggi, proprio in faccia a Helena) che Helena se ne fosse
andata buona buona in Europa con la coda tra le gambe e ci
fosse rimasta fino a poco prima di Natale. E adesso che era tornata
non faceva nessuno sforzo per trovare un lavoro, ma parlava
di studiare incisione a secco a Cleveland e di fare un corso di danza
acrobatica nientemeno che all'YWCA. E per lei non era nemmeno
una questione di far passare il tempo fino al matrimonio, come per
le altre ragazze; Helena, disse Kay, non si sarebbe mai sposata era
un essere neutro, come un piccolo mulo. Stava a lei sola realizzare
le proprie potenzialit. Lei e Kay erano semplicemente l'opposto
l'una dell'altra, aveva detto Kay a Mr Bergler quel pomeriggio.
Davvero? disse Mr Bergler. In che senso? Al college io
volevo fare la regista, rispose Kay. Vieni qui, Helena, grid.
Stiamo parlando di te. Controvoglia, Helena si avvicin; indossava
uno zucchetto e un vestito di velluto nero, con una fila di
bottoni sul davanti e un piccolo colletto di pizzo antico su cui era
appuntata la spilla con l'occhio di gatto. Stavo dicendo che io
avrei sempre voluto fare la regista, prosegu Kay. Bene! disse
l'impresario, un ebreo dall'aria dimessa, coi capelli grigi, una
morbida pelle bianca e occhi da pesce scialbi e incolori. Ecco cosa
lei ha in comune con Hal. Kay annu. Io ho diretto una recita
studentesca, al college.  una cosa diversa da P. T. Produzione
teatrale, quella che insegna Hallie Hallie Flanagan, ne ha
sentito parlare? Comunque, le recite come la mia rientrano nel
Philaletheis, che  solo una cosa studentesca. Ricorda la raccolta
di francobolli, ma vuol dire un'altra cosa: amore del teatro. In Produzione
teatrale, Hallie non mi lascerebbe mai dirigere. Ho lavorato
alle luci con Lester Lester Lang, l'assistente di Hallie, probabilmente
non ne hai mai sentito parlare. E facevo le scenografie.
E adesso? Ho lasciato perdere, disse Kay con un sospiro.
Adesso lavoro da Macy's, come tirocinante. Ho la grinta ma non
il talento.  quello che ha detto Harald quando ha visto il mio
spettacolo. Era Il racconto d'inverno, all'Outdoor Theatre. Helena faceva Autolico.
L'impresario rivolse lo sguardo a Helena. Ecco il discorso che
avevo incominciato, prosegui Kay, ricordandosene all'improvviso.
Per un attimo ho perso il filo. Ho la grinta ma non il talento,
e Helena ha il talento ma non la grinta. Le interesserebbe
la carriera teatrale? chiese l'impresario incuriosito, curvandosi
verso Helena. Oh, no, rispose Kay. Helena  un mimo,
non un'attrice. E quello che pensa Harald. No. Ma Helena ha tante
di quelle doti che non riesce a scegliere a incanalarsi. Scrive,
canta, dipinge, balla e suona non so quanti strumenti. La ragazza
perfetta. Stavo dicendo a Mr Bergler dei tuoi genitori, Helena.
Helena ha dei genitori davvero incredibili. Quante riviste divora
tua madre? Sua madre  canadese, aggiunse, mentre Helena rimaneva
in piedi a riflettere, con un nuovo calice di punch in mano.
Era stata chiamata, se ne rendeva conto, a recitare per Mr Bergler,
e l'avrebbe fatto, proprio come recitava o suonava sotto l'occhio
vigile della madre, con la sensazione di essere un diligente
giocattolo a molla. Aveva uno sguardo ansioso, indagatore, che
punt su Mr Bergler da sotto la rossa sporgenza delle sue sopracciglia.
Be', attacc, storcendo la bocca e strascicando le parole,
C' il National Geographic, Christian Century, il Churchman,
il Theatre Arts Monthly, Stage, Nation, New Republic,
Scribner's, Harper's, il Bookman, Forum, il
Times Literary Supplement di Londra, l'Economist, lo Spectator,
Blackwood's, Life and Letters Today, il Ninetenenth
Century and After, il Punch, Illustration, Connaissance des
Arts, Antiques, Country Life, Isis, il pmla, Lancet,
l'American Scholar, i rapporti annuali dei consigli di amministrazione
dei college, Vanity Fair, l'American Mercury, il
New Yorker, e Fortune (gli ultimi quattro sono per pap, ma
la mamma gli d un'occhiata).
Te ne sei dimenticata qualcuna, disse Kay. Mr Bergler sorrise;
correva voce che fosse comunista, o quasi. Di certo l'Atlantic
Monthly, sugger. Helena scroll il capo. No. La mamma
 in guerra con l'Atlantic Monthly. Disapprovava qualcosa
della saga di Jalna, cos ha annullato l'abbonamento.
NOTA: Il riferimento  alla famiglia Whiteoaks, ampio ciclo famigliare della scrittrice canadese Mazo De La Roche, pubblicato a partire dal 1927. FINE NOTA.
La mamma adora annullare gli abbonamenti,  come un penoso dovere. La sua
disputa col Saturday Review of Literature  stata particolarmente
dura per lei, per via delle parole crociate. Ha pensato di
riabbonarsi a nome della nostra domestica, ma ha paura che riconoscano
l'indirizzo. Pare una donna davvero straordinaria, disse
Mr Bergler, notando il lieve sogghigno di Helena. Mi dica,
cosa trova sua madre di riprovevole nel Saturday Review of Literature?
Il sesso si  forse intrufolato anche li? Oh, disse
Helena. Si  fatta un'idea sbagliata di mia madre. E una persona
impermeabile al sesso. Un consulente editoriale che abitava
nell'appartamento di sotto si avvicin per sentire e diede una strizzatina
al braccio di Libby MacAusland.  fantastico, non trovi? 
disse. La zona reattiva di mia madre, continu Helena
imperturbabile, si limita ai centri superiori del cervello; in lei 
altamente sviluppato il bernoccolo della grammatica e del buon
uso della lingua. Si sente moralmente offesa dalle impurit dell'inglese.
Per esempio? la incalz Kay. Nessi traballanti. Preposizioni
improprie. Seccante per dire fastidioso, degradare
per abbassare, sinistro. Sinistro? fece eco il consulente
editoriale. Mia madre sostiene che significa solo mancino,
o fatto con la mano sinistra. Se le dici che una persona  sinistra
lei non ne dedurr altro se non che quella persona  mancina.
Un'azione, lo concede, pu essere definita sinistra se  fatta
obliquamente, o sotto banco o con presupposti dubbi. Questa
non l'ho mai sentita! esclam Pokey, quasi indignata. Intorno
a Helena il gruppo aumentava, e si stava formando un crocchio.
Dedurre, implicare, sugger Libby, ansiosa di farsi sentire.
Uhmmm, fece Helena. Troppo banale per meritare la
speciale protezione di mia madre. Meticoloso, che non  sinonimo
di preciso. Tiene in gran conto le radici latine, avr notato,
ma disapprova l'ablativo assoluto come costruzione inglese.
Uhei! disse l'amico di Harald, Mr Sisson, quello che aveva fatto
le foto al matrimonio. Oh, e... non posso fare altro che pensare.
Che cos'ha che non va? chiesero varie voci. Non posso
impedirmi di pensare o Non posso non pensare. Addirittura! 
disse il consulente editoriale. Helena esit. Non posso
impedirmi di pensare, disse, che abbiamo parlato a sufficienza
delle idiosincrasie favorite di mia madre.
L'abitudine materna a sottolineare ed enfatizzare le proprie parole
aveva subito in Helena una strana mutazione. Dove Mrs Davison
sottolineava ed enfatizzava, Helena inseriva le sue parole accuratamente
tra virgolette, cos che frasi, espressioni e persino nomi
propri, modulati dalla sua voce lieve, suonavano come citazioni
ironiche. Mentre tutto quello che diceva Mrs Davison pareva portare
con s un marchio di autorevolezza, tutto quello che diceva
Helena sembrava passibile del dubbio pi profondo. Ho visto
Miss Sandison, aveva detto a Kay e Dottie, al British Museum,
e quel suo inarcare le sopracciglia e quel suo tornire con
la lingua i nomi in modo piano e asciutto sembravano voler significare
che Miss Sandison fosse un qualche misterioso pseudonimo
e il British Museum un paravento o un'impostura. Quell'ironico
cambiamento di tono le era divenuto ormai meccanico, come
quando in un trombone si fa scorrere la coulisse. In realt
nutriva grande rispetto per la sua ex insegnante di letteratura e
per il British Museum. Aveva una tessera della biblioteca praticamente
da quando sapeva camminare ed era a suo agio tanto coi vari
sistemi di catalogazione quanto con l'edizione critica di Shakespeare
curato da Furness. Al college si era distinta nelle note
uno degli esercizi pi amati anche da Miss Sandison e sulla
scrivania teneva numerose scatole di legno piene di schede ordinatamente
classificate, accanto alla macchina da scrivere portatile
che aveva ricevuto per il Natale del terzo anno. Mrs Davison
non voleva che imparasse a battere a macchina finch la sua grafia
non si fosse perfezionata; per un certo periodo era andata a lezione
di calligrafia un giorno s e uno no, tra la lezione di musica
e quella di equitazione, e aveva imparato a farsi i cannelli temperando
le penne d'oca. Per la verit, non c'era nulla di pi naturale
che incontrare la sua insegnante, specialista elisabettiana, al British
Museum, eppure Helena aveva continuato a descrivere meticolosamente,
come se necessitassero di spiegazioni, le circostanze
che avevano portato a quell'evento: il fatto che Miss Sandison stesse
scrivendo un saggio, nel suo congedo sabbatico, su un oscuro
autore elisabettiano, Arthur Georges, e che Helena stesse cercando
una delle prime pubblicazioni di Dorothy Richardson e
si fosse poi fermata a vedere i marmi del Partenone. Riportando
quei dettagli precisi, Helena abbassava la voce e aggrottava con
solennit la fronte, con un'aria di segretezza che ricordava la madre,
come se stesse fornendo notizie confidenziali provenienti dalla
stanza in cui giaceva malata un'amica comune.
Proprio una graziosa ragazzina, disse l'impresario a Harald,
prima di andarsene. Mi ricorda la giovane Hepburn prima che
ne facessero una diva fascinosa. Anche li c'era una madre patita
di circoli. Helena non trov nulla da obiettare all'ultima parte
dell'omaggio. La mamma  una patita di circoli, sottoline
mitemente a Kay, secondo cui Mrs Davison era stata sminuita. E
non mi piace Katharine Hepburn. Avrebbe voluto che la gente
la smettesse di fare quel paragone. Mrs Davison era stata la prima
a notare la somiglianza. Sai Helena, era una studentessa del Bryn
Mawr. Classe '29. Davy Davison e io l'abbiamo vista con Jane
Cowl. Portava i capelli corti come te.
Helena sbirci annoiata la porta della camera da letto. Voleva
andare a casa, anzi, a cena con Dottie al Longchamps della Quarantanovesima
Strada, di fronte al Vassar Club. Sapeva che una
volta tornata a Cleveland avrebbe dovuto riferire alla madre come
aveva trovato Kay e Harald, com'era il nuovo appartamento
e come andava la carriera di lui. Ho sempre avuto un debole
per Kay, affermava Mrs Davison, soddisfatta, quando Helena
terminava il suo resoconto. Era una delle peculiarit di Mrs Davison,
ben nota a Helena: come i reali, pretendeva che le novit
fossero sempre positive e riflettessero il continuo progresso delle vicende umane.
Era una notizia meravigliosa, naturalmente, che il lavoro di Harald
venisse messo in scena, eppure n lui n Kay sembravano molto
felici. Forse, sugger Dottie, il successo aveva tardato troppo ad
arrivare. Dottie aveva sentito una storia penosa: Harald aveva fatto
l'aiutante di un burattinaio che si esibiva alle feste di certa gente
ricca e volgare; qualcuno l'aveva visto dietro le scene manovrare
le luci del minuscolo teatrino portatile non gli era permesso
di mescolarsi agli invitati. Kay si era ben guardata dal dirlo ad anima
viva. Oggi aveva un'aria stanca e tirata, e Harald beveva troppo.
Aveva ragione; la festa non era decollata. L'impresario e la
moglie erano parsi storditi da tutto quel Vassar; Helena temeva
che le quotazioni di Harald ne avessero risentito. Kay desiderava
ardentemente le luci della ribalta per il gruppo, ma al gruppo la ribalta
non si confaceva. Come diceva Harald, non sapevano brillare.
Di tutte le ragazze presenti quel pomeriggio, solo Kay, secondo
lui e Helena su questo punto si erano trovati d'accordo
davanti alla coppa del punch era una vera bellezza. Eppure stava
perdendo il suo colorito acceso, cosa che avrebbe afflitto Mrs
Davison, grande ammiratrice delle rose sulle guance di Kay.
La porta della camera da letto si apr. I piccioncini avevano fatto
la pace. Kay sorrideva con gli occhi umidi, e il bocchino di Harald
era volto all'insu in posizione sbarazzina. Harald la mattina
aveva preparato un grosso tegame di chili con carne, annunci Kay,
e tutti erano invitati a restare per cena. Dopo, se gli ospiti erano
d'accordo, Harald avrebbe letto un atto del suo dramma. Non ci
si poteva tirare indietro, Helena e Dottie dovevano rimanere, Kay
contava su di loro. Harald and in cucina, riempiendosi di nuovo
il bicchiere di punch lungo il tragitto; non voleva che Kay lo aiutasse
era stanca, e quello doveva essere il suo giorno di vacanza.
Non  commovente? mormor Dottie. Helena non era affatto
commossa. Harald doveva conoscere Kay bene quanto lei, e se
c'era una cosa che Kay detestava era essere tagliata fuori; rendersi
utile la faceva trepidare di piacere. Si sentiva Harald darsi da fare
in cucina, il rumore dei piatti, il cigolio dei cassetti che si aprivano.
Kay non riusc a trattenersi. Non posso fare il caff? 
grid. No! replic la voce di Harald. Intrattieni i tuoi
ospiti. Kay guard il gruppetto con un sorriso ansioso, sconfitto.
Lo aiuto io, si offr Dottie visto che l'acciottolio delle stoviglie
continuava. No, disse Norine. Faccio io. Conosco la cucina.
E part con passo deciso; la porta a soffietto, strattonata,
vibr tutta quando lei la richiuse. Far il caff troppo leggero, 
disse Kay mogia a Helena. E vorr adoperare i tovaglioli di carta.
Non badarci, le consigli Helena.
L'attore della radio si rivolse a Helena. Era piuttosto brillo; la
sigaretta che aveva in mano oscillava. Mi fa accendere, per
favore? Kay si guard intorno; non si vedevano fiammiferi; tutte
le bustine erano vuote. Putnam porse la sua pipa accesa senza aprir
bocca. Quando l'attore ficc la sigaretta nel fornello, sul pavimento
incerato di fresco caddero delle braci. Oddio! grid Kay, spegnendole.
Vado a prendere i fiammiferi in cucina. Ci vado io, disse Helena.
Nella piccola cucina, dietro la porta a soffietto, trov Norine
e Harald avvinti in un abbraccio. La figura alta, slanciata della sua
compagna di universit, che ricordava una grossa lince o un gatto
selvatico, era riversa all'indietro mentre Harald la baciava, chino
su di lei in una sorta di affondo ferino. Per chiss quale motivo la
scena le ricord i film muti tedeschi. Gli occhi fulvi di Norine erano
chiusi e il turbante orientale che portava una sua creazione
di modisteria si era in parte disfatto. A terra c'era un canovaccio
per i piatti. Le bocche umide dei due si staccarono non appena
Helena entr, e le teste si voltarono per guardarla. Poi sentirono
Kay che gridava: Li hai trovati? Harald, puoi darle i fiammiferi
da cucina? Helena vide la scatola di fiammiferi sul
fornello. Norine e Harald si sciolsero l'uno dall'altra mentre lei si
infilava rapida tra di loro. Pista! disse Helena. Raccolse il canovaccio
e lo butt a Harald. Poi prese i fiammiferi e punt verso
il soggiorno. La sua piccola mano, tremante per un senso di colpa
di riflusso, sfreg il grosso zolfanello e lo tenne fermo per accendere
la sigaretta all'attore. Si spense. Ne accese un altro. L'odore
dello zolfo, not, aveva invaso la stanza.
Dopo qualche minuto, Norine entr con un vassoio carico di
piatti e una scatola di tovagliolini di carta e Harald la segu col
suo chili con carne. Tutti si misero a mangiare. L'attore della radio riprese
la sua critica di Pergamena. La caduta di un uomo giusto 
precipitosa, replic Harald con un'occhiata di sbieco a Helena.
Pos il piatto con un leggero tentennamento. Scusatemi, devo
andare in bagno. La caduta di un uomo giusto, ripet l'attore.
Come ha detto bene Harald. Il rettore dell'universit parte
dall'alto, i politici lo cacciano via, e lui precipita fino in fondo.
 una concezione audace, certo, ma di sicuro non da attori. Ma
Shakespeare non era un attore? disse a un tratto l'ufficiale di
marina. E cosa c'entra col mio discorso? chiese l'attore. Be',
penso al Re Lear, disse l'ufficiale. Lui non parte dall'alto? Re
Lear non era esattamente un uomo giusto, comment Helena. Si
sent lo scroscio dello sciacquone. E nel Re Lear c' conforto. Cordelia.
Kent. Il matto. Nel dramma di Harald non c' conforto. Harald
sostiene che sarebbe un trucco.
La torta di Clara! grid Kay, mentre veniva offerto il caff.
Harald! Dobbiamo servire la torta di Clara. Gliel'ho promesso.
Ho paura che si sia un po' offesa quando non gliel'abbiamo fatta
servire col punch. Quando io non gliel'ho fatta servire, la corresse
Harald con aria estenuata. Perch non dici quello che pensi,
Kay? Kay si rivolse agli altri. Aspettate di vederla. L'ha fatta
per la nostra festa e l'ha portata qui fin da Harlem su un centrino
di carta merlettato. Clara  un personaggio meraviglioso.
Gestisce un salone di pompe funebri d'alta classe.  l che hanno
fatto i funerali di Tiger Flowers. Dovreste sentire la descrizione
di Clara di lui esposto con tutti crismi nella camera ardente. E
adoro quando parla dei suoi concorrenti. Quei beccamorti che ce
la fanno alle spalle. Va' a prendere la torta, disse Harald. La
tua imitazione dei negri  tremenda. Sei tu che la imiti sempre,
Harald! Va' a prendere la torta, ripet lui. Aspettarono che
Kay tornasse. La sentivano lavare qualcosa. Sembrava che Norine
avesse perso la lingua, e Putnam Blake non era un gran conversatore.
Dottie vers altro caff. Quando fu il suo turno, Putnam
diede di gomito a Helena. Guardi, vera panna! disse, con un
lampo nei suoi strani occhi. Helena cap che quel dettaglio lo eccitava
pi di ogni altra cosa accaduta alla festa.
Kay arriv coi piattini puliti e il dolce su un grande piatto di
vetro rosa ricoperto di carta merlettata. Decoravano la glassa un
tralcio di ciliegie sotto spirito e un'ascia di cioccolato. Oh, che
tenerezza! disse Dottie. Tenerezza da vecchio cuore nero, 
aggiunse Harald guardando di traverso la torta. Sfornata da una
pasticceria di Harlem, sentenzi. Kay si port una mano alla
guancia. Oh, no! esclam. Clara non mi direbbe mai una bugia.
Harald fece un sorriso cupo. Una torta di infima qualit.
Che mangino pane. Non  d'accordo, amico? Si volt verso
l'ufficiale di marina. Guardate la glassa, disse l'attore. 
puro colluttorio Lavoris.
Negli occhi di Kay spuntarono le lacrime. Con aria di sfida, si
mise a tagliare la torta. Kay adora farsi passare per babbea, 
disse Harald. Nella semplicit del suo cuore, immagina che quel
vecchio muso nero cucini tutta allegra per Miss Kay e Marito
suo. Io la trovo una cosa tenera, ribad rapida Dottie. E
scommetto che ha anche un sapore delizioso .Ne accett una fetta
e incominci a mangiarla. Gli altri la imitarono, tranne Harald,
che scroll il capo quando il dolce gli venne passato. Gi nell'inceneritore! 
dichiar, sventolando il cucchiaino. Ci fu una risata,
poi silenzio. A quanto pareva, Harald aveva ragione. Sembra
di mangiare cotone idrofilo glassato, mormor l'attore a Helena.
Helena mise da parte il piatto. Se fosse stata Kay, non
avrebbe servito la torta, per un motivo puramente pratico: la domestica
non sarebbe stata incoraggiata a sprecare ancora i propri
soldi. Ma tutto sommato non trovava il comportamento farsesco
di Harald molto divertente. Le sembrava facesse il buffone
a suo particolare beneficio, come a significarle che era un uomo in
croce. Temeva che lo tradisse, povero diavolo? Helena sarebbe
stata felice di rassicurarlo. Non voglio sentire storie, Helena, la
ammoniva sempre la madre quando andava a raccontarle qualcosa
di un'amica. A Helena non era piaciuto quello che aveva visto
ma supponeva che fosse colpa della bottiglia e provava una certa
compassione per il disagio di Harald. Trattava male Kay, pensava,
perch, se fosse stato affettuoso, Helena l'avrebbe considerato
un sepolcro imbiancato.
Dall'altra parte della stanza Kay stava parlando dei regali di
nozze in modo un po' troppo chiassoso, a giudizio di Helena. La
pena che Helena provava per lei aveva assunto la forma di un acuto
imbarazzo. Kay stava dando spettacolo senza nemmeno saperlo.
Tre ironici spettatori, inclusa Helena, la guardavano e la ascoltavano.
Le arrivavano ancora gli oggetti pi strani per pacco postale,
stava dicendo proprio nello stile della torta di Clara. Guardate
questi per esempio. Tir fuori una brutta caraffa di vetro
rosso con sei bicchierini da liquore, che le erano stati mandati (non
riusciva a crederci) da un'amica d'infanzia di Salt Lake City. Cosa
ne facciamo? Li mandiamo all'Esercito della Salvezza? Li dia
a Clara, disse l'attore. Risero quasi tutti. Gi nell'inceneritore! 
disse all'improvviso Harald.
Stavano esaminando la caraffa, sollevandola controluce e discutendo
di artigianato e produzione di massa, quando sentirono
la porta d'ingresso chiudersi. Il piatto da portata di vetro rosa coi
resti della torta era sparito. E pure Harald era sparito. Dove 
finito? chiese l'ufficiale di marina. Io credevo che fosse in cucina, 
disse Norine. Poi suon il campanello. Harald si era chiuso
fuori. Dove sei stato? chiesero in coro. Ho fatto alla torta
un funerale vichingo. Un beau geste, non vi sembra? Fece il saluto
militare. Oh, Harald, disse Kay, triste. Il piatto era di
Clara. L'attore ridacchi. Con aria decisa, Harald incominci a
raccogliere i bicchierini rossi da liquore. Tu prendi la caraffa, 
disse all'attore. L'attore obbed e lo segu, canticchiando la marcia
funebre del Saul. Sono ubriachi? bisbigli Dottie. Helena
annu. Questa volta Harald aveva lasciato la porta aperta e quando,
dalla botola in corridoio, il servizio precipit nella canna della
pattumiera, dal soggiorno si sent un lontano rumore di vetri che
andavano in frantumi. Il prossimo? disse Harald, ritornando.
Quale prossimo, caro? Kay cerc di ridere. Forse farei bene
a fermarlo, disse agli altri, se no far un olocausto generale di
tutti i nostri beni. S, fermalo, la spron Putnam. E una cosa
seria. Non fare il guastafeste, disse l'attore. Facciamo un
gioco. Ognuno sceglie un candidato per l'inceneritore. Kay salt
in piedi. Harald, disse, tentando di lusingarlo. Perch non
ci leggi il tuo lavoro, invece? L'hai promesso. Ah, s, disse Harald.
E si sta facendo tardi. E domani devi lavorare. Per mi hai
dato un'idea. And nel tinello e dalla credenza prese un manoscritto
contenuto in una cartellina grigia. Gi nell'inceneritore! 
La sua figura alta, snella, vigorosa, si ferm un attimo vicino alla
libreria, poi incominci a girare attorno ai mobili; si sent la voce
di Norine che ordinava a qualcuno di fermarlo, e Putnam e l'ufficiale
di marina fecero per bloccargli il passaggio verso la porta.
L'attore balz sul manoscritto, e quando Harald glielo riprese con
uno strattone si sent la carta che si strappava. Tenendoselo stretto
al petto, scans con la mano libera gli inseguitori, come un giocatore
di rugby che corre per fare meta. Ci fu un po' di baruffa
sulla porta, ma Harald riusc ad aprirla e se la richiuse con violenza
alle spalle. Non torn. Oh, be', fece Kay. Non potrebbe
essersi gettato lui nell'inceneritore? bisbigli Dottie. No, 
disse l'attore. Ci ho pensato anch'io. E troppo piccolo, un uomo
non ci passa. Per un attimo nessuno parl.
Ma dov' andato, Kay? disse Norine. Non ha neanche il
cappotto. Sar al piano di sotto, rispose Kay, come asserendo
un dato di fatto. A bere qualcosa con Russell. Russell era il
consulente editoriale. Forse dovreste andare a casa, continu
Kay. Non torner finch non ve ne sarete andati tutti. Prima mi
spaventavo sempre quando spariva cos. Pensavo si volesse buttare
nel fiume. Poi ho scoperto che andava da Russell. O da Norine
e Put Putnam annu. Ma non pu essere da noi, disse, semplicemente.
Visto che noi siamo qui. Stavano tutti infilandosi
i cappotti. E il manoscritto, Kay? chiese Dottie, tentando con
discrezione di ricordarle quel dettaglio. Oh, disse Kay. Non
preoccuparti. Bergler ne ha una copia. E anche Walter Huston. E
ce ne sono tre nell'archivio dell'agente di Harald. Kay, pens Helena
per la seconda volta, non aveva mai saputo tenere la lingua a freno.
In tass, Helena e Dottie commentarono ci che era appena successo.
Hai avuto davvero paura o l'avevi immaginato? chiese
Dottie. Ho avuto paura, disse Helena. Siamo stati tutti presi
in giro in quella stanza, disse con un ghigno. Tranne Kay, 
disse Dottie. Buffo, aggiunse dopo un attimo. Harald doveva
sapere che Kay lo sapeva. Che aveva altre copie, intendo. Helena
annu. Contava sul suo silenzio? chiese Dottie, ancora colpita,
come rivelava il suo tono di voce. E lei l'ha tradito! Non
 la pupa di un gangster, tagli corto Helena. E tu, al posto
suo, l'avresti smascherato cos? insist Dottie. S, rispose Helena.
Stava componendo una nuova, acida versione del Diario di classe.
Resoconto dell'Anniversario di Washington. Ieri ho visto il
novello sposo di Kay Strong Petersen tra le braccia di Norine
Schmittlapp Blake. Avevano entrambi un ottimo aspetto, e Kay 
in attesa di una promozione da Macy's. Dopo, nel corso della serata,
agli ospiti  stata offerta la cerimonia rituale del fal del manoscritto.
Kay ha servito del Fish House Punch, secondo un'antica
ricetta coloniale. Kay e Harald hanno un elegante appartamento
dalle parti della Cinquantesima Est, a due passi dal fiume, nel
quale Harald potr gettarsi quando il suo matrimonio andr in crisi.
In riferimento a questo, la dottoressa in antropologia Dottie
Renfrew  dell'opinione che le piccole cose, come le bugie, nel matrimonio
siano fondamentali. Se sposasse un bugiardo matricolato,
si adeguerebbe alle sue usanze tribali. Che ne pensate, ragazze del
'33? Scrivetemi le vostre idee e intavoliamo un bel dibattito.
...
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...
FINE Parte 1.